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                                                                             Scolastica filosofale

    Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della IV D del Liceo scientifico "B. Pascal" di  Abbiategrasso (2008-2009)

 

 

La Scolastica

 

La scolastica (IX al XIV sec.) è la filosofia medioevale imperniatasulla religione poiché in ambito medioevale la teologia era considerata la “regina delle scienze” , le quali scienze, compresa la filosofia erano le “ancille teologiae”. La sua supremazia era di tipo etico poiché aveva come fine ultimo arrivare a Dio.

 

Il termine scolastica deriva da schole = scuole che si trovavano presso le abbazie con la funzione di istruire i chierici e qualche laico delle classi più abbienti.

                                                                              In esse vi era un corso di studi diviso in due parti:

                                                                                 ● arti del trivio: - grammatica – retorica – dialettica

                                                                                 ● arti del quadrivio: - aritmetica – geometria – astronomia - musica

La lezione era tenuta da un maestro e si suddivideva in 3momenti:

● La lectio à che era il momento in cui il magister leggeva parti dell’auctoritas = Bibbia o altri brani (inizialmente

                         veniva letta solo la Bibbia, successivamente poteva capitare anche la lettura di qualche libro dei padri della Chiesa);

● La meditatio à che consisteva nella meditazione su quanto era stato letto;

● La disputatio à che era la discussione di questi brani (quando il libro in questione era solo la Bibbia non vi era questo

                                     momento).

 

I pensatori della scolastica si occuparono principalmente di 2 problematiche:

 

1)      PROBLEMA DEI RAPPORTI TRA FEDE E RAGIONE

Fu il maggior problema che occupò la riflessione di questi pensatori e venne preso dagli storici come il punto di riferimento per la suddivisione dei  periodi della scolastica a seconda di quale soluzione si affermò. Essa fu suddivisa in 3 periodi:

 

I (dal IX al XII sec.) à periodo in cui dominò la soluzione agostiniana: non esistono problemi nei rapporti tra fede e

                                         ragione poiché esse si identificano e collaborano l’una con l’altra in vista di uno stesso

                                          fine, la conoscenza di Dio (anzi in un certo senso è la ragione che si sottomette alla fede);

II (XIII sec.) à periodo in cui prevalse la soluzione tomistica (Tommaso d’Aquino); è diversa da quella

                             agostiniana anche se è sempre la fede che prevale sulla ragione, ma vi è un’indipendenza

                              maggiore della ragione che, nonostante collabori con la fede, è autonoma; essa serve alla fede per

                              dare dimostrazioni razionali (la ragione può dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio).

III (XIV sec.) àperiodo di crisi dei rapporti tra fede e ragione (la scolastica volge al termine con l’arrivo

                             dell’Umanesimo); le strade della fede e della ragione si separarono totalmente:  la ragione

                              e le varie scienze mostrarono un loro ambito nel quale la fede non poteva entrare.

 

2)      PROBLEMA DEGLI UNIVERSALI (concetti e idee universali)

Che cosa sono? Da dove vengono? Dove si trovano? Come si formano?

A queste domande vennero prospettate 2 soluzioni:

 

I  Una soluzione realistica di Guglielmo Champéaux che disse che le idee hanno esistenza reale fuori di noi;

                                                     vi sono 2 sottoclassificazioni di questa soluzione:

                                                               ◦ soluzione ante rem nella quale si pensava che le idee esistessero realmente

                                                                 fuori di noi e prima delle cose (Platone);

                                                               ◦ soluzione in re nella quale si riteneva invece che le idee non venissero

                                                                 prima delle cose ma che fossero indissolubilmente nelle cose (Aristotele).

       

       II Una soluzione nominalistica di Roscellino che disse che le idee sono solo dei nomi e non hanno

           un’esistenza reale fuori di noi; essi infatti esistono soltanto nel nostro intelletto che ha una capacità astrattiva;

           nella realtà esistono solo gli enti particolari.

 

Entrambe le soluzioni concordavano sul fatto che gli universali fossero anche post rem perché si trasferiscono inevitabilmente nell’intelletto.

 

 

 

 

 

La crisi della Scolastica

 

Nel III periodo della scolastica (XIV sec.--> ‘300) vi fu una crisi che fece del XIV secolo un secolo di transizione dal Medioevo all’Età Moderna; la quale età moderna ebbe inizio convenzionalmente nel 1492 ma cominciò a svilupparsi già  nel ‘300.

 

In questo periodo di decadenza dell’età medioevale i vecchi valori iniziarono a mostrare segni di indebolimento a causa dell’affermarsi di nuovi valori che non sono però ancora abbastanza forti da prendere il loro posto.

Dei vecchi valori facevano parte: ▪ la centralità della teologia, vista come regina delle scienze;

                                                            ▪ la visione ascetica della vita;

                                                            ▪ la visione contemplativa della conoscenza (essi infatti si limitavano a contemplare la

                                                              natura che è opera di Dio, sulla quale non intervenivano, e  a commentare i testi del

                                                              passato).

Dei nuovi valori facevano parte: ▪ la visione attiva della vita;

                                                            ▪ la visione operativa della conoscenza (essi non si limitavano alla contemplazione ma  

                                                              cercavano di intervenire modificando il creato);

                                                            ▪ la visione naturalistica dell’uomo e della vita;

                                                            - la centralità dell'uomo nell'universo e l'esaltazione della sua dignità:

                                                          

 

Esso fu anche un secolo di carestia causata dalla peste che ne determinò il dimezzamento della popolazione.

 

La crisi fu anche politica con la decadenza dei due grandi pilastri dello stato medioevale: impero e papato.

-          imperoà l’imperatore diventava sempre più una figura solo formale a causa dell’affermarsi dei poteri nazionali;

-          papatoà la crisi per il papato ebbe origine nel 1309 (1309-1377) trasferimento della sede papale da Roma ad

                         Avignone e l’inizio della cattività avignonese in cui il papato era sottomesso ai francesi; tale crisi continuò    

                         nel 1378 con lo scisma d’Occidente che ne determinò una situazione di discredito del papato perché vi

                         furono 3 papi contemporaneamente che si scomunicavano l’un l’altro.

 

In ambito culturale vi fu la crisi della corrente filosofica medioevale, ovvero la scolastica.

●       Nel campo della riflessione politica vengono trattate nuove teorie che misero in dubbio quelle vecchie: lo stato di

         diritto (cioè l’affermarsi della legge nei confronti di tutti) e  la sovranità popolare sono concetti che si trovano   

         nelle opere di Marsilio da Padova. Egli affermò che l’impero era dominato dalla legge alla quale tutti devono essere   

         sottomessi, ma essa deve essere espressione del popolo. Per tutto il Medioevo invece si ritenne che la legge era

         dettata da Dio poiché si pensava che l’imperatore fosse scelto da Dio stesso.

        

         Egli scrisse il “Defensor Pacis” che è un’opera di filosofia politica che affrontò i problemi politici e quindi la crisi tra

         papato e impero. Egli fu segretario dell’imperatore e per quanto riguarda i rapporti tra impero e chiesa affermò la

         superiorità regale sulla Chiesa.

 

●      In campo della riflessione filosofica nacquero nuove correnti tra cui l’empirismo = corrente di pensiero che

        tende a rivalutare l’esperienza ponendola ala base della conoscenza. Come il secondo principio

        gnoseologico di Tommaso alla base della conoscenza vi è la sensazione. Dalla scuola empiristica si sviluppò una

        lunga tradizione empiristica, quella della filosofia anglosassone.

       

        L’empirismo si sviluppò principalmente nell’università empiristica di Oxford e ebbe come suoi maggiori

        esponenti:  -  Roberto Grossatesta (italianizzazione di Robert Grathead) e Ruggero Bacone (nome italianizzato da Roger Bacon) à essi

                                 sottolinearono l’importanza della tecnica in quanto conoscenza pratica, con l’esaltazione della

                                 tecnologia; Bacone come Leonardo da Vinci lasciò scritti su come costruire macchine volanti e

                                 subacquee;

       Guglielmo d' Ockham studiò ad Oxford e fece parte dell'Ordine francescano. Egli era amico di Michele da Cesena,

       capo dei francescani, che entrò in contrasto con la Chiesa poiché affermava l’assoluta povertà di Gesù, considerata

       dalla Chiesa come un’eresia e venne allontanato.

 

       Ockham disse che quando noi conosciamo un oggetto abbiamo un’intuizione diretta di tale oggetto; quindi non vi è

       la necessità di presupporre l’esistenza degli universali. Il principio del rasoio di Ockham consiste nel tagliare

       gran parte dei concetti universali in modo da non moltiplicarli inutilmente dato che al posto di favorire la conoscenza

       la appesantiscono. Egli infatti fu un nominalista, ovvero considera le idee universali solo come dei nomi (non esiste 

       la sostanza poiché esiste solo il particolare; non esiste una causa universale poiché bisogna studiarle caso per caso).

 

       Per quanto riguarda il pensiero politico di Ockham, egli trasferì quel concetto di sovranità popolare nell’ambito

       della Chiesa e affermò che la Chiesa non si identifica con il papato ma con tutta la comunità cristiana e che quindi il

       potere del papa deve essere soltanto amministrativo. Egli inoltre criticava il principio di infallibilità del papa poiché  

       sosteneva che la singola persona non potesse essere ritenuta infallibile.

 

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