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                                                                           Vico filosofale

Gianbattista VICO (1663 – 1744)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Chiara Laura, Giorgia Arioli, Valeria Rotella, Giorgia Oldani, Stefania Costa, studentesse della IV D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

 

 

 

 

Filosofo italiano che visse a cavallo tra ‘600 e ‘700 quando l’Italia era condizionata dalla crisi spagnola: la Spagna a quel tempo governava l’Italia ed era un paese anch’esso in crisi poiché non seppe sfruttare i beni che arrivavano dalle colonie americane. In Italia si presenta una crisi politica ma anche economica perché i traffici commerciali si spostarono dal Mediterraneo all’Atlantico, e una crisi culturale. Infatti in questo periodo non troviamo grandi nomi nella filosofia e nella letteratura, ma Vico fu in grado, in parte, di risollevare la cultura italiana; ebbe la cattedra di retorica all’università di Napoli, la sua città. Nonostante il Cartesianesimo fu sottoposto a censura, penetrò lo stesso nella società italiana e Vico si mostrò critico nei confronti del razionalismo cartesiano; infatti negherà la possibilità di matematizzare i processi di conoscenza e accuserà il razionalismo di farci dimenticare ambiti come la storia, la fantasia e la poesia; fece parte inoltre dello storicismo quindi sostenne che il presente si spiega con il passato.

 

Opere:  - “ Sette orazioni  tra le quali la settima si intitola “ De nostri temporis studiorum rationem

            - “ De antiquissima italorum sapientia

            - “ Principi di una scienza nuova intorno alla comune origine della nazioni”; quest’ultima opera è

                universalmente conosciuta come “ Scienza nuova”

 

7^ ORAZIONE

Nella 7^orazione Vico critica la pretesa che avevano avuto autori come Bacone e Galilei di fondare una scienza sicura sulla natura, quindi critica la ricerca dell’esattezza matematica e del certo, poiché tale ricerca fa trascurare la sfera del bello, del sentimento, della poesia, che corrisponde alla sfera del verosimile: di ciò che non è matematicamente certo e di ciò che non è traducibile con la matematica, come i sentimenti.

                                          ciò che è già accaduto, quindi è accaduto realmente, identificandolo con la storia;

Aristotele divise il vero

                                          ciò che potrebbe accadere, identificandolo con il campo del verosimile che 

                                          interessa a tutti (quest’ultima parte della divisione la fa coincidere con la poesia:

                                          ad esempio, quando guardiamo una tragedia, quello che sta per succedere

                                          interessa a tutti).

 

DE ANTIQUISSIMA ITALORUM SAPIENTIA

Nella seconda opera, “ De antiquissima italorum sapientia”, si nota come Vico abbia ripreso a grandi linee il Neoplatonismo, lo stoicismo (in cui veniva esaltato l’uomo) e la retorica ciceroniana →la cultura umanistica si contrappone a quella razionalista e rigidamente scientifica.

Vico accettava l’idea di Cicerone, che affermava che l’oratoria non fosse fine a sé stessa ma riportante la cultura di un popolo (la lingua spiega la cultura) à infatti attraverso lo studio delle lingue italiane e antiche egli cercò di recuperare l’antica sapienza umanistica italiana (studio filologico) per contrastare il razionalismo imperante che riteneva limitato in quanto limitava la conoscenza dell’uomo.

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Dall’antica sapienza Vico vuole recuperare il principio metafisico, il quale dice: si può conoscere pienamente una qualunque cosa solo quando la si fa, ossia solo conoscendo le cause generatrici, che Vico chiama il nascimento (=origine) à scire per causas = conoscere attraverso le cause.

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Questo principio è detto “Verum ipsum factum” : vero e fatto coincidono quindi il vero coincide con il fatto (il presente si spiega con il passato, l’epoca presente deriva dall’epoca passata). Se il conoscere coincide con il fare, allora la pretesa dell’uomo di conoscere con esattezza la natura è una presunzione, perché solo chi l’ha creata può avere una piena e completa conoscenza della natura, quindi solo Dio; l’uomo, non conoscendone la cause poichè non è stato lui a crearla, può solo “cogitare intorno alla natura”.

(Oltretutto il processo deduttivo cartesiano non tiene conto dell’esperienza, del fare, questo rappresenta un altro limite del razionalismo imperante).

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C’è un campo dove l’uomo può raggiungere la conoscenza completa: la matematica; nonostante questa materia sia una scienza vera è certa, è sempre fittizia cioè non ci dice nulla riguardo alla realtà (Cartesio invece riteneva che la matematica fosse  una scienza vera e reale).

 

Inoltre Vico arriva a criticare il cuore stesso del cartesianesimo, il cogito, lo ritiene una constatazione vera ma che non spiega il perché della mia esistenza quindi secondo Vico, Cartesio avrebbe dovuto dire: penso dunque esisto.

 

SCIENZA NUOVA

La storia, essendo il campo delle nostre azioni, è la materia nella quale il vero si identifica pienamente con il fatto poiché dal momento che la storia la “ facciamo” noi, la possiamo conoscere pienamente.

 

La storia è il regno dell’accaduto e conosciamo questo ambito attraverso:

▫ la filologia, cioè la scienza di ciò che viene accertato tramite i documenti e le testimonianze del passato: la filologia è la scienza del certo;

▫ e la filosofia, che è invece è la scienza del vero.

La filologia e la filosofia devono essere unite per conoscere la storia e superare i limiti parziali dell’uno e dell’altro: unire le due è come unire Platone con Tacito (la filologia inquadra i fatti storici, ma non li inquadra in una visione generale, la filosofia fa delle costruzioni, non accertate con documenti).

 

Vico individua 3 principi nella storia che chiama 3 degnità:

1)       l’ordine della idee deve corrispondere all’ordine delle cose;

2)       la natura delle cose sta nel suo nascimento (=origine); à teorizzazione del suo storicismo (STORICISMO VICHIANO): ogni epoca è il risultato necessario delle epoche che l’hanno preceduta;

3)       tutta la storia di tutta l’umanità, chiamata ideale eterna, deve corrispondere alle modificazioni della mente umana e queste 3 modificazioni sono: senso, fantasia e ragione.

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Vico rivaluta la fantasia e la poesia dicendo che queste non sono forme di conoscenza inferiori alla logica, ma sono una sapienza autonoma: così come la logica ha i suoi principi universali anche la fantasia e la poesia hanno i loro principi, ma gli universali fantastici non hanno bisogno della logica per esistere.

Ad esempio, nei poemi omerici non c’è la logica ma gli universali fantastici, poiché gli uomini al tempo di Omero vivevano sull’immaginosità: Achille rappresenta l’universale fantastico del coraggio, Ulisse dell’astuzia.

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A seconda di come la mente umana si è modificata nel corso del tempo, gli uomini si sono adattati all’epoca in cui vivevano. Vico fa corrispondere alle tre modificazioni della mente umana, tre epoche diverse della storia universale: età del senso, età della fantasia ed età della ragione.

In ognuna di queste grandi età gli uomini vivevano in modo diverso:

§          Età del senso: Gli uomini sono dei grossi bestioni che sentono senza avvertire, senza consapevolezza (richiamo ad Hobbes perché l’uomo in questa età è guidato dai sensi e dalle passioni quindi vige uno stato di guerra generale). Dunque l’età del senso è l’epoca della ferinità dove gli uomini si lasciano trasportare dai sensi.

§          Età della fantasia: In quest’età gli uomini sentono con animo perturbato e commosso, dunque vivono seguendo il sentimento, non seguendo la razionalità; hanno consapevolezza di ciò che fanno, iniziano ad organizzarsi nello stato civile. Vico dà il merito alla religione che ha portato alla nascita dei veri istituiti, come il matrimonio, e del culto dei defunti. Questa età coincide con  quella classica dei poemi omerici in cui gli uomini vivono attraverso il mito e quindi esprimono la loro vita tramite la fantasia, non tramite l’intelletto.

§          Età della ragione: Gli uomini ora ragionano con mente pura. Viene istituito il vero e proprio stato, con una norma valida per tutti; gli uomini sono esseri civili.

TEORIA DEI CORSI E RICORSI STORICI

Questo progressivo miglioramento verso la civiltà non è sempre garantito, infatti può essere interrotto, gli uomini portati alla barbarie e poi ripartire il corso storico.

L’umanità quando torna indietro non ritorna mai al medesimo punto di partenza ma ad un punto un po’ più elevato à infatti l’età del senso non è la vero primo stadio dell’umanità, ma è lo stadio in cui l’uomo è ricaduto dopo il diluvio universale.

VISIONE PROVVIDENZIALISTICA

Nella storia opera anche la provvidenza divina che lascia operare gli uomini secondo i loro progetti,  ma poi interverrà su di essi utilizzandoli per i suoi scopi = portare l’umanità da un iniziale egoismo ad una solidarietà universale: nel primo stadio l’uomo ama solo se stesso, nel secondo impara ad amare i figli, la sua famiglia e la sua città, nel terzo l’umanità grazie alla civiltà che è andata formandosi à nonostante la possibilità di ritorno allo stadio primordiale, Vico ha la fiducia ottimistica che la storia debba necessariamente andare verso il meglio.

VISIONE STORICISTICA DEL MONDO

Questa visione provvidenzialistica si lega alla visione storicistica, e per questo si parla di storicismo vichiano, visione che vede la storia non come un corso lasciato alla casualità, ma come una sorta di catena dove ogni anello è necessariamente collegato all’altro e non vi sono anelli mancanti: ogni momento della storia è il risultato necessario dell’epoca precedente e la base necessaria per l’anello successivo.

Quindi la realtà è tutta basata sulla storia: il presente è storia e lo posso studiare solo conoscendo le epoche precedenti à la natura di ogni cosa sta nel suo nascimento.

 

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