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       Empedocle                                                                           Anassagora                                                                        Democrito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Empedocle

Per prima cosa ascolta che quattro son le radici di tutte le cose:

Zeus splendente e Era avvivatrice e Edoneo

 e Nesti, che di lacrime distilla la sorgente mortale.

Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose

 mortali, né fine alcuna di morte funesta,

ma solo c'é mescolanza e separazione di cose mescolate,

ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini.

Essi, quando [gli elementi] mescolandosi in forma d'uomo sorgono all'etere [?],

o in forma di belve ferine, o di arbusti,

o di uccelli, allora questo <dicono> nascere,

quando poi si disgiungono, questo allora disgraziata morte;

le quali cose <non> è giusto chiamarle [così] ma anche io parlo secondo il costume.

Un uomo saggio non avrebbe supposto nel suo animo

che fin tanto che essi vivono, quella che dicono vita

allora dunque essi sono e loro è dato il bene e il male,

ma prima che siano fatti uomini e <poi che> sono dissolti, nulla essi sono.

Duplice cosa dirò: talvolta l'uno si accrebbe ad un unico essere,

da molte cose, talvolta poi di nuovo ritornarono molte da un unico essere.

Duplice è la genesi dei mortali, duplice è la morte:

l'una è generata e distrutta dalle unioni di tutte le cose,

l'altra, prodottasi, si dissipa quando di nuovo esse si separano.

E queste cose continuamente mutando non cessano mai,

una volta ricongiungendosi tutte nell'uno per l'Amicizia,

altra volta portate in direzioni opposte dall'inimicizia della Contesa.

<Così come l'uno ha appreso a sorgere da più cose>

così di nuovo dissolvendosi l'uno ne risultano più cose,

in tal modo esse divengono e la loro vita non è salva;

e come non cessano di mutare continuamente, così sempre sono immobili durante il ciclo.

Ma ascolta le mie parole: la conoscenza infatti accrescerà la mente:

come infatti già prima ho detto preannunciando i limiti delle mie parole,

duplice cosa dirò: talvolta l'uno si accrebbe ad un unico essere

da molte cose, talvolta di nuovo molte cose si disgiungono da un unico essere

fuoco e acqua e terra e l'infinita altezza dell'aria,

e la Contesa funesta da essi disgiunta, egualmente tutt'intorno librata,

e l'amicizia fra essi, eguale in lunghezza e larghezza:

lei scorgi con la mente e non stare con occhio stupito;

lei, che dagli uomini si crede sia insita nelle membra

e per lei pensano cose amiche e compiono opere di pace,

chiamandola con vario nome Gioia o Afrodite;

ma nessun uomo mortale la conobbe aggirantesi fra essi [elementi]:

ma tu ascolta l'ordine che non inganna del mio discorso:

Tutte queste cose sono eguali e della stessa età,

ma ciascuna ha la sua differente prerogativa e ciascuna il suo carattere,

e a vicenda predominano nel volgere del tempo.

E oltre ad esse nessuna cosa si aggiunge o cessa di esistere:

se infatti si distruggessero del tutto, già non sarebbero più;

e quale cosa potrebbe accrescere questo tutto? E donde venuta?

E dove le cose si distruggerebbero, dal momento che non vi è solitudine [vuoto] di esse?

Ma esse son dunque queste [che sono], e passando le une attraverso le altre,

divengono ora queste ora quelle cose sempre eternamente eguali.

Questo [conflitto fra le due forze] è ben visibile nella massa delle membra mortali;

una volta stringendosi per l'Amicizia nell'uno tutte

le membra, che formano il corpo, al sommo della vita fiorente;

altre volte invece separate dalle infauste contese

vagano ciascuna separatamente alla sponda della vita.

E così egualmente per gli arbusti e per i pesci che abitano le onde

per le belve che abitano i monti e per gli smerghi che volano.

[I Presocratici, pp. 371-79 (frr. 6-8-9-15-17-20)]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Democrito

 

    Le sue dottrine sono queste: principi di tutte le cose sono gli atomi e il fuoco, e tutto il resto è opinione soggettiva; vi sono infiniti mondi, i quali sono generati e corruttibili; nulla viene dal non essere, nulla può perire e dissolversi nel non essere: E gli atomi sono infiniti sotto il rispetto della grandezza e del numero, e si muovono nell'universo aggirandosi vorticosamente e in tal modo generano tutti i composti, fuoco, acqua, aria terra; poiché anche questi sono dei complessi di certi particolari atomi: i quali invece non sono né scomponibili né alterabili appunto per la loro solidità: Il sole e la luna sono pure composti di tali atomi, [di quelli cioé] lisci e rotondi, e ugualmente l'anima, che è tutt'uno con l'intelletto. Noi vediamo per effetto degli idoli che penetrano nei nostri occhi: Tutto si produce conforme a necessità, poiché la causa della formazione di tutte le cose è quel movimento vorticoso che egli chiama appunto necessità. Il fine supremo della vita è la tranquillità dell'animo, che non è la medesima cosa del piacere, come credevano certuni che avevano frainteso, bensì quello stato in cui l'animo è calmo ed equilibrato, non turbato da paura alcuna o da superstiioso timore degli dei o da qualsiasi altra passione: A tale stato dell'anima egli dà il nome di benessere e parecchie altre denominazioni. Le qualità sensibili sono puramente soggettive, in realtà esistono solo atomi e vuoto. E queste sono le sue dottrine

    Democrito ritiene che la materia di ciò che è eterno consiste in piccole sostanze infinite di numero; e suppone che queste siano contenute in altro spazio, infinito per grandezza; e chiama lo spazio  coi nomi di "vuoto" e di "niente" e di "infinito", mentre dà a ciascuna delle sostanze il nome di "ente" e di "solido" e di "essere". Egli reputa che le sostanze siano così piccole da sfuggire ai nostri sensi; e che esse presentino ogni genere di figure [le forme] e differenze di grandezza. Da queste sostanze, dunque, in quanto egli le considera come elementi, fa derivare e combinarsi per aggregazione i volumi visibili e in generale percettibili. Esse lottano e si muovono nel vuoto, a causa della loro diseguaglianza e delle altre differenze ricordate, e nel muoversi s'incontrano e si legano in un collegamento tale che le obbliga a venire in contatto reciproco e a restare contigue, ma non produce però con esse veramente una  qualsiasi natura unica perché è certamente un'assurdità il pensare che due o più possano mai divenire uno. Del fatto che le sostanze rimangano in contatto tra di loro per un certo tempo, egli dà la causa ai collegamenti e alle capacità di adesione degli atomi: alcuni di questi, infatti, sono irregolari, altri uncinati, altri concavi, altri convessi, altri differenti in innumerevoli altri modi; ed egli reputa dunque che gli atomi si tengano attaccati gli uni agli altri e rimangano in contatto solo fino a quando, col sopraggiungere di qualche aione esterna, una necessità più forte non li scuota violentemente e li disperda in varie direzioni. Ed attribuisce il nascere ed il suo contrario, il disgregarsi, non soltanto agli animali, ma anche alle piante e ai mondi, insomma a tutti quanti gli oggetti sensibili: Se dunque il nascere è aggregazione di atomi e il dissolversi è disgregazione, anche per Democrito il divenire non è che modificazione di stato [I Presocratici, pp. 647-48 e 681-82].