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                                                                    Marx filosofale

MARX (1818 – 1883)

 

(Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Il positivismo e il marxismo dominarono gli anni centrali del 19esimo secolo, essi ebbero in comune la pretesa di fare uno studio scientifico della società, ma per molti altri aspetti si differenziavano:

-POSITIVISMO: visione positiva della società industrializzata e ha fede nel progresso e nell’industria (fede che verrà

                       smentita dalla stessa realtà à decadentismo);

-MARXISMO: analizza gli aspetti negativi della società, mettendo in mostra lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo(1),

                    l’alienazione delle merci (2), la condizione degli operai nelle fabbriche (3).

Infatti nel 1847 a Marx e ad Engels venne chiesto dalla Lega dei Giusti di pubblicare il manifesto del partito comunista, il quale è diventato uno dei testi più letti.

Marx ritiene che la società capitalistica si basa su principi sbagliati così propone una rivoluzione; inoltre riconosce il merito alla borghesia per aver saputo, a suo tempo, contrastare gli aristocratici e abbattere il feudalesimo, ora devono scende in campo a ribellarsi i proletari.

Marx era il figlio di un avvocato rinomato di Treviri, città della Germania, di origini ebraiche; egli proveniva da una famiglia di condizione economica agiata (Engels invece era il rampollo di una famosa casata inglese = ricchissimo). E’ da notare che sebbene provenissero da classi agiate passarono idealmente nelle classi operaie e diedero ai proletari gli strumenti necessari per la loro emancipazione.

Intraprese gli studi di giurisprudenza ma successivamente si dedicò alla filosofia (si avvicinò ad Hegel, filosofo dominante in quel periodo) e si laureò con una tesi intitolata “Sulle differenze tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro”: Marx sosteneva che Epicuro avesse formulato pensieri molto importanti, come la liberazione dalla paura, che necessariamente hanno condotto gli uomini verso la liberazione.

In quegli anni diventò imperatore Federico Guglielmo IV che instaurò un governo severo, non permettendo posizioni radicali, così Marx non poté intraprendere una carriera universitaria.

Max iniziò la sua carriera da filosofo-giornalista e scrisse alcuni articoli sulla “Gazzetta Renana”, che poi fu censurata perchè sosteneva posizioni radical-democratiche quali la libertà di stampa, di censura e la condizione di vita dei contadini.

Nel 1843 divenne ricercato e dovette lasciare la Germania; così si rifugiò a Parigi dove si erano formati alcuni sindacati così egli tenne lezione agli operai, avvicinandosi al socialismo; conosce Engels e aderisce alla Lega dei Giusti ed entrambi diedero un contributo notevole per la nascita della 1° internazionale (1846).

*Opere giovanili:

“Critica della filosofia del diritto pubblico di Hegel”

“Manoscritti economico filosofici del 1844” à teoria dell’alienazione

“Questione ebraica”

“Tesi si Feuerbach”

“Miseria della filosofia” à critica a Proudhon

“La sacra famiglia”  

“Ideologia Tedesca” à approdo al comunismo        __ insieme ad Engels

“Manifesto del partito comunista”

Marx decide di lasciare Parigi per trasferirsi a Bruxelles e nel 1848, anno dello scoppio delle rivoluzioni, rientra in Germania dove fa un appello ai socialisti consigliando loro di appoggiare queste rivoluzioni nazional-borhesi, perché solo dopo l’intervento dei borghesi avrebbe potuto avere luogo la rivoluzione comunista (visione deterministica, a tappe ben precise). Dopo che prevalse la soluzione piccolo tedesca lascia di nuovo la Germania e si trasferisce in Inghilterra dove vive in miseria, gli muoiono i figli e viene sostenuto solo da Engel; nonostante questo, il periodo inglese fu quello più proficuo della sua produzione:

Pubblica a Londra il primo volume del “Capitale” à analisi scientifica approfondita su tutta la realtà capitalistica  (gli altri

                                                               ↓           due volumi verranno pubblicati postumi da Engels).

In questa opera disse: “Io non scrivo ricette per l’osteria dell’avvenire, io analizzo la società e cerco di individuarne le contraddizioni che caratterizzano la società, in questo modo baserò la rivoluzione su qualcosa di necessario” à in ogni società ci sono delle contraddizioni che diventano esplosive e provocano rivoluzioni, infatti secondo Marx la storia proseguiva per salti rivoluzionari (il positivismo invece sosteneva un progressivo divenire della storia).

Altre opere:

“Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica”, conosciuti anche come “Grundrisse” à secondo Marx

                                                                                    l’economia politica fornisce l’anatomia della società quindi

                                                                                    criticando l’economia politica avrebbe potuto anche criticare la

                                                                                    società capitalistica à critica gli economisti classici accusandoli

                                                                                    di aver legittimato il capitalismo.

“Lotte di Classe in Francia 1848 – 1850”

“Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte” (con la rivoluzione francese erano stati cambiati i nomi ai mesi)

 

Marx partì con la critica e la rielaborazione di 3 filoni di pensiero:

1.             economia politica classica inglese (Ricardo, Smith);

2.             filosofia classica tedesca (Hegel);

3.             pensiero politico francese (socialismo utopistico con Saint Simon e Proudhon)

 

CRITICA AI GIOVANI HEGELIANI

Marx da giovane si avvicinò molto ai giovani hegeliani, non appartenendo però né alla destra né alla sinistra hegeliana.  Successivamente però iniziò ad accusarli di operare una critica solo teorica della realtà poichè non facevano concretamente nulla per modificarla e li definì “PARTITO DEL CONCETTO” (ossia chi muove una critica solo teorica lasciando la realtà così com’è).

     └ secondo Marx la filosofia deve diventare una forza materiale che trasforma il mondo, deve essere PRASSI RIVOLUZIONARIA [Infatti anche nell’11esima Tesi su Feuerbach Marx scrisse: i filosofi hanno finora variamente interpretato il mondo, ora si tratta di trasformarlo”].

                                                  ↓

Se si vuole raggiungere l’emancipazione completa dell’uomo non ci si può fermare al risultato a cui è giunta la borghesia, sebbene già questa sia stata una grande conquista, la più grande conquista ottenuta dalla rivoluzione francese (rivoluzione borghese): l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Marx NON disprezza la borghesia, ma spiega che l’emancipazione politica non è abbastanza à la rivoluzione si deve realizzare anche rispetto alle condizioni materiali di vita. à Marx non sostiene dunque che tutti devono essere ricchi uguali, ma tutti devono avere il diritto al lavoro: es. se si lascia un cittadino senza lavoro, come faccio a dire che quello ha gli stessi diritti degli altri? Bisogna consentire che ogni cittadino abbia una certa dignità.

La borghesia ha quindi avuto una funzione storicamente importantissima, ma ora è diventata una classe conservatrice e deve intervenire il proletariato con una rivoluzione.

 

QUESTIONE EBRAICA

Affronta i problemi dei cittadini ebrei di allora, i quali non godevano di tutti i diritti degli altri uomini:

Il problema non è l’emancipazione degli ebrei, cioè far guadagnare loro gli stessi diritti degli altri uomini, ma emancipare la società rispetto all’ebraismo (e rispetto a tutte le altre religioni).

        └Marx riprese la famosa frase di Voltaire “La religione è l’oppio dei poveri”: la religione è una soddisfazione illusoria alle problematiche e ai desideri che l’uomo non riesce a realizzare in terra à Marx vuole cambiare la realtà in modo da non aver più bisogno dell’oppio e di darsi risposte illusorie (visione simile a quella di Feuerbach).

 

CRITICA DELLA FILOSOFIA HEGELIANA DEL DIRITTO PUBBLICO

Marx muove una critica ad Hegel simile a quella di altri autori.

Hegel (politica) ha posto:

-lo stato come incarnazione dello spirito dunque ha posto all’origine lo stato,

-la società civile come espressione di questo stato.

Hegel ha quindi capovolto la realtà, idealizzando lo stato e considerandolo eterno, ma lo stato invece deriva dal cittadino e dunque il cittadino e le istituzioni non sono manifestazioni ma sono storicamente determinati.

      └L’assolutizzazione dello stato è un’universalità illusoria, non reale dunque non basta l’affermazione “gli uomini davanti alla legge solo uguali”, ma deve essere riempita di contenuti concreti così da superare le disparità: l’emancipazione politica non è l’emancipazione umana.

 

MANOSCRITTI ECONOMICI-FILOSOFICI DEL 1844

Opera che sarà pubblicata postuma (un secolo dopo) intorno al 1932: con essa si scopre un Marx più umanista, invece fino ad allora si conosceva solo quello scientifico. Opera importante per la teoria dell’alienazione.

 

*1° parte à critica nei confronti dell’economia politica classica inglese (Ricardo, Mill e Smith)

                        Li accusa di aver inteso le leggi della produzione capitalistica come leggi naturali dell’umanità e quindi immodificabili, perpetue, che non cambiano mai (infatti Mill distingueva produzione e distribuzione, solo su quest’ultima era possibile intervenire) à in tal modo giustificarono e legittimarono il capitalismo.

≠ per Marx le leggi della produzione capitalistica non sono naturali ma storicamente determinate quindi non sono valide sempre, ma cambieranno in base al tipo di produzione (infatti il tipo di produzione cambia: i primissimi uomini cacciavano e raccoglievano frutti, in un secondo momento vennero introdotti gli schiavi, per poi passare nel Medioevo ai servi della gleba ).

 

*2° parte à teoria dell’alienazione

                        Il termine alienazione venne coniato dalle filosofie medievali per indicare il momento precedente l’estasi, in cui vi è la perdita di sé stessi, una sorta di smarrimento e si inizia a dimenticarsi del proprio egoismo (nel linguaggio giuridico di oggi, alienare = perdere, cedere qualcosa).

Marx riprende Hegel (il quale aveva parlato di alienazione per indicare il momento in cui l’idea si fa natura) e lo critica per aver parlato di alienazione dal punto di vista mistico, astratto, avendo così capovolto la realtà.

≠ da come aveva operato Hegel, Marx ritiene che la vera alienazione si trovi nell’ambito della produzione, del lavoro.

                                                                                             └ Cosa è il lavoro? è l’attività nella quale gli esseri umani si realizzano, ossia oggettivano la loro essenza = l’uomo realizza nel prodotto la sua essenza (la mette fuori di sé).

Nella realtà capitalistica accade che l’oggettivazione (il lavoro stesso) si trasforma in alienazione a causa della proprietà privata dei mezzi di produzione con i quali si lavora:

1)quando un operaio produce un oggetto in fabbrica esso si allontana dalle sue mani e diventa possesso del capitalista;

2)ma nel prodotto vi è l’essenza del produttore dunque colui che lo ha prodotto perde la sua essenza: “nel capitalismo più gli operai lavorano, più poveri diventano” à infatti il termine alienazione può anche essere spiegato con l’espressione “perdita di sé”.

3)L’insieme di tutti i prodotti costituisce il capitale, il quale non solo si allontana dai suoi produttori, ma “si innalza anche davanti a loro emergendo come una potenza minacciosa che li domina”.

4)Nel ciclo produttivo inoltre il lavoratore non controlla tutto il procedimento (non vede il prodotto finito a causa della catena di montaggi).                           ↓

                                       Di fronte a questa realtà alienata bisogna attuare una rivoluzione: essa deve abolire la proprietà privata in modo da non causare più l’alienazione: si avrebbe così la riappropriazione di ciò che era stato alienato à la proprietà dei mezzi di produzione diventerebbe pubblica (i mezzi sono della comunità).

LA RIVOLUZIONE COMUNISTA è la negazione della negazione, poiché:

-il capitalismo à negazione dell’essenza umana;

-rivoluzione comunista (sintesi) à riappropriazione dell’essenza umana e quindi la negazione della negazione.

[si parla di alienazione anche in ambito letterario-aristico à Pirandello]

              

MATERIALISMO STORICO Opere: * Ideologia tedesca (1); * Manifesto (2); * Tesi su Feuerbach (3).

1)Marx critica definitivamente i giovani hegeliani, che pur criticando Hegel, non sono riusciti ad andare oltre Hegel, non capendo che “le catene che tengono legati gli uomini non risiedono nei modi di pensare, ma nelle condizioni materiali di vita” à secondo il loro pensiero era sufficiente una critica teorica che potesse modificare la coscienza e dunque la realtà.

Secondo Marx la filosofia deve diventare una forza materiale che trasforma il mondo, deve essere PRASSI RIVOLUZIONARIA che modifica la realtà portando all’emancipazione completa dell’uomo, che non si ottiene solo con  l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (emancipazione politica), ma è necessaria una rivoluzione anche rispetto alle condizioni materiali di vita.

   ë La coscienza non è qualcosa di puro, ma è un prodotto storico che si forma e cambia nel corso della storia à dunque non è sufficiente trasformare la coscienza degli uomini, ma bisogna modificare la realtà perché “non è la coscienza che determina l’essere sociale, ma è l’essere sociale che determina la coscienza” (≠ la coscienza da Hegel è vista come qualcosa di originario, che viene prima à per Marx viene prima la vita materiale).

                                                          ↓           

Da ciò si determina il concetto di STRUTTURA (= essere sociale) e SOVRASTRUTTURA (= coscienze).

1) alla base di ogni società umana vi è una struttura economica, ossia le forze produttive (Marx dava una grande importanza all’economia politica definendola “la scienza che studia l’economia fornisce l’anatomia della società”).

2) su di essa si eleva una sovrastruttura, che comprende quel campo vastissimo delle produzioni intellettuali e spirituali (politica, scienza, filosofia, arte, leggi, religione = rapporti di produzione).

    ë la sovrastruttura non ha una vera e propria autonomia perché, in ultima analisi, dipende dalla struttura economica à dunque la struttura determina la sovrastruttura (come l’essere sociale determina la coscienza).

Questo rapporto però non va inteso come meccanico e diretto, ma è un rapporto storico e dialettico: si realizza e cambia nel corso della storia (storico), e non è a senso unico poiché la sovrastruttura a volte può rendersi autonoma e agire sulla struttura (ad esempio una guerra che inizia per motivi ideologici o religiosi).

-All’inizio di una società struttura e sovrastruttura sono in sintonia e collaborano tra loro per la produzione e lo sviluppo;

-ma le forze produttive si sviluppano più rapidamente delle idee e quest’ultime tendono ad invecchiare;

-la struttura ad un certo punto, se vuole progredire, deve necessariamente entrare in contrasto con la sovrastruttura e quindi le forze produttive devono scontrarsi con le idee tradizionali à la rivoluzione è dunque anche una necessità sociale affinché la produzione possa progredire (lo sviluppo del proletariato andrà in contrasto con la sovrastruttura borghese, quindi sarà necessaria una rivoluzione).

 

2)Marx e Engels nel 1847 ricevettero dalla “Lega dei giusti”, che in un secondo momento si chiamerà “Lega dei comunisti”, l’incarico di scrivere il programma di questa organizzazione e così elaborarono il MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA. In quest’opera Marx:

·          sostiene che il motore della storia è la lotta di classe (tra classe dominante e classe dominata), e che quindi la storia proceda per salti rivoluzionari;

·          individua 3 diversi tipi di socialismo:

     1_utopistico, che ritiene di poter risolvere i problemi prefigurando una società perfetta,

     2_borghese-conservatore,

     3_reazionario;

            └definisce il suo socialismo scientifico poiché propone un’analisi scientifica della realtà il cui risultato è l’esigenza oggettiva di una rivoluzione;

·          riconosce grande importanza alla borghesia, perché è stata a suo tempo una classe rivoluzionaria che aveva abbattuto il feudalesimo, dando vita al capitalismo; ora però la classe rivoluzionaria è il proletariato e quest’ultima deve abbattere la borghesia, ora classe dominante.

 

Critica mossa a PROUDHON = socialista utopistico

Egli è il padre teorico dell’anarchia; per lui bisognava creare tante piccole comunità autonome.

Scrisse “Che cos’è la proprietà?” à egli la definisce la proprietà privata un furto e di conseguenza sostiene debba essere abolita, ma riteneva giusto dare il possesso in usufrutto.

Marx non definisce la proprietà un furto, in quanto risponde alle leggi del proprio paese e della propria epoca storica.

   ë il problema è che la proprietà privata è qualcosa di negativo che mina la società causando violenza, ingordigia perché

     costituisce alienazione à ma la proprietà non è un furto poiché è data dalla legge, ma un’associazione ingiusta della società.

Proudhon suggerisce di rendere tutti proprietari, ma per Marx la soluzione è quella di abolire la proprietà dei mezzi di produzione.

 

3)Marx critica Feuerbach con le famose “Tesi su Feuerbach” superando il suo materialismo.

                                                                                                                         └ Il materialismo di Feuerbach ha un limite: considera l’oggetto (la realtà) solo come realtà sensibile e non come qualcosa che si trasforma continuamente.

Quando considera l’uomo lo concepisce come un essere naturale, senza tener conto della sua attività di trasformazione sulla natura à “Gli esseri umani vivono in una realtà che non è solo naturale, ma anche artificiale, che ha creato egli stesso”.

    ë materialismo storico: gli esseri umani non lasciano la natura come la trovano, ma la trasformano nel corso della storia; gli altri vengono definiti materialismi metafisici, perché non cambiano la sostanza delle cose.

11esima tesi dice che: “i filosofi hanno finora variamente interpretato il mondo, ma in realtà si tratta di trasformarlo”: la filosofia non deve limitarsi a una critica teorica del mondo, ma deve essere una forza materiale che lo modifichi.

 

IL CAPITALE

Opera scientifica in 3 volumi (gli ultimi 2 furono pubblicati da Engels).

Il capitale è l’insieme delle merci, di ciò che viene prodotto ed è una potenza che domina il mondo (i proprietari di capitali contano di più del singolo stato).

1)       TEORIA DEL VALORE: L’opera inizia con un’analisi della merce, ossia un oggetto che ha un valore d’uso e un valore di scambio:

-il VALORE D’USO consiste nella qualità che ha un dato oggetto ed è quindi qualitativo in quanto ha a che fare con la

                           sfera soggettiva;

-il VALORE DI SCAMBIO permette alla merce di essere scambiata con altre merci differenti o con il denaro; in quest’ultimo caso è necessario che ci sia un quantitativo, un quantum, che li renda equivalenti.

                                                                   └ L’elemento quantitativo non può basarsi sul valore d’uso, ma dipende dalla quantità di lavoro necessaria per produrre merce: tale quantità non corrisponde al lavoro concreto, ma al lavoro sociale, astratto, che si basa sull’energia lavorativa (non si basa sul tempo soggettivo).

                                                                  

 

In una merce quindi c’è lavoro umano, infatti in ogni merce sono importanti i rapporti umani.

      └ L’errore del capitalismo è proprio dimenticarsi di ciò e così di cade nel feticismo, nel quale gli oggetti sono considerati dei feticci.

Un ulteriore rischio è trasformare i rapporti umani in rapporti tra cose.

      └ In tal caso si verifica il fenomeno della reificazione (da RES = cosa), che vede gli oggetti che si animano di vita propria e ci dominano (ripresa della teoria dell’alienazione).

                                                                     ↓

Nel capitalismo il lavoro stesso è considerato come una merce: l’energia umana (la forza-lavoro) viene venduta e comprata nel mercato come tutte le altre merci (non è comunque nulla di illegale, perché avviene secondo la legge) e ▪ha un valore di scambio, che dipende dall’energia utilizzata per produrla (come le alte merci) à cioè

             l’energia umana vale quanto valgono i mezzi di sostentamento necessari per tenere l’operaio in vita.

            ▪I salari si alzano e si abbassano in base alla disponibilità di forza-lavoro (la presenza di molti disoccupati

             tende ad abbassare i salari).

            ▪Marx dice che la forza lavoro viene trattata come una merce, ma essa è una merce particolare, perché oltre

             ad essere usata e consumata, produce valore.

[Es. un operaio riceve 100 per 8 ore di lavoro; lui produce 100 in 3 o 4 ore, e le altre ore di lavoro (plus lavoro) produce un plus valore che va nelle mani del capitalista; ma se le industrie fossero nazionalizzate il plus-valore andrebbe in mano alla comunità]. à Qui si annida lo sfruttamento del lavoro operaio.

2)       LEGGE DI FINANZIAMENTO DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO:

Nel capitalismo vi è una produzione.

Marx prende come società teorica una società mercantile mai esistita nella quale: si produce una merce, si scambia con denaro, e si compra altra merce. La formula della produzione è: M-D-M (merce-denaro-merce).

Nella società capitalistica questo scambio non è finalizzato a comprare le merci necessarie, ma a incrementare il capitale. La formula di produzione diventa: D-M-D1 (D1>D).

D (somma iniziale che ho investito) = capitale costante (CC) + capitale variabile (CV) [D = CC + CV]

            └ CC è la parte del capitale iniziale investito per produrre e va al pagamento di capannoni e macchinari; esso ha cifre stabili e tende a rimanere costante perché non ha un margine di guadagno elevato.

             └ CV è la parte del capitale destinata ai salari; col CV, invece, riesce a guadagnare di più tenendo i salari

                bassi.

Quindi il saggio di profitto è SP = D1 – D (D1 è il capitale che ho alla fine del processo produttivo ed è D1 > D).

-Il capitalista deve realizzare questa differenza D1 > D: come la realizza?

Una parte del plus valore intascato dal capitalista viene reinvestito per ingrandire la fabbrica, migliorare il prodotto ed espandersi (è la tendenza alla concorrenza che spinge il capitalista ad espandersi).

-Ingrandendosi continuamente, aumenta il numero degli operai à aumenta il CV à D aumenta à D1 tende a diminuire.

-Per rimediare il capitalista ha delle strategie e può intervenire in differenti modi:

         ▪sfruttando gli operai che ha a disposizione;

         ▪acquistando nuovi macchinari che svolgano il lavoro di più operai e licenziare gli operai (i capitalisti hanno

          l’interesse di tenere una disoccupazione “di riserva” perché la concorrenza tra i lavoratori fa tenere bassi i

          salari). à comprando altre macchine si diminuisce il CV, ma si aumenta il CC.

                               └ legge della caduta tendenziale del SP: a lungo andare (non nell’immediato perché si riescono a trovare delle soluzioni), a causa dell’espansione del capitalismo e del numero di lavoratori, il SP tende a diminuire in termini relativi.                       ↓

                                                    Marx individua la contraddizione tra struttura (forze produttive) e sovrastruttura (rapporti di produzione) nel capitalismo:

Il capitalismo ha la tendenza ad espandersi continuamente à aumentano gli operai à tendenza inarrestabile alla socializzazione progressiva della produzione che inizia ad entrare in contrasto con la vecchia sovrastruttura borghese, che vuole che i prodotti restino in mano ai capitalisti, mentre gli operai vogliono che siano della comunità (socializzare il prodotto) à questa è una contraddizione oggettiva che oggettivamente porta al socialismo (il socialismo di Marx era scientifico, non utopistico).

        └ Marx individua in ogni società la linea di sviluppo che:

                           -o andrà avanti

                           -o tornerà alle barbarie à è necessaria una rivoluzione: gli operai se vogliono continuare ad espandersi verso la socializzazione, devono rompere l’involucro vecchio delle leggi.

                                                          ↓

Il “capitale” ha come sottotitolo: “Per la critica dell’economia politica”: gli economisti classici ritengono che le leggi della produzione capitalistica siano eterne, immodificabili; Marx non è d’accordo: si può intervenire nelle leggi della produzione, perché sono storicamente determinate = cambiano quando cambia il modo di produzione. Egli proponeva:

-prima di cambiare la struttura materiale;

-in modo che cambi anche la sovrastruttura.

Segno di crisi della società capitalista: c’è la tendenza delle aziende, ad essere in mano non a grandi proprietari, ma a grandi dirigenti, che sono salariati à come verso il tramonto della società feudale il potere amministrativo e giudiziario era nelle mani di dipendenti.

 

RIFLESSIONI POLITICHE

Non vi dedicò opere perché la politica fa parte della sovrastruttura, non è indipendente.

Egli valuta positivamente lo stato borghese, perché dimostra come si svolge la lotta di classe; ma vi è anche una valutazione negativa, in quanto lo stato altro non è che il consiglio di amministrazione della borghesia.

       └ Lo stato non è neutro, ma è determinato dai rapporti di forza e di dominio che ci sono nella struttura economia (la classe dominante è la borghesia e le idee dominanti sono le idee della classe dominante, che ha in mano gli strumenti di comunicazione).

2 fondamenti:

1)      la democrazia diretta: il popolo non elegge rappresentanti, ma l’assemblea popolare decide direttamente senza la mediazione dei rappresentanti(es. soviet);

2)      autogoverno dei produttori: i cittadini decidono politicamente e conducono la propria fabbrica mediante la pianificazione dell’economia (es. piani quinquennali anni ’30).

La rivoluzione deve portare all’esproprio dei capitalisti e quindi è necessaria una temporanea dittatura del proletariato (per lui era la dittatura della stragrande maggioranza, contro pochi capitalisti).

 

Critica contro gli anarchici ≠ dal marxismo:

-Per l’anarchico la rivoluzione deve portare all’immediata estinzione dello stato (piccole comunità che si autogestiscono); per Marx porta a uno stato ancora più accentrato (dittatura temporanea del proletariato per poter espropriare i capitalisti), e solo dopo questa fase lo stato si estingue.

-Per gli anarchici il soggetto rivoluzionario sono i contadini, per Marx il proletariato.

 

Critica contro i social-democratici (riformisti): arrivare pacificamente al socialismo.

-Marx li critica perché hanno una visione dello stato come se fosse neutro, e dipende da chi prende il potere à lo stato non è uno strumento neutro, ma è condizionato dai rapporti di forza nell’economia, che è dominata dalla borghesia à non basta vincere le elezioni.

 

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