Crea sito
                                                                         Storia filosofale

L’ITALIA NELL’ETÁ DELLA SINISTRA

 

 (Appunti a cura di Simone Oldani, studente della VA  del Liceo Scientifico "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

 

L’Italia verso la fine dell’800 si presentava come un Paese arretrato e prevalentemente agricolo, anche se in alcune zone vi erano insediamenti industriali concentrati maggiormente nella Pianura Padana. L’Italia era uno di quei Paesi in cui il nuovo nasceva in un contesto arretrato. La Destra storica fronteggiò i numerosi problemi sorti dopo l’unificazione d’Italia. Riuscì a risolvere : l’unificazione del Paese dal punto di vista amministrativo, sconfisse il brigantaggio, e nel 1875 raggiunse la parità di bilancio. Nel 1876, anno in cui può esaltare il suo massimo risultato, la Destra è costretta a cedere il potere alla Sinistra. Per i liberisti, che facevano parte della Destra, la parità di bilancio era quasi un dogma, ma questa parità si ottenne facendo gravare il risanamento sulle classi più povere ( vd. tassa sul macinato ). Nel 1876 la Destra va in crisi e la preferenza degli elettori si sposta verso la Sinistra. Già nel 1874 si andava delineando questo esito poiché l’elettorato aveva fatto aumentare i deputati di Sinistra in Parlamento. La crisi venne determinata dalla questione riguardo la statalizzazione delle ferrovie. Non tutto il partito di Destra era unanime della decisione, di conseguenza il governo perde la maggioranza e deve dimettersi. La caduta venne poi confermata nello stesso anno dalle elezioni. Il governo della Sinistra fu guidato da Agostino Depretis. La fine del governo di Destra è definitiva ( cfr. alternanza dei governi in Inghilterra ) poiché la Sinistra storica rimarrà al potere per lungo tempo anche grazie al fenomeno del trasformismo, una sorta di clientelismo, che si verificò in particolare sotto il gabinetto di Depretis. Si determinò dunque una forte maggioranza che escluse le posizioni più radicali. Molti esponenti della Destra in cambio di favori si trasferirono alla Sinistra, che annacquò in suo programma portando avanti valori comuni. Depretis portò avanti il programma annunciato a Stradella, il quale prevedeva : 1) allargamento suffragio elettorale; 2) scuola elementare gratuita, laica e obbligatoria; 3) ampliamento dell’inchiesta parlamentare in merito alle condizioni di vita nelle campagne; 4) maggior indipendenza alle autorità locali; 5) abolizione tassa sul macinato. Nel 1877 venne approvata la legge Coppino, che sostituiva la legge Casati e prevedeva i primi due anni di scuola elementare obbligatori. Ma come non fu realizzato il fine della prima legge così accadde anche per questa seconda. Essa rimase sulla carta perchè : 1) c’erano poche scuole e gli insegnanti erano mal pagati; 2) le scuole erano distanti dai borghi rurali; 3) i bambini contribuivano al sostentamento delle famiglie più povere. Solo nell’età giolittiana il grave problema dell’analfabetismo verrà risolto. Venne approvata anche una nuova legge elettorale : si passò dal 2.2 % di votanti al 7 %. Il suffragio era maschile e censitario, rimanevano esclusi gli analfabeti , i poveri e le donne. Venne inoltre fatta un’inchiesta seria sulle condizioni di profonda miseria delle campagne, colpite da malattie come la pellagra ( al Nord ), dovuta ad un’alimentazione basata sul mais e colpisce il sistema nervoso, o la malaria ( al Sud ). Di questo tutta la classe dirigente ne venne informata ma nessuno fece nulla perché per poter cambiare qualcosa sarebbe stata necessaria una rivoluzione.  Nemmeno il decentramento venne messo in atto poiché si temeva di un indebolimento del potere centrale. La crisi del 1973, provocata dalla sovrapproduzione in ambito industriale e dall’arrivo di grano americano in agricoltura, colpì anche l’Italia. Nell’ambito della politica economica la Sinistra storica portava avanti una politica protezionistica e rappresentava gli industriali, mentre la Destra rappresentava gli agricoltori e prediligeva una politica liberista. Anche gli agrari che però subirono la crisi si convertirono al protezionismo. Depretis concesse nel 1887 la cosiddetta Tariffa generale, con la quale si realizza un’alleanza tra Destra e Sinistra e si forma un blocco conservatore simile a quello tedesco, che venne definito da Gramsci blocco agrario-industriale. Questo blocco chiedeva in politica interna autoritarismo verso gli operai, mentre in politica estera uno slancio imperialistico. Depretis per equilibrare le riforme che aveva concesso alla Sinistra, dà il via ad una politica imperialistica nel Corno d’Africa. Gli interessi del blocco agrario industriale saranno in seguito portati avanti da Francesco Crispi, che per il suo pugno di ferro contro i socialisti in politica interna venne chiamato il piccolo Bismarck. Le masse contadine, di fronte alla crisi, non reagirono più con il brigantaggio, ma ci fu un grande processo di emigrazione verso Paesi stranieri. Questa emigrazione proseguirà fino alla metà del ‘900. Ci fu un’emigrazione di tipo definitivo verso le Americhe e una di tipo stagionale verso Paesi come la Germania, la Svizzera e la Francia. La reazione questa volta fu dunque di tipo passivo. Non tutti e non in ogni parte d’Italia seguirono questo tipo di direttiva. In questi anni nacquero infatti le Camere del Lavoro, le cooperative e le leghe contadine. Si cominciò a prendere consapevolezza di una forza di massa per ottenere dei diritti. Andrea Costa, primo deputato socialista nel Parlamento italiano, fondò il Partito Socialista rivoluzionario di Romagna. A Milano nel 1882 venne fondato il Partito operaio italiano. Accanto alle organizzazioni rosse andarono a svilupparsi anche cooperative e leghe bianche in contrato ai socialisti. All’intero dei cattolici si può ancora ritrovare la distinzione tra : transigenti, coloro che partecipavano attivamente alla vita pubblica, ed intransigenti, coloro che non partecipavano solo alle elezioni politiche nazionali ). Questa frattura durò dal 1870 al 1929 ed ebbe termine con i Patti Lateranensi. Negli anni ’70 i rapporti con la Francia cominciarono a raffreddarsi. Si ebbe qualche avvisaglia quando l’Italia uscì dal Congresso di Berlino a mani nette, suscitando forti reazioni per non aver fatto pressioni in merito alle annessioni delle terre ancora sotto il dominio austriaco. In quel Congresso era stato dato il via libera all’Austria verso la conquista di alcuni territori nei Balcani e alla Francia per la conquista di territori africani. La Francia andò però ad occupare territori dell’Africa settentrionale più vicini all’Italia ( nel 1881 conquista della Tunisia ), suscitando polemiche. Con il protezionismo italiano poi anche la Francia aveva alzato barriere doganali per i prodotti italiani. Nel 1882 l’Italia firmò il Trattato della Triplice Alleanza. Il trattato, a scopo puramente difensivo, obbligava ad entrare in guerra qualora l’alleato fosse stato attaccato da una potenza straniera. Questo accordo spaccò l’opinione pubblica : alcuni lo ritennero positivo, in quanto permetteva all’Italia di sedere al tavolo delle grandi potenze ed il riconoscimento da parte della cattolicissima Austria dello Stato liberale italiano; altri, come i nazionalisti e gli irredentisti, che sostenevano la necessità di liberare quelle terre non ancora redente, come negativo, in quanto si trattava di un’alleanza con il nemico. Tra gli irredentisti ricordiamo Giosuè Carducci e Guglielmo Oberdan, che organizzò un attentato all’imperatore d’Austria, sventato però prima della messa in atto. In primi passi in campo imperialistico con Depretis vennero fatti in direzione del Corno d’Africa. Il primo atto fu l’acquisto della baia d’Assab dalla compagnia di navigazione Rubattino, e poi la conquista del porto di Massaua. Un contingente dell’esercito si spinge poi verso l’Abissinia, ma venne massacrato a Dogali nel 1887 dall’esercito etiopico. L’Italia va in crisi, il ministro degli Esteri dovette dimettersi, ma la politica imperialistica non subì battute d’arresto.

 

Letture:

·         Lettura 12 pag. 1200

 

Home