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Tra filosofia e scienza

Filosofia

Storia

Varia

David Lindley, Incertezza, Einaudi, Torino 2008

    H. Arendt, La banalità del male, Feltrinelli 2006 (I ed. 1964)

Charles Seife, Alfa e Omega, Bollati-Boringhieri, 2005

     

AA.VV., L'idea del tempo, Utet 2005

     
       
       
       
       
       
       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Lindley, Incertezza, Einaudi, Torino 2008

Il recente libro di Lindley ricostruisce con grande chiarezza l'origine e lo sviluppo del principio di incertezza (più conosciuto come principio di indeterminazione), a partire dall'elaborazione da parte di W. Heisenberg nel 1927. Facendo interagire molto agilmente l'itinerario epistemologico con la storia personale dei protagonisti e con l'evolversi politico della drammatica storia europea di quegli anni, l'autore delinea un  quadro per molti versi appassionante del periodo d'oro della ricerca scientifica nel campo della fisica, periodo iniziato con le scoperte scientifiche degli ultimi anni del XIX secolo (la scopertà della radioattività, l'individuazione dell'elettrone, ecc.) con l'elaborazione della teoria dei quanti da parte di M. Planck e della teoria della relatività da parte di A. Einstein. La parte forse più interessante del libro è costituita dalla chiarificazione del vero senso del principio di indeterminazione, che va oltre l'interpretazione comune che lo considera come l'attestazione del fatto che, quando ci volgiamo a studiare il mondo subatomico, modifichiamo col nostro intervento la realtà (per esempio, posizione e velocità di una particella) che vogliamo analizzare. Questo è vero ma, in realtà, il principio di incertezza ci parla di qualcosa di più sconvolgente, vale a dire del fatto che sarebbe la realtà stessa, a quel livello, ad essere indeterminata, nel senso che noi non possiamo conoscere in anticipo il comportamento della particella, ma solo dopo che abbiamo effettuato la misurazione. Ciò significa il venir meno dell'oggettività e della visione deterministica. La realtà sembra, dunque, essere caratterizzata da una sorta di spontaneità, dal fatto cioè che il comportamento della particella non ha una causa determinata ma sarebbe il risultato di una  di "scelta" che si determina solo dopo il nostro intervento, mentre prima di esso esisterebbe appunto una situazione di "sospensione",  di indeterminazione appunto. Lindley ci racconta anche l'opposizione che Einstein mostrò fino alla fine nei confronti di questa interpretazione (che è passata alla storia come "interpretazione di Copenaghen") da lui ritenuta non corretta o incompleta. Einstein rimarrà convinto della  possibilità di una interpretazione realistica del mondo, della possibilità di una visione oggettiva della realtà. Secondo lui, l'incertezza è dovuta alla nostra insufficienza gnoseologica e non ad un carattere proprio della realtà. E però, la teoria quantistica risulta valida nelle sue applicazioni sperimentali, anche se qualche aspetto della sua descrizione della realtà può provocare sconcerto. La conclusione del libro merita una citazione: "Einstein aveva ragione ... quando si lamentava che la meccanica quantistica poteva offrire solo un quadro incompleto del mondo fisico. Ma forse Bohr aveva ancora più ragione a credere che questa incompletezza non fosse soltanto inevitabile ma realmente necessaria. Arriviamo ad un paradosso che sarebbe piaciuto a Bohr: è solo grazie ad un inesplicabile atto iniziale di incertezza quantistica che ha avuto origine il nostro universo, dando il via ad una catena di eventi che hanno portato alla comparsa sulla scena di noi che ci domandiamo quale impulso originario abbia portato alla nostra esistenza" (pp. 225-226).

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Charles Seife, Alfa e Omega, Bollati-Boringhieri, 2005

    Charles Seife delinea un utile quadro delle problematiche attuali della ricerca nel campo della fisica teorica: origine dell'universo, forma dell'universo e dello spzio-tempo che lo caratterizza, destino dell'universo in relazione alla quantità di materia in esso presente, e dunque le questioni della materia oscura, dell'anti-materia, ecc. Interessante, nell'ambito della ricostruzione della storia dell'universo, l'individuazione di una possibile storia della materia che ha i momenti salienti nella fase iniziale del Big bang, dell'inflazione, della condensazione del plasma di quark e gluoni, della nucleosintesi, della ricombinazione, della rionizzazione, ecc. Il problema più avanzato della fisica teorica è quello di risolvere il contrasto tra la teoria dei quanti (che studia il comportamento di oggetti microscopici come elettroni e protoni) e la relatività (a cui obbediscono oggetti grandi e pesanti come le stelle e le galassie). Le due teorie sono incompatibili e dove i loro domini si intersecano c'é lo scontro. Ora, un luogo dove le due teorie si intersecano è la singolarità da cui è nato l'universo, il seme subatomico che avrebbe dato vita al big bang. In quella realtà, una massa enorme (spiegata dalla relatività) si trovò compressa in uno spazio molto piccolo (il che sposta la descrizione dell'oggetto nell'ambito della meccanica quantistica). La stessa situazione si verifica all'interno di un buco nero. Ecco, finché non si riuscirà ad unificare la teoria della relatività con la meccanica quantistica in un'unica teoria (una gravitazione quantistica, insomma) non sarà possibile spiegare  cosa accade all'interno di un buco nero né che cosa accadde durante il big bang. In appendice è proposto un utilissimo glossario dei termini più importanti utilizzati in fisica teorica.

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AA.VV., L'idea del tempo, Utet 2005

    Un'affascinante ricerca sui vari aspetti del tempo e sulle sue diverse implicazioni relativamente all'origine e alla evoluzione dell'universo. Dagli orologi naturali alle idee culturali del tempo sviluppate dalle diverse civiltà, allw tecniche di misurazione, ecc.: tutto mostra l'enorme importanza che il tempo e la sua idea svolgono sia nella storia dell'universo sia nella nostra esistenza quotidiana. Abbiamo poi la trattazione delle implicazioni del concetto di tempo nell'ambito della ricerca della fisica teorica: l'universo è tutto ciò che esiste o il nostro è solo uno degli infiniti universi che formano un multiverso eterno e infinito? Lo spazio e il tempo sono nati col nostro universo (nel momento del big bang) o esistevano anche prima? Perché nello spazio possiamo muoverci in più direzioni, anche opposte, mentre nel tempo la direzione è unica, dal passato al futuro? (Si può qui accennare al fatto che Stephen Hawking ha proposti di considerare anche un "tempo immaginario" che interseca quello reale d angolo retto, consentendo quindi anche in ambito temporale l'individuazione di più dimensioni. Si può consultare, a questo proposito, S. Hawking, Buchi neri e universi neonati, Rizzoli 1993). Gli autori del libro sono Margherita Hack che, tra le altre cose, tratta del modo in cui la concezione dello spazio e del tempo è cambiata con la relatività einsteiniana, per cui si parla non più di spazio e tempo separati, ma di un'unica dimensione: lo spazio-tempo; Rosolino Buccheri, che affronta la questione del tempo nell'ambito della rivoluzione quantistica; e Pino Battaglia, che esamina il concetto del tempo nella storia del pensiero,dalle antiche civiltà al XX sec.

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Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli 2006

    Un'inviata d'eccezione, la filosofa H. Arendt, segue il processo contro Otto Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme nel 1961, dopo che il criminale nazista è stato catturato dai servizi segreti  israeliani a Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960. Dagli articoli che Arendt pubblica sul "New Yorker" nasce questo libro in cui la pensatrice riflette in termini morali, politici e giuridici sullo sterminio del popolo ebraico tentato dal regime nazista, sul significato della responsabilità individuale, sulla presenza del male nel mondo. L'approdo della sua riflessione è la scomoda constatazione dell'assoluta "banalità" del male, della sconcertante "normalità" che fece da sfondo agli inenarrabili crimini  di cui Eichmann e i suoi collaboratori si macchiarono.

    "Naturalmente, i giudici sapevano che sarebbe stato quanto mai confortante poter credere che Eichmann era un mostro, anche se in tal caso il processo sarebbe crollato o per lo meno avrebbe perduto tutto il suo interesse. Non si può infatti rivolgersi a tutto il mondo e convoare giornalisti dai quattro angoli della terra soltanto per mostrare Barbablù in gabbia. Ma il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica - come già detto e ripetuto a Norimberga dagli imputati e dai loro patroni - che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generis humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce mai" (p. 282).

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