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                      Tommaso d'Aquino filosofale

    Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della IV D del Liceo scientifico "B. Pascal" di  Abbiategrasso (2008-2009)

 

 

       

Tommaso d'Aquino(1225-1274)

                                                        

 

Tommaso d’Aquino fece un’operazione  culturale simile a quella di Agostino poiché entrambi crearono il proprio pensiero filosofico cristiano sulla base di una ripresa della filosofia classica:

Agostino à fu il massimo esponente della Patristica ed elaborò la sua filosofia cristiana riprendendo Platone;

Tommaso à fu il massimo esponente della Scolastica ed elaborò la sua filosofia cristiana riprendendo Aristotele.

Entrambi evitarono ogni atteggiamento di condanna, ma si volsero a studiare questa filosofia classica integrando la filosofia cristiana con tutto ciò che di positivo era stato elaborato dalla filosofia classica (e quindi dalla cultura pagana).

 

Tommaso d’Aquino visse nel XIII secolo (1221-1274). Egli entrò presto nell’ordine dei domenicani e trascorse gran parte della sua vita a Parigi, prima come studente poi come insegnante.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo: - Summa Theologiae

                                                                             - Summa contra gentiles

                                                                             - De ente et essentia (opera giovanile sulla metafisica)

                                                                             - De unitate de intellectus contra Averroistas

RAPPORTO TRA FEDE E RAGIONE

Siamo nel 2º periodo della scolastica (XIII sec. ‘200) e prevale la teoria di Tommaso; con lui iniziò a verificarsi una progressiva autonomia della ragione nei confronti della la teologia.

 

In che rapporti stanno fede e ragione?

Tommaso sosteneva che non ci dovrebbero essere contrasti tra fede e ragione perché entrambe provengono da Dio; se al contrario sono presenti dei contrasti è perché la mente umana le mette in contrasto con un’interpretazione non corretta.

 

Per lui fede e ragione collaborano perché alcune questioni “di fede” possono essere spiegate dalla ragione (àesistenza di Dio) e ci sono altre cose che non possono essere spiegate dalla ragione e possono essere capite soltanto tramite la fede (incarnazione); infatti come la ragione ha bisogno della fede, anche la fede ha bisogno della ragione.

 

Fede = è un pensare con assentimento (assenso) e la prova di cose non viste (crediamo non solo in presenza di

prove).

La fede però manca di quella visione intellettuale razionale che la ragione possiede; esse vivono in un rapporto di complementarietà in cui tuttavia la fede ha la prevalenza sulla ragione.

 

Tommaso elaborò la “Regula fidei”: non ci sono contrasti tra fede e ragione perché entrambe provengono da Dio; se cogliamo qualche contrasto non può essere la fede quindi è colpa della ragione.

 

La ragione può dare dei contributi alla fede (i preambula fidei = ragioni e motivazioni che ci portano a credere, indicazioni sulla fede), ma esse è sottomessa alla fede (S. Pier Damiani: teologia = regina delle scienze e ragione = ancilla teologiae).

 

La ragione però inizia ad assumere una certa autonomia dalla fede poiché le motivazioni, nonostante siano le basi della fede, sono indipendenti da essa.

 

STUDIO METAFISICO

Tommaso disse che la ragione è un lume naturale che ci è stato dato da Dio.

 

Tramite essa è possibile studiare l’essere (ontologia = studio dell’essere);

                                              egli individuò nell’esisere 3 trascendentali, cioè caratteristiche dell’essere:

1)      L’unità à ogni ente è uno e quindi partecipa dell’unità (influenza platonica); Dio è unità e ogni creatura

                             partecipa dell’unità di Dio;

2)      La verità à ogni ente è vero ed è riconoscibile dalla nostra razionalità;

3)      La bontà à ogni ente è buono poiché partecipa della bontà del Creatore (Dio essendo buono non può creare

                                enti “cattivi”).

 

Egli distingue tra essere logico ed essere reale:

-          l’essere logico è nell’intelletto ma non necessariamente esiste nella realtà;

-          l’essere reale esiste realmente.

Quindi non tutto ciò che penso deve esistere necessariamente nella realtà (io in quanto ho nell’intelletto il concetto di Dio non è necessariamente detto che esista à contrasta Anselmo).

 

Egli distingue tra essenza ed esistenza:

-          l’essenza è la sostanza di una data cosa, che non varia, senza la quale non avremmo la tale cosa e che quindi esiste necessariamente (es. ragione per l’uomo);

-          l’esistenza è la presenza di un ente singolo che non necessariamente deve esistere;

Se c’è l’essenza non necessariamente esiste l’ente singolo (es. se esiste un’essenza umana non è detto che il singolo individuo esista). Le date cose che esistono non sono essenziali.

Essenza ed esistenza stanno nello stesso rapporto che Aristotele poneva tra potenza e atto:

ESSENZA : ESISTENZA = POTENZA : ATTO

Nella presenza dell’essenza c’è in atto la possibilità di esistere; infatti Aristotele aveva posto una condizione, ossia che l’atto debba essere già da qualche parte.

Per far sì che sia possibile il passaggio da essenza ad esistenza la condizione è Dio, il motore immobile, l’atto puro che non può essere in potenza altrimenti mancherebbe si qualcosa; essendo atto puro in lui esistono tutte le esistenze ed è lui a decidere cosa far esistere.

 

Noi usiamo sempre la stessa parola per indicare Dio e gli uomini, ovvero usiamo il termine essere anche se sono completamente diversi.

Tommaso affermò il principio dell’analogicità dell’essere à quando parliamo di Dio e delle creature  usiamo sempre la parola “essere”, non con lo stessi significato (non è univoco), ma neanche con un significato completamente diverso (non è equivoco), che è un concetto analogo.

 

5 PROVE CHE DIMOSTRANO L’ESISTENZA DI DIO

La ragione non riesce a spiegarci alcune cose che sono spiegabili sono attraverso la fede; però essa ci può dare la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio senza fare leva sulla fede identificata da Tommaso attraverso 5prove:

 

1)      Prova cosmologica: ogni cosa che si muove è mossa da qualcos’altro; dobbiamo quindi trovare qualcosa che sia in grado di muovere ma non sia mosso a sua volta à cioè Dio = motore immobile (ripresa di Aristotele).

2)      Prova della casualità: ogni effetto è effetto di una causa e non si può avere un effetto senza una causa; dobbiamo quindi arrivare ad una causa prima che sia effetto di qualcos’altro à cioè Dio che non è effetto ma è causa.

3)      Prova della contingenza: tutto ciò che vediamo intorno a noi e noi stessi non  esiste necessariamente; deve esistere qualcosa che ha creato il tutto ma che non è stato creato, ovvero dobbiamo trovare un essere necessario che ha creato il contingente àcioè Dio.

4)      Prova dei gradi della perfezione: (chi + chi -) niente è perfetto, tutte le cose hanno solo dei gradi di perfezione; dobbiamo trovare quindi un essere che possiede la perfezione assoluta àDio.

5)      Prova dell’ordine delle cose (finalità): tutte le cose intorno a noi sono organizzate non casualmente ma  in vista di un fine; gli esseri ragionevoli (noi umani) operiamo in vista di un fineà quindi deve esistere un essere razionale che abbia fatto questo

 

TEORIA DELL’ANIMA E DELLA CONOSCENZA

Aristotele diceva che ogni ente è un sinolo di materia e di forma (forme = idee di Platone).

Anche l’essere umano è un insieme di materia (corpo) e forma (anima).

 

A differenza di ciò che pensa il cristianesimo, Aristotele riteneva che l’anima venisse meno con la morte del corpo.

 

Tommaso cerca di risolvere questa contraddizione distinguendo 3facoltà (caratteristiche) dell’anima:

- parte vegetativa – parte sensitiva – parte intellettiva.

Mentre per Platone erano tre vere parti in cui era divisa l’anima (mito della biga alata), per Tommaso l’anima è unica ma svolge queste tre funzioni differenti: - i vegetali hanno solo la funzione vegetativa;

                                                                   - gli animali hanno quella vegetativa e quella sensibile;

                                                                   - l’uomo ha tutte e tre le funzioni poiché la parte intellettiva è in grado di svolgere

                                                                      anche le altre due funzioni inferiori.

Tommaso disse che quando muore il corpo vengono meno anche le due funzioni inferiori, mentre quella intellettiva sopravvive.

 

Grazie alla parte intellettiva possiamo conoscere, ossia astrarre dagli oggetti forme intelligibili = gli universali; essa è immortale e riceve dal corpo in cui ha vissuto un’impronta che permetterà all’anima di riconoscere il corpo alla fine dei tempi (durante il giudizio universale).

 

Quindi mentre per Aristotele ciò che caratterizza l’ente  è la sua forma, per Tommaso invece il principio di individuazione (ciò che lo caratterizza) è la materia e la forma è il concetto universale.

 

Nell’antichità si pensava che la conoscenza risiedesse nell’anima. Tommaso parlò di 3principi della conoscenza (gnoseologia tomistica):

1)      Quando conosciamo le forme delle cose non la materia entrano nel nostro intelletto, l’anima estrae le forme intelligibili;

2)      Nulla è nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi (la sensazione viene prima dell’intelletto); Tommaso anticipò la rivalutazione della conoscenza sensibile;

3)      Principio dell’”adeguatio rei et intellectus”: quando conosciamo un ente l’intelletto si adegua a quell’ente; le cose sono misure dell’adeguazione , l’intelletto stabilisce se l’adeguazione è stata realizzata (Kant capovolgerà questo principio: per lui le cose si adeguano all’ intellettoà rivoluzione copernicana della conoscenza).

Agostino diceva che quando consociamo, Dio viene ad illuminarci; Tommaso sosteneva che Dio ha dato all’uomo fin dalle origini un lume naturale, una volta per tutte: la ragione. Inoltre diceva che Dio è provvidente, ma non interviene continuamente nella natura, mentre Agostino pensava che intervenisse continuamente àaltro passo per l’autonomia della ragione.

 

ETICA

La posizione etica di Tommaso è quella dell’intellettualismo etico (come Socrate Platone)à quando la ragione guida la volontà agiamo moralmente poiché essa ci offre dei principi pratici(=morali) ai quali deve sottostare la volontà (per Socrate bisogna prima conoscere le virtù e poi applicarle).

 

Tommaso pensava che, siccome il nostro intelletto è limitato, non riesce a mostrare alla volontà il bene sommo ma può riconoscere solo alcuni beni parziali, rispetto ai quali la volontà esercita il libero arbitrio.

 

L’uomo è dotato del libero arbitrio à quindi il male, che è negatività e deficienza, non è opera di Dio ma mancanza del bene ed è causato dall’uomo.

 

Come conciliare il libero arbitrio con la prescienza (affermazione che Dio ha previsto tutto fin dalle origini) divina?

Dal punto di vista logico è un problema irrisolvibile; ma Tommaso propose una soluzione simile a quella di Agostino: è vero che Dio ha previsto tutto, ma ha previsto come necessario ciò che deve accadere necessariamente, mentre ha previsto come contingente (libero) le azioni umane lasciando agli uomini la possibilità di scegliere.

 

Noi abbiamo una disposizione naturale a comprendere i principi pratici che l’intelletto offre alla nostra volontà, chiamata sinderesi, e tramite la coscienza siamo in grado di  applicarli nelle nostre azioni.

 

La finalità dell’etica è il bene, ed è guidata dalle virtù, vi sono:

-          virtù intellettuali, che ci guidano in ambito gnoseologico = conoscenza (sapienza, intelletto ecc.);

-          virtù morali, che sono attinenti al nostro comportamento; esse si dividono in:

                                                              ▪ cardinali, che ci guidano moralmente nella vita terrenaà ricerca del bene terreno

                                                                (giustizia, coraggio, prudenza, temperanza; esse sono virtù dello stato platonico,

                                                                infatti Tommaso si riferisce principalmente ad Aristotele ma prende anche alcuni

                                                                spunti da Platone);

                                                              ▪ teologali, che ci provengono direttamente da Dio e ci guidano verso la vita

                                                                 ultraterrena per la salvezza eternaàricerca del bene per la salvezza eterna (fede,

                                                                 speranza, carità).

 

POLITICA

In politica la preferenza di Tommaso ricadde sulla monarchia (all’inizio anche per Aristoteleàcausa della corruzione di ogni forma di costituzione= quando chi governa persegue i propri interessi personali invece del bene della comunità. Da questo punto di vista, la costituzione meno corruttibile è la democrazia poiché basata sul governo di molti, mentre nella monarchia è sufficiente che uno sia corrotto perché si verifichi la corruzione.

 

Egli pose alla base della vita politica 3tipi di legge:

1)      naturale e

2)      divina che inevitabilmente coincidono poiché entrambe le ha create Dio;

3)      umana che essendo opera di chi guida lo stato è opera umana; egli in essa vi distinse 2 tipi di legge:

                                                                                             ▪ il diritto delle genti, ovvero leggi che non variano da popolo a

                                                                                               popolo (es. divieto di uccidere);

                                                                                                 ▪ il diritto civile, che varia da popolo a popolo (es. la pena).

 

La legge umana non deve contrastare la legge naturale (che coincide con quella divina); in caso vi siano contrasti vi sarà violenza, e in questo caso Tommaso ammise la ribellione del popolo.

 

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