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                                                                                   Milesii filosofale

  Talete                                                              Anassimandro                                                        Anassimene                                                                                                                                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TALETE

 

 

 

Talete

 

    La maggior parte di coloro che primi filosofarono pensarono che princìpi di tutte le cose fossero solo quelli materiali. Infatti essi affermano che ciò di cui tutti gli esseri sono costituiti e ciò da cui derivano originariamente e in cui si risolvono da ultimo, è elemento ed è principio degli esseri, in quanto è una realtà che permane identica pur nel trasmutarsi delle sue affezioni. E, per questa ragione, essi credono che nulla si generi e che nulla si distrugga, dal momento che una tale realtà si conserva sempre. E come non diciamo che Socrate si genera in senso assoluto quando diviene bello o musico, né diciamo che perisce quando perde questi modi di essere, per il fatto che il sostrato – ossia Socrate stesso – continua ad esistere, così dobbiamo dire che non si corrompe, in senso assoluto, nessuna delle altre cose: infatti deve esserci qualche realtà naturale (o una sola o piú di una) dalla quale derivano tutte le altre cose, mentre essa continua ad esistere immutata. Tuttavia, questi filosofi non sono tutti d’accordo circa il numero e la specie di un tale principio. Talete, iniziatore di questo tipo di filosofia, dice che quel principio è l’acqua (per questo afferma anche che la Terra galleggia sull’acqua), desumendo indubbiamente questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido, e che perfino il caldo si genera dall’umido e vive nell’umido. Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di tutto. Egli desunse dunque questa convinzione da questo fatto e dal fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l’acqua è il principio della natura delle cose umide".

(Aristotele, Metafisica 983 b)

 

   

    “Il grande Talete meditava sui misteri del firmamento. In su erano rivolte le pupille sue. Ebbene, il sapiente cadde in un pozzo. E c’era una donna di Tracia: era serva ed era arguta e graziosa. Si dice che la servetta canzonasse il filosofo che agognava tanto conoscere le meraviglie dei cieli e intanto gli sfuggivano interamente le semplici cose giornaliere, vita che gli stava vicino. E questa canzonatura è opportuna, tale e quale, per quanti trascorrono la vita nella filosofia. E’ un fatto, quest’uomo non si occupa del suo prossimo, dei suoi vicini. E non solo per lui è indifferente ciò ch’essi fanno ma, quasi quasi, non sa se questo suo vicino sia un uomo o qualsiasi altro degno animale. Soltanto, egli profondamente medita; soltanto, si preoccupa di scoprire che cosa sia la natura dell’uomo, scruta quali doveri incombano a questa natura nell’azione e nella sopportazione”.

(Platone, Teeteto, 174b)

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  Anassimandro

Tra quanti affermano che [il principio] è uno, in movimento e infinito, Anassimandro, figlio di Prassiade, milesio, successore e discepolo di Talete, ha detto che principio ed elemento degli esseri è l'infinito [àpeiron], avendo introdotto per primo questo nome di principio [archè]. E dice che il principio non è né l'acqua nè un altro dei cosiddetti elementi, ma un'altra natura infinita, dalla quale tutti i cieli provengono e i mondi che in essi esistono: "da dove infatti gli esseri hanno l'origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo" e l'ha espresso con vocaboli alquanto poetici. E' chiaro che, avendo osservato il reciproco mutamento dei quattro elementi, ritenne giusto di non porne nessuno come sostrato, ma qualcos'altro oltre a questi. Secondo lui, quindi, la nascita delle cose avviene non in seguito all'alterazione dell'elemento, ma per distacco [dall'àpeiron] dei contrari a causa dell'eterno movimento.

[I Presocratici, a cura di G. Giannantoni, trad. it. di R. Laurenti, Roma-Bari, Laterza, 1983]

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    AnassimeneAnassimene

 

    Anassimene, milesio, figlio di Euristrato, amico di Anassimandro, come costui dice che la sostanza naturale che fa da sostrato è una ed infinita, ma non illimitata, come dice quello, bensì limitata, sostenendo ch'essa è l'aria. Dice ch'essa differisce da sostanza a sostanza per rarefazione e condensazione. Rarefacendosi diviene fuoco, condensandosi diviene vento, poi nube, poi, condensandosi ancor di più, acqua, poi terra, poi pietre, poi tutte le altre cose che derivano da queste. Anche costui fa eterno il movimento, grazie al quale avviene il mutamento. [ I Frammenti, Milano 1992]

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