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Schopenhauer filosofale

Arthur SCHOPENHAUER (1788-1860)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

*Quali punti della filosofia hegeliana vengono criticati?

1.       L’identità tra realtà e razionalità (“tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”) à la realtà non può essere ridotta a pensiero quindi è necessario distinguere la realtà razionale dalla realtà materiale: la realtà razionale ci permette di studiare la realtà materiale, ma non si identifica con quest’ultima.

2.       La dialettica alla quale Hegel attribuiva la funzione di mediatrice delle contraddizioni à essa non può risolvere le contraddizioni (visione troppo ottimistica di Hegel), poiché quando si tratta realmente di contraddizioni esse rimangono irrisolte dato che la ragione non le può accogliere in sé.

3.       Il panlogismo, cioè la tendenza che Hegel ebbe a ridurre tutto a logica, a razionalità à Schopenhauer e questi pensatori vogliono mettere al centro l’irrazionalità perché l’uomo è sia razionalità e irrazionalità (vediamo questo nel sentimento dell’amore).

4.       Provvidenzialismo nella storia (lo spirito utilizza le nostre azioni per raggiungere la sua libertà) à Schopenhauer non individua alcuna razionalità nella storia per la sua visione pessimista della storia.

5.       Sacrificio dell’individuo in nome dello stato à questi pensatori rivalutano la singola persona che ha una propria autonomia (“entità irripetibile“).

 

Schopenhauer fece parte della reazione anti-hegeliana, e a differenza di Feuerbach non apparteneva alla scuola hegeliana. La sua filosofia inoltre riprende Platone, Kant, la tradizione mistica medievale e la filosofia orientale; fu amico, infatti, di Goethe e di Mayer, che ebbe modo di conoscere la filosofia orientale e il merito di farla conoscere in occidente.

Schopenhauer studiò prima medicina e poi filosofia; si laureò in filosofia con una tesi intitolata: “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente” (ritorno a Leibniz, il quale distinse le verità di ragione dalle verità di fatto, entrambe regolate dal principio di ragion sufficiente). Ebbe la fortuna di insegnare come libero docente all’università di Berlino tra il 1830 e il 1832, gli anni del maggior successo di Hegel, il quale insegnava nella sua stessa università. Forse Schopenhauer iniziò ad insultarlo per invidia, diceva riguardo alla sua filosofia: “La più vuota chiacchiera di cui si sia mai accontentata una testa di legno”.

*Opere: “Il mondo come volontà e rappresentazione”

            “ La volontà della natura”

            “ I due problemi fondamentali dell’etica”

            “Parerga e Paralipomena” (raccolta di brevi saggi)

*“Il mondo come volontà e rappresentazione”

Partì da un principio filosofico accettato universalmente da Cartesio in poi: il mondo è solo una nostra rappresentazione, cioè il mondo esiste solo perché c’è un soggetto che se lo rappresenta e questo soggetto può conosce così come il mondo appare a lui (fenomeno).

    |_I termini di questa rappresentazione sono:

·          soggetto, il quale conosce attivamente il mondo rappresentandoselo;

·          oggetto, il quale è il contenuto della rappresentazione del soggetto, cioè è il mondo.

                             

Come avviene questa rappresentazione? Avviene grazie alle forme pure a priori del nostro intelletto, che sono: spazio e tempo, che riguardano l’intuizione sensibile (individuate da Kant) alle quali Schopenhauer aggiunge la causalità, che deriva dall’intelletto e riguarda l’intuizione intellettuale (≠ da Kant che riteneva la casualità una categoria dell’intelletto, per Schopenhauer è una forma dell’intuizione intellettuale, di cui Kant non ammetteva la sua esistenza, non ritenendo così possibile la conoscenza del noumeno).                                                           ↓

                                                                            Gli oggetti si trovano in una rete di rapporti causali, che non sono altro che spazio e tempo collegati dalla casualità à “In qualunque aspetto della realtà e del pensiero abbiamo come fondamento la causalità”. Il principio di ragion sufficiente citato nella tesi è proprio il principio di causalità, il quale si presenta in 4 forme (quadruplice radice del principio di ragion sufficiente):  

                1) divenire: un ente ne causa un altro (uno è determinante o causante e l’altro è determinato o causato);

    2) conoscere: in quanto nell’ambito dei nostri ragionamenti, partendo dalle premesse arriviamo alle

                          conseguenze;

    3) essere: riguarda i rapporti di causa/effetto del pensiero matematico;

    4) agire: riguarda i rapporti tra le motivazioni, intenzioni le azioni.

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Siccome il mondo è una nostra rappresentazione, allora il mondo è fenomeno, cioè apparenza, ma anche una sorta di velo di maya, che ricopre la vera essenza delle cose.

        |_Se il fenomeno è un velo è possibile toglierlo e scoprire la vera essenza delle cose.

Come possiamo squarciare questo velo e dunque svelare il noumeno?

Attraverso il corpo, cioè provando sentimenti, avendo bisogni e sentendo la tensione dei nostri muscoli; infatti l’uomo non è solo razionalità (non è solo “un’alata testa d’angelo”) ma anche corpo.

Grazie al corpo ci sentiamo pervasi della volontà di vivere, che secondo Schopenhauer è il noumeno, la vera essenza delle cose e del mondo.                                    ↓

                                      La volontà di vivere la sentiamo come una forza cieca e irrazionale:

·          cieca: non ha uno scopo da raggiungere, essa vuole solo se stessa e si afferma in quanto tale;

·          irrazionale: non rientra nell’ambito del controllo della nostra razionalità, ma è qualcosa che si afferma come impulso.                     ↓

Il noumeno di tutta la realtà è la volontà, che è quindi presente in tutta la realtà, perfino nella materia inorganica (anche se a seconda del tipo di realtà la volontà si esplicherà in modo diverso).

*”La volontà della natura”

Schopenhauer elaborò una filosofia della natura (somigliante a quella di Schelling à criticò l’idealismo ma ne subì comunque l’influsso).

       |_Anche lui considera la natura come un sistema di gradi di oggettivazione e questi gradi sono considerati come idee platoniche (stesse idee eterne e incorruttibili di Platone), che si intuiscono con l’intuizione intellettuale, quella di cui Kant aveva negato l’esistenza (aveva ammesso l’esistenza solo dell’intuizione sensibile).   

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                                            La volontà si oggettiva nell’idea cioè si fa oggetto, ovvero si realizza nei vari gradi della natura: materiale, vegetale, animale, umana.

               |_Questo processo indica il perenne tendere della volontà alla realizzazione, affiancato però da una perenne impossibilità della volontà a realizzarsi completamente à “Non c’è mai una completa realizzazione della volontà”, se si avesse cadremmo nella noia, nel TEDIUM: vi è quindi una lacerazione tra la volontà che si vuole realizzare e l’impossibilità di realizzarsi à pessimismo.  

            |_La volontà ovunque, quindi anche nell’uomo, vuole realizzarsi ma non arriva mai alla totale soddisfazione perché non riesce a realizzarsi pienamente e ciò provoca:

·          una guerra generale (richiamo ad Hobbes: “homo homini lupus”);

·          una lacerazione nel nostro essere;

·          un dolore nell’esistenza umana à per questo motivo si parla di pessimismo totale di Schopenhauer: tutto è sofferenza (inevitabile richiamo a Leopardi).

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L’uomo non riesce mai a realizzarsi completamente: si alternano momenti di piacere a momenti di dolore: quando abbiamo davanti un oggetto esso può sembrarci il sommo bene, ma dopo che lo abbiamo ottenuto ne desideriamo subito un altro.

Il pessimismo totale comprende:

1.       pessimismo cosmico: in tutta la realtà troviamo sofferenza e dolore. Schopenhauer critica la visione di Leibniz del nostro mondo come “il migliore dei mondi possibili”; nel mondo in cui viviamo c’è una continua lotta tra animali e vegetali e tra gli stessi animali.

2.       pessimismo sociale: questo pensatore sostiene che in ogni cuore umano vi è una belva pronta ad aggredire gli altri (“in ogni cuore cova una belva pronta ad aggredire gli altri”) quindi non è vero che gli uomini sono buoni e vogliono il bene degli altri. Gli uomini si uniscono in società solo perché lo trovano conveniente per se stessi à in gruppo ci si può difendere meglio e in più persone si lavora di meno.

3.       pessimismo storico (critica ad Hegel): Schopenhauer sostiene che la storia è inferiore all’arte e alla scienza perché mentre esse fanno riferimento all’universale, la storia ha a che fare con il particolare.

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La storia, oltre ad essere una conoscenza inferiore, è illusoria, poiché ci fa credere che nella storia futura non si ripeteranno gli aventi del passato à ma nella storia c’è sempre un’unica vicenda: è sempre la volontà che vuole se stessa. Schopenhauer ha una visione ciclica del tempo storico (concetto di eterno ritorno): dunque se nella storia si ripete sempre un’unica vicenda non è ammesso l’ottimismo di Hegel poiché nella storia non vi è né razionalità nè provvidenzialità, ma vi è destino, ossia il volere della volontà.

 

“L’amore è un incontro tra due infelicità che preparano una terza infelicità” (da notare il pessimismo) à la specie si auto-riproduce, compiendo il volere della volontà. Anche dalla sua concezione di amore capiamo che Schopenhauer considerava la realtà come dominata dalla volontà: quando pensiamo di agire liberamente in realtà agiamo condizionati dalla volontà.                            ↓

                              Esiste la possibilità di liberarsi dalla volontà?

E’ possibile per l’uomo intraprendere un percorso di liberazione dalla volontà.

Prima di analizzare il processo nei dettagli, Schopenhauer dice che

-la contemplazione estetica può essere considerata una liberazione momentanea dalla volontà.

-la conoscenza scientifica ci dà informazioni sul singolo ente nei suoi rapporti causali con tutti gli altri, ossia ci dà la conoscenza del fenomeno tramite le forme pure a priori dell’intelletto (tempo e spazio + casualità).

-la conoscenza estetica è superiore a quella scientifica perché contempla la pura forma dell’oggetto: quando guardiamo un quadro non contempliamo solo ciò che esso raffigura ma la forma di rappresentazione di quell’oggetto (per questo motivo “L’urlo” di Munch ci può sembrare un bel quadro: non guardiamo solo ciò che è rappresentato ma contempliamo la forma della rappresentazione che l’artista ha dato).

              |_Quando contempliamo un’opera d’arte diveniamo puro occhio contemplante e ci dimentichiamo di noi stessi abbandonando l’egoismo e agiamo disinteressatamente à quindi DIMENTICHIAMO NOI STESSI.

Questa vittoria però è temporanea per questo Schopenhauer disse: “L’arte più che una vera liberazione è solo una consolazione”.

Inoltre individua una gerarchia delle arti architettura, scultura, pittura, poesia e musica (la musica è una forma d’arte superiore a tutte le altre perché è quella che più penetra nel mondo del noumeno “La musica ci narra la storia eterna della volontà”.

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IL VERO PROCESSO DI LIBERAZIONE DALLA VOLONTA’: possiamo liberarci dalla volontà attraverso un processo di superamento dell’egoismo. Gradi di attuazione di questo processo:

1.       giustizia: trattare gli altri come se fossero uguali a me (1˚passo in direzione del superamento dell’egoismo à devo arrivare ad identificarmi con gli altri e a comprendere le loro sofferenze).

2.       bontà: un primo avvicinarsi a comprendere il dolore degli altri.

3.       compassione: partecipo al dolore degli altri (cum+patire) à riesco e non preferire me agli altri, ma comunque è sempre un soffrire invece questo processo mi deve portare a non volere più e a non indirizzarmi verso le cose.

4.       ascesi: completo abbandono di sé (in questo grado si sente l’influsso orientalista) à si arriva al superamento della volontà. Essa si suddivide in:

·          PERFETTA CASTITA’, devo aggredire la volontà nel suo nucleo fondamentale cioè la riproduzione;

·          POVERTA’ VOLONTARIA (riferimento a santi e religione);

·          DIGIUNO;

·          SACRIFICIO (di sé, richiamo al Cristianesimo);

·          MORTE (Schopenhauer intende non la morte fisica e non il suicidio perché con questo atto avrebbe vinto la volontà; morte vista come smettere definitivo di volere)

Alla fine di questo processo entriamo in una situazione di nolontà = neghiamo totalmente la volontà.

 

Non sviluppò una filosofia politica ma le sue reazioni possono essere definite reazionarie à posizione rigidamente conservatrice, riteneva vano ogni tentativo di cambiare il mondo.

 

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