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                                                                                         Hobbes filosofale

 

THOMAS HOBBES (1588-1679)

(Appunti a cura di J. Magatti, G. Oldani e G. Arioli, studentesse della IV D del Liceo scientifico "B. Pascal" di  Abbiategrasso (2008-2009)

 

Visse nell’Inghilterra tra il ‘500 e il ‘600 in un contesto di crisi politica che indusse i filosofi di quel tempo a riflettere su argomenti riguardanti appunto la politica.

Egli viaggiò molto in Francia dove divenne amico di padre Marino Mersen e in Italia incontrò Galileo dal quale fu affascinato rispetto alla scienza tanto da ritenere di poter applicare il metodo scientifico in ambito politico.

Le sue opere: - Leviatano

                     - De corpore (studio dei corpi naturali)

                     - De nomine (studio dell’uomo = creatura naturale ma artefice dei corpi artificiali, ossia gli stati)

                     - De cive (filosofia politica à studio dei corpi artificiali costruiti dall’uomo, ossia gli stati); con

                       quest’opera egli aspirava a vedersi riconosciuto come il fondatore della filosofia civile (=politica)

 

Hobbes fu un filosofo razionalista secondo il quale la ragione occupava un ruolo fondamentale (somiglianza con Cartesio); però anche l’esperienza e la sensazione avevano per lui un’importanza notevole.

A differenza di Cartesio:

1) Hobbes fu un filosofo materialista mentre in Cartesio abbiamo una filosofia metafisica;

2) Mentre in Cartesio è assente l’interesse per temi etico-politici (si limitò alle regole della morale provvisoria),   

    Hobbes aveva un forte interesse riguardo questi temi, infatti la sua opera più importante, il Leviatano, è

    un’opera politica.

 

Secondo il suo pensiero la logica è la disciplina introduttiva che precede tutte le attività conoscitive. Egli affermò che “Oggetto della nostra ragione (=conoscenza) è solo ciò che è corporeo, perché è possibile studiare scientificamente solo generazioni e proprietà dei corpi.” ß limitazione che esclude la metafisica.

 

La logica si occupa dei “logoi” e la ragione opera con le idee e con i nomi che utilizziamo per indicarle.

Il nome è una nota che serve alla nostra memoria per richiamare un’idea che già abbiamo conosciuto ed è un segno che usiamo per comunicare. Vi sono due tipi di segni: naturale, non arbitrario ma uguale per tutti à se vedo delle nuvole associo al pioggia; e artificiale, convenzionale (linguaggio)à il nome nuvola, pioggia.

 

Egli cercò di trasferire il sistema scientifico dei calcoli nel sistema della logica con un processo di matematizzazione della logica.

Il nostro ragionamento è un calcolo (somma e sottrazione) di nomi: l’uomo = corpo + razionale, animale = uomo – razionale; una proposizione è vera quando unisce nomi che possono essere collegati tra di loro e falsa quando unisce nomi che non possono essere collegati tra di loro.

 

● Nel De corpore egli sostenne che le uniche unità esistenti sono quelle corporee.

Gli elementi fondamentali della realtà sono:

-          il corpo che corrisponde alla materia che occupa una certa estensione;

-          lo spazio che non è una realtà oggettiva, ma una nostra idea (negazione del vuoto);

-          il tempo che è solo un’immagine che abbiamo nella nostra mente;

Nel comprendere lo spazio e il tempo egli ha una visione soggettivistica al contrario di Newton.

-          il movimento che è generato da un altro movimento (continuità della materia); con esso vengono spiegate l’etica e le passioni.

TEORIA DELLA CONOSCENZA

a) Una sensazione è generata da un movimento che entra in contatto con i nostri sensi, e provoca un movimento dall’esterno verso l’interno, dal cervello al cuore.

b) Nel cuore si genera un movimento opposto, che torna all’oggetto che ha provocato il movimento.

Tale movimento conferisce un significato gnoseologico, ma anche un significato etico (ossia provoca benessere o malessere): ogni animale ha un conatus (=istinto di conservazione) e se l’oggetto contrasta questo conatus vi è una sensazione di dolore che l’uomo considera come male e viceversa se non lo contrasta vi è una sensazione di benessere che l’uomo considera come bene (male e bene non sono intesi come concetti assoluti, ma come prodotti dell’agire umano).

 

● ETICA

Secondo il suo pensiero l’etica è un egoismo ben calcolato (Epicuro).

(1)L’uomo agisce secondo il suo piacere, ossia cerca di perseguire i vantaggi (il bene); (2)ma ogni singolo uomo non riesce da solo ad ottenere ciò di cui ha bisogno, quindi (3)gli conviene unirsi agli altri uomini à è quindi per un egoismo (tornaconto) umano che nasce la società.

 

·          POLITICA

Come nasce lo stato? Per capire come nasce lo stato bisogna presupporre che gli uomini inizialmente si trovassero a vivere in uno stato di natura, cioè una finzione teorica che indica quella condizione in cui non era organizzato lo stato civile.

 

Secondo Hobbes lo stato di natura è una situazione di guerra poiché l’uomo non essendo sottoposto ad alcuna legge, se non a quella del più forte, tende al male per intrinseca necessità (“Homo homini lupus”) facendone derivare il pericolo di morte violenta: egli segue gli istinti, soprattutto quello di conservazione e per questo è portato ad aggredire gli altri.

 

Siccome quindi lo stato di natura è uno stato di instabilità e precarietà gli uomini trovano conveniente dare vita ad uno stato civile. In questo stato civile vige un patto sociale, un contratto: tutti gli uomini rinunciano al loro potere assoluto per consegnarlo nelle mani di un solo individuo (=reciproco disarmarsi); a tale patto tutti devono sottostare eccetto il sovrano, che resta quindi fuori da patto e non è obbligato a rispettarlo.

 


 

Hobbes quindi teorizza la necessità di un assolutismo monarchico, perché senza la paura l’uomo non rispetta i patti. Gli uomini sono tutti sudditi e non hanno diritto di ribellione e il sovrano non può essere revocato. Le libertà concesse sono solo in ambito economico e per quanto riguarda la religione personale; mentre invece la religione in quanto fenomeno pubblico deve essere sottoposta alle leggi del sovrano, che è il vero capo della Chiesa à Hobbes è in linea con l’atto di supremazia.