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                                                                      Pascal filosofale

 Blaise Pascal   (1623 -1662)

 

(Appunti a cura di J. Magatti, G. Oldani e G. Arioli, studentesse della IV D del Liceo scientifico "B. Pascal" di  Abbiategrasso (2008-2009)

 

Con Pascal più che di una filosofia è bene parlare di un orientamento religioso. Egli pone alla base della sua filosofia l’analisi dell’esistenza umana ( = condizione dell’uomo nell’universo), infatti è ritenuto da molti il precursore dell’esistenzialismo (filosofia dell’esistenza)à fondata da Kierkeaard, il quale scrisse “Timore e tremore”. Pascal visse nel ‘600 e oltre ad essere filosofo fu anche uno scienziato: parlò del vuoto barometrico, del calcolo infinitesimale, riprese Torricelli e criticò Cartesio poiché poneva alla base della conoscenza la ragione e non l’esperienza. Le sue opere: - Lettere provinciali  - Trattato sul Vuoto

                             - Pensieri  (non è il titolo dato dall’autore stesso perché Pascal morì mentre stava scrivendo

                                     questo testo a cui forse avrebbe dato il titolo di “Apologia del Cristianesimo”. Furono i

                                     portorealisti a pubblicare i suoi appunti dopo averli sistemati e raccolti.

 

I temi da lui trattati furono principalmente due:

1) Rapporti tra fede e ragione (rapporto tra principio di autorità, su cui si basa la Bibbia= Dio, e ragione).

Pascal parte da una considerazione: (1)dobbiamo fare una distinzione tra le discipline che hanno bisogno del principio di autorità (Storia, Geografia e Teologia) e quelle di cui non ne hanno bisogno. Di quest’ultima categoria ne fanno parte la fisica, la matematica e le scienze perchè in esse il principio di autorità è dannoso siccome blocca la curiosità e l’esperimento; esse quindi non si devono attenere al principio di autorità, ma devono seguire l’esperienza e quindi la ragione.

(2)In seguito l’uomo deve tesaurizzare le sue conoscenze cioè sommare le nuove conoscenze alle conoscenze precedenti. L’uomo a differenza degli animali, è in grado di sommare i contributi che le varie generazioni hanno dato alla conoscenza, però la ragione umana, in quanto limitata, non riesce a giungere all’infinito e quindi alla conoscenza di tutta la realtà; essa ci conduce davanti ad una soglia oltre la quale non è possibile proseguire.

  


 

Pascal non svaluta la ragione, ma è consapevole dei suoi limiti.

Egli arriva alla distinzione tra spirito di geometria (ragioni della scienza) e spirito di finezza. Con lo spirito di finezza Pascal intende le ragioni del cuore cioè arte, fede, sentimento, intuizione che corrispondono a ciò che sta oltre la soglia della ragione e in quanto tali arrivano ad una conoscenza della realtà in modo più profondo rispetto alla scienza.  Essendo limitato, l’essere umano è fragile di fronte all’universo, come una canna pesante esposta alle intemperie.

 

2) Esistenza dell’uomo nell’universo (condizione esistenziale)

L’essere umano, vivendo nell’Universo (infinito) si trova sospeso tra due infiniti:

◦l’infinitamente grande, rispetto al quale l’uomo non è nulla;

◦l’infinitamente piccolo, rispetto al quale l’uomo è tutto.

L’uomo però non è in grado di conoscere né l’uno né e prova tremore e sbigottimento perché sperimenta da un lato la sua grandezza e da un alto la sua miseria (impotenza).

 

Nell'ambito della riflessione filosofica sulla condizione umana, Pascal individua due indirizzi:

1)     Epitteto, pensatore che si inserisce nell’indirizzo ottimistico dell’uomo, esaltandone la sua dignità;

2)     Montagne, appartiene all’indirizzo pessimistico che sottolinea la fragilità e la miseria dell’uomo.

Entrambi hanno colto una verità riguardo l’uomo: ossia che nell’uomo è identificabile da un lato la sua grandezza e dall’altro la sua fragilità, infatti basta un nulla per ucciderlo; egli però ne è consapevole che è la natura che provoca la sua morte, mentre le forze della natura non se ne accorgono (uomo = re spodestato).

  


 

Ogni essere umano sperimenta la sofferenza, la malattia e la morte e reagisce rispetto a queste non pensandoci, divertendosi e cercando di evadere. L’uomo cerca di non pensare alla sua miseria e così tenta di trovare nuove forme di impegno, di svago per non riflettere sulla sua situazione e ci conduce in men che non si dica alla morte senza aver capito nulla di sè stesso (il divertimento è la più grande miseria). Questi comportamenti non conducono l’uomo alla soluzione del problema anzi, sono un’evasione dal problema.

 

La fede è una sorta di soluzione, poiché è un impegno serio nella vita. Pascal sostiene che sia opportuno abbandonarsi a Dio (parla del Dio del giansenisti con il quale gli uomini fondavano un rapporto assolutamente soggettivo) per la nostra futura salvezza.

Tutti gli esseri umani sono chiamati ad una sorta di scommessa alla quale non possono sfuggire: vivere o come se Dio non ci fosse o come se Dio ci fosse.

Se ci fossero le prove dell’esistenza di Dio sarebbe facile vivere, ma dato che non abbiamo nessuna certezza dobbiamo fare una scelta secondo la nostra convenienza: se scommettiamo sulla non esistenza di Dio abbiamo tutto da perdere; se scommettiamo sull’esistenza di Dio abbiamo tutto da guadagnare (anche se Dio non esiste non ho perso nulla).

 

Noi siamo allo stesso tempo spirito e automa cioè razionalità e parte fisica che vive secondo meccanismi del tutto automatici. Entrambe queste parti devono condurci alla fede: l’automa tramite l’abitudine e la ragione tramite la convinzione. Se la convinzione non c’è, allora bisogna concentrarsi sul lato dell’abitudine: Pascal ritiene che abituandosi alla fede dopo un po’ verrà anche la convinzione.