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                                                                                  Schelling filosofale

SCHELLING (1775-1854)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Giorgia Arioli, Giorgia Oldani, studentesse della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

 

 

 

 

Schelling fu uno di quei giovani entusiasti per la rivoluzione francese ma in età matura si fece portatore di idee più conservatrici. Studiò filosofia e a soli 24 anni prese il posto di Fichte all’università di Jena, una delle università più prestigiose di tutta la Germania. Schelling fra i 3 autori idealisti che abbiamo citato fu quello che si può considerare più vicino al Romanticismo, alla sensibilità romantica (natura considerata un organismo vivente).

 

*Opere: “Sulla possibilità di una forma di una filosofia in generale”

            “Sull’Io come principio della filosofia”

            “Lettere filosofiche sul criticismo e sul dogmatismo”

            “Dissertazioni per un ampliamento dell’idealismo”

            “Idee per una filosofia della natura” à opera che prende spunto da Van Baaden, intellettuale del tempo che

                                                                   richiamava il Neoplatonismo; in questa opera Schelling esprime la natura

                                                                   come visione organicistica, la natura è vista come un organismo vivente.

            “Sistema dell’idealismo trascendentale” (suo capolavoro)

 

*Schelling parte da 3 autori: Spinoza, Kant, Fichte con alcuni richiami al neoplatonismo medioevale.

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               Schelling fu amico di Fichte ed anche di Hegel, con quest’ultimo interruppe i rapporti in seguito ad una  critica.

Nell’opera “Sulla possibilità di una forma di una filosofia in generale” Schelling aderisce alla filosofia di Fichte, ma in seguito, nell’opera “Sull’Io come principio della filosofia” inizia a prendere le distanze da egli e a criticarlo.       ↓

                                                                                                                                                                                   Schelling non è

Soddisfatto del modo con cui Fichte ha trattato l’oggetto (= la natura), sostenendo che non si può trattare l’oggetto come un semplice momento negativo nell’attività dell’“Io”. Insomma Schelling riteneva che Fichte descrivendo la natura semplicemente come non-Io l’aveva svalutata.             ↓

                                                                                         Fichte individuò l’assoluto solamente nel soggetto, invece Schelling ritiene che l’assoluto deve essere uno-tutto nel quale si identificano soggetto e oggetto, senza la prevalenza di uno sull’altro.                                              ↓

                     Mentre Fichte identificava un solo percorso: l’Io che si definisce soggetto ponendo tutto ciò che è al di fuori di

                                                                                lui come non-Io;

                 Schelling invece identifica un doppio percorso: -il soggetto pone l’oggetto

                                                                                     -l’oggetto (=natura) si fa soggetto

 

*“Lettere filosofiche sul criticismo e sul dogmatismo”

Tanto la filosofia di Fichte (= criticismo) quanto la filosofia di Spinoza (= dogmatismo) mirano a realizzare l’assoluto, ma lo fanno entrambe con una certa parzialità (= con un certo limite):

                               -il criticismo à individua l’assoluto con il soggetto che ingloba in sé anche l’oggetto, il quale

                                                     oggetto però non ha una propria autonomia;

                               -il dogmatismo à individua l’assoluto con l’oggetto che ingloba in sé il soggetto.

Entrambe le filosofie individuano l’assoluto in una parte di realtà trascurando l’altra.

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Schelling dice: “La natura è spirito visibile, lo spirito è natura invisibile”

                               |_la natura è spirito              |_lo spirito è la natura che si è fatta

                             che si è concretizzato                        conoscenza intelligente

Io conoscendo arrivo a porre il mondo, con la mia coscienza faccio esistere il mondo.

Fichte aveva chiamato la natura non-Io, ma in Schelling vi è una rivalutazione della natura: la natura ha la stessa capacità di auto-creazione e auto-sviluppo del soggetto, ossia la natura ha una capacità autonoma di auto-sviluppo; così come il soggetto pone l’oggetto, la natura è in grado di farsi soggetto, cioè di farsi spirito à soggetto e oggetto, essendo entrambi l’assoluto hanno la stesa capacità ontologica, non sono l’uno inferiore all’altro.

 

*“Idee per una filosofia della natura”

Proprio in quest’opera Schelling mostra come la natura sia in grado di farsi soggetto.

                                    |_Schelling concepì la natura come organismo vivente (neoplatonismo: Platone aveva posto un’anima del mondo à mito del demiurgo = Dio che è buono creando il mondo volle fare la cosa più bella e non essendoci nulla di più bello del vivente decise di rendere il cosmo vivente infondendo in esso un’anima à anche nella materia inorganica c’è un’anima). Schelling così rifiuta la concezione illuminista che vedeva nella natura un meccanismo.

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Schelling vede nella natura un meccanismo che “la fa vivere” e questa posizione sembra accreditata dalle nuove scoperte in campo scientifico: elettricità, chimismo, magnetismo à tutte queste scoperte sembrano descrivere la presenza di forze, quasi inspiegabili, della natura che sembravano mostrare qualcosa di vivente.

                                         |_secondo Schelling nella natura sono presenti 2 forze opposte: forza attrattiva e forza repulsiva, che danno vita ai 3 momenti: elettricità, chimismo e magnetismo.

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La natura attraverso questi squilibri e riequilibri della forza arrivò a svilupparsi à e la progressiva evoluzione ah portato alla nascita dell’uomo e del suo pensiero, quindi di una conoscenza: ecco come l’oggetto arriva a farsi soggetto.

Schelling afferma che solo quando sorge dentro la natura una coscienza che dice “Io” abbia inizio la conoscenza e inizia la creazione del mondo da parte del soggetto; se non c’è una coscienza che “chiama” il mondo, è come se esso non esistesse dal punto di vista logico-conoscitivo à Schelling chiama tale processo filosofia della natura.

 

*“Sistema dell’idealismo trascendentale”

Schellin identifica un doppio processo:

1-L’idealismo trascendentale è quel processo in cui l’ “Io” si fa soggetto, ossia la natura da materiale si fa ideale;

2-il processo in cui è il soggetto che si fa oggetto corrisponde invece al realismo.

Unendo i due processi otteniamo una filosofia ideal realista.                 ↓

                                                                                                                        Quando la coscienza dice “Io” è consapevole di sé ed è già AUTOCOSCIENZA e comincia a conoscere il mondo, che inizialmente si presenta come estraneo; la conoscenza del mondo ha 3 momenti: 1)dalla sensazione à all’intuizione;

                                 2)dall’intuizione à alla riflessione;

                                 3)dalla riflessione à alla volontà.

Nel processo di creazione del mondo il soggetto si fa oggetto inconsapevolmente, poi conoscendolo si rende conto che l’ha prodotto lui.                                                  ↓

                                             La volontà ci conduce nel campo del rapporto con gli altri, ossia nel campo del DIRITTO, della MORALE e della STORIA (l’assoluto, che è unità di: soggetto e oggetto, realismo e idealismo, consapevolezza e inconsapevolezza, libertà e necessità, si dispiega nella storia, che anch’essa è unità delle seguenti cose).

 

*L’assoluto di Fichte è diverso da quello di Schelling, poiché nell’assoluto di quest’ultimo vi è l’identità tra soggetto e oggetto, entrambi autonomi e capaci di auto-sviluppo.

 

Ma come conosciamo l’assoluto? Secondo Kant non si è in grado di conoscere il noumeno perché non si può avere la conoscenza del noumeno ≠ dagli idealisti che ritenevano che non esistesse la cosa infatti è possibile una conoscenza totale poiché siamo dotati di un’intuizione intellettuale (≠ Kant che diceva che abbaimo soltanto un’intuizione sensibile e che se avessimo avuto quella intellettuale avremmo potuto conoscere il noumeno) che ci permette di conoscere l’assoluto tramite l’arte (vero organo della filosofia è l’arte à Schelling è il più vicino alla sensibilità romantica).

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Poiché consociamo l’assoluto con l’arte? Perché l’assoluto è fatto da tutti gli opposti ad esempio da conscio e inconscio; la ragione, in quanto tale, può conoscere solo la parte razionale, invece nell’arte troviamo entrambi gli opposti (l’arte ha una parte razionale àtecnica; e una irrazionale e inconsapevole àispirazione dell’artista).

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Schelling arrivò a dire che l’arte è manifestazione del divino

      |_Schelling stesso parla della sua filosofia come filosofia dell’identità poiché parla di assoluto come identità di soggetto e oggetto àcon “Io” lui intende sia soggetto che oggetto.

 

*Anche Schelling come Fichte nell’ultima parte della sua vita ebbe una svolta religiosa e anche lui arrivò ad identificare l’assoluto con Dio à con il Dio delle religioni

                                                  |_ l’assoluto è identità tra soggetto e oggetto, ma anche identità di tutti gli opposti à come faccio a ricavare dall’identità gli opposti? à l’unica soluzione possibile è che gli opposti erano già originariamente presenti nell’assoluto: come le idee che poi sono diventate realtà sviluppandosi nelle cose, come una caduta e poi ci sarà la redenzione = ritorno all’unità à “All’Iliade = allontanamento segue l’Odissea = ritorno, salvezza”.

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Ora Schelling identifica l’assoluto con il Dio delle religioni: Dio è quindi unità degli opposti e quindi in Dio c’è anche un lato oscuro à non è più considerato più come quella perfezione completa, l’atto puro (ossia che Dio non è mai in potenza perché non manca di nulla). à Dio è una realtà in divenire e brama di realizzarsi perché non è perfezione perciò deve lottare per vincere quel alto oscuro presente in lui stesso.        ↓

                                                                                                         In questo modo approda ad una filosofia religiosa e la contrappone a quella di Hegel definendo la propria filosofia positiva, perché la natura l’ha creata Dio, e quella di Hegel negativa, perché si è limitato a dirci le contraddizioni negative della realtà, senza dirci da dove proviene.

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I due rompono la loro amicizia quando Hegel, pubblicando la “Fenomenologia dello spirito”, nell’introduzione critica Schelling dicendo che l’assoluto di Schelling “E’ come la notte in cui tutte le vacche sono nere”, ossia è un assoluto indistinto: se c’è piena identità tra soggetto e oggetto questi due non si possono distinguere.

 

 

 

 

SCHELLING

 

(Appunti a cura di Simone Oldani, studente della V A  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Schelling fu uno di quei giovani studenti tedeschi entusiasti per la rivoluzione francese ma in età matura si fece portatore di idee più conservatrici. Visse tra il 1775 e il 1854. Studiò filosofia e a soli 24 anni prese il posto di Fichte all’università di Jena, una delle università più prestigiose di tutta la Germania, grazie anche all’aiuto di Goethe. Da giovane è amico di Hegel, anche se in seguito la loro amicizia si rompe. Schelling fra i 3 autori idealisti che abbiamo citato fu quello che si può considerare più vicino al Romanticismo, alla sensibilità romantica (natura considerata un organismo vivente). I suoi autori di riferimento sono : Fichte, Kant e Spinoza ( sostanza oggettiva che contiene tutto ). Elabora una filosofia della natura, prendendo spunto da Van Baaden, intellettuale del tempo che richiamava il Neoplatonismo. La sua opera più importante è Sistema dell’idealismo trascendentale, altre opere minori Sulla possibilità di una forma di una filosofia in generale, Sull’Io come principio della filosofia, Lettere filosofiche sul criticismo e sul dogmatismo, Dissertazioni per un ampliamento dell’idealismo, Idee per una filosofia della natura e Sull’essenza della libertà umana. Il suo punto di partenza è la filosofia di Fichte con il suo tentativo di superare Kant e dell’Io come principio di tutto. Dopo essere stato fichtiano, si allontana da questa filosofia, criticandola nell’opera Sull’Io come principio della filosofia. Schelling non è d’accordo su come Fichte ha considerato la natura     ( non-Io ). La natura non può essere considerata come un momento negativo dell’attività dell’Io e che non abbia una propria organizzazione autonoma. L’Io e la natura devono avere stessa dignità ontologica. Per Fichte l’Io è l’assoluto, il soggetto e l’oggetto. Come l’Io si organizza autonomamente e produce l’oggetto, così fa anche la natura producendo l’oggetto. Si deve concepire l’assoluto, che sia contemporaneamente soggetto e oggetto, spirito e natura. Shelling afferma nelle Lettere filosofiche sul criticismo e sul dogmatismo che il criticismo, rappresentato da Fichte, che ha cercato l’assoluto trovandolo solo nel soggetto ed inglobando in esso l’oggetto, e il dogmatismo, rappresentato da Spinoza, che ha proceduto in maniera contraria, sbagliano nel ricondurre all’unità soggetto e oggetto.

Egli prevede l’identità tra essi, che sono di pari identità ontologica. Afferma che “ la natura è lo spirito visibile, lo spirito natura invisibile”; sono la stessa cosa vista da due punti di vista differenti. Non si ha dunque solo il processo che va dal soggetto all’oggetto, ma uno che va dalla natura all’Io ( processo ideale ) e uno dall’Io alla natura ( processo reale ). Ecco perché la sua filosofia viene anche definita ideal-realismo. C’è un’identità tra libertà e necessità, conscio ed inconscio perché il processo ideale è conscio, il secondo è inconscio, come lo era per Fichte. La natura evolvendosi arriva a produrre l’uomo, la coscienza. Solo dopo che la coscienza è prodotta, crea la natura. Per Schelling è importante anche il processo ideale. Si ha dunque una filosofia della natura, che viene spiegata dal realismo, e l’idealismo trascendentale.

Egli elabora una filosofia della natura con caratteri fortemente romantici e spinoziani. Non interpreta la natura come meccanismo (cfr. illuminismo), ma ne dà un’interpretazione organicistica, la considera come un organismo vivente. Parlando di anima del mondo si può trovare un forte influsso del platonismo e del neoplatonismo ( cfr. mito del Demiurgo ). La natura si sviluppa grazie all’opposizione di due forze, una attrattiva e una repulsiva. Queste due forze opposte generano movimento. La vita si determina solo quando c’è un positivo e un negativo fra le due forze perché se fossero in equilibrio esisterebbe materia inorganica. Ci sono tre momenti nell’ambito di questa opposizione : 1) momento dell’elettricità; 2) momento del magnetismo; 3) momento del chimismo ( combustione ). Schelling prende alcuni concetti della scienza teorica. La natura attraverso gradi arriva a generare la vita e poi la coscienza ( processo ideale ).  Solo quando si crea la coscienza si innesta il processo di cui Fichte parla ( processo reale ). Prima c’è l’autocoscienza poi ci si dirige a conoscere la natura. Il processo reale presenta diverse fasi, le fasi della conoscenza : 1) sensazione; 2) intuizione; 3) riflessione. in questo non è dissimile né da Fichte né da Kant. Per questi autori romantici è ammessa l’intuizione intellettuale, non ammessa da Kant, che la rifiutò energicamente perché si verrebbe a conoscenza immediatamente del noumeno. Con la riflessione si diventa consapevoli che la natura è un prodotto umano. Al di sopra della riflessione c’è la volizione, la volontà ( cfr. primato dell’Io pratico di Fichte ). Con la volizione si è nel campo del diritto, delle leggi, della morale, del rapporto con gli altri, della storia, che è l’esposizione dell’assoluto. L’assoluto di Schelling lo si può conoscere con l’arte, l’unico strumento in grado di penetrarlo poiché rappresenta realmente l’unità tra soggetto e oggetto, libertà e necessità, conscio ed inconscio. Nel genio l’inconscio si trova quando è ispirato, il conscio quando riflette sull’opera d’arte. È chiaro come dagli opposti si sale all’unità, mentre risulta molto più complicato comprendere come dall’unità originaria si generino gli opposti. L’unico modo di capire questo passaggio è quello di pensare che gli opposti siano già presenti originariamente ed in modo indistinto nell’assoluto. Essi sono nell’assoluto come idee platoniche e non come realtà. Schelling attraverso la religione intende il loro realizzarsi come una caduta (l’Iliade), intesa in senso morale. Gli opposti in seguito ritorneranno a Dio (l’Odissea). Egli sta esemplificando esattamente il modello religioso. Hegel nella prefazione della Fenomenologia dello spirito sottoforma di battuta critica Schelling affermando che “ il suo assoluto originario è come una notte in cui tutte le vacche sono nere”. Questo è il motivo della rottura della loro amicizia. L’assoluto originario secondo Hegel non è ben chiaro e spiegato. Anche Schelling, come Fichte, ha nell’ultimo periodo della sua vita una svolta religiosa, che lo porta ad identificare l’assoluto con Dio. Ponendo questa identità deve anche ammettere che in Dio esistono gli opposti. Dio dunque non può essere considerato una statica perfezione, ma in lui c’è un movimento, un divenire, egli manca di qualcosa, deve realizzarsi. Vuole dire che anche in Dio c’è un lato oscuro : un desiderio di realizzarsi in modo egoistico. Dio non è solo infinito amore, ma anche egoismo; egli deve lottare contro il male, che in parte è al suo interno.  Schelling nutrì un profondo rancore per successo che Hegel ebbe in quel periodo. Dopo la sua morte, gli fu affidata la cattedra di filosofia all’Università di Berlino ( una sorta di riscatto).  Definisce la propria filosofia come positiva, mentre quella di Hegel negativa. Per quest’ultimo la realtà è razionale, è verbo. Un suo famoso motto è “ Tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”. Per lui tutta la realtà è pensiero. Schelling sostiene che Hegel abbia spiegato solamente le strutture della realtà (negativo), ma nulla su come sia nata (positivo). Egli ritiene, ora che la sua filosofia è diventata religiosa, di spiegare l’origine della realtà.