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Kierkegaard filosofale

Søren KIERKEGAARD (1813-1855)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

Fu un pensatore appartenente alla reazione antihegeliana che propose un indirizzo religioso a sfondo filosofico, prospettando il valore della singola persona contrapposto all’importanza che invece Hegel aveva dato dell’universale (stato); con lui possiamo assistere dunque ad una rivalutazione dell’individuo. Egli parte dalla sua esperienza particolare per porre al centro i problemi del singolo individuo à la sua è una filosofia dell’esistenza e lui è considerato il precursore dell’esistenzialismo.

Il danese Kierkegaard visse in una famiglia di religione protestante, molto religiosa, sviluppando così un forte senso del peccato; dopo esser morto il padre, muoiono anche 5 dei suoi 6 fratelli e si convince così che sulla sua famiglia incomba una maledizione divina (forse per un peccato del padre); era fidanzato con Regina Olsen e decise di rompere il fidanzamento perché “Dio per me aveva la precedenza”. Studiò teologia e filosofia ed entrò in contrasto con la Chiesa danese: criticava la Chiesa istituzionalizzata (negava la possibilità di un sistema della vita ≠ da Hegel).

 

*Opere: “Aut-aut” à titolo che riassume la critica della dialettica hegeliana

            “Diario di un seduttore”

            “Il concetto dell’angoscia”

            “La malattia mortale”

            “Timore e tremore”

            “Briciole filosofiche”

            “Stadi sul cammino della vita”

 

Eventi luttuosi lo avvicinano alle questioni religiose: problema della salvezza, problema della grazia, rapporto uomo-Dio

                    └ le risposte a questi problemi esistenziali, date da tutte le filosofie da Cartesio in poi, sono inefficaci; infatti la singola persona vive un’esperienza di vita del tutto originale e irripetibile e così non è possibile un sistema dell’esistenza di tutti gli esseri umani (Hegel trascura il singolo, ciò che si mantiene è l’universalità, che è qualcosa uguale per tutti).                                           ↓

                     La filosofia da Cartesio in poi ha avuto la pretesa di “far muovere la vita con il pensiero” (=spiegare la vita con il pensiero) e ridurre tutto a logica à ma non possiamo fare ciò perché non possiamo pensare che ci sia quel pensiero se non ci sono concreti esseri umani.

                               └ Non possiamo spiegare a vita con il pensiero perché la vita concreta si basa sul contingente, mentre la logica sulle necessità à si crea così un contrasto tra: essenza e contingenza, necessità e libertà (che Hegel aveva conciliato, ma che Kierkegaard considera realtà inconciliabili).

                                        └ Egli sostiene che nella vita ci sono opposizioni inconciliabili (critica ad Hegel: vani tentativi di prospettare una possibilità di conciliazione. Ottica hegeliana: prima c’è l’essenza, da cui si ricava ogni singola esperienza; Kierkegaard invece pone prima l’esistenza da cui si ricava poi l’essenza à irripetibilità della persona: il personalismo trova radici in Kierkegard).

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“L’uomo non è ciò che è, ma diventa ciò che sceglie di essere” à alla base della vita ci sono le scelte che noi facciamo e nella vita ci troveremo sempre di fronte a scelte inconciliabili. Un altro errore di Hegel: considera l’uomo come gli altri animali perché per lui il tutto è superiore alla parte; ma per Kierkegaard è più importante l’individuo che l’universalità della specie perché ognuno fa un’esperienza di vita personale.

                                                                          └ Così anche nella vita religiosa ognuno di noi ha un’esperienza personale: tutti siamo soli e tutti devono fare delle scelte (a causa delle scelte si può cadere nella disperazione).

           └ Il rapporto tra uomo e Dio non si basa su un sistema generale, ognuno di noi ha un rapporto intimo, personale e originale in quanto è diverso da uomo a uomo.

           └ (≠)Hegel ci aveva prospettato questo rapporto tra finito e infinito come un sistema per gradi, uguale per tutti.

Tale rapporto intimo personale e originale che egli individua nella vita religiosa, viene da lui chiamato religiosità B, che lui contrappone alla religiosità A (quella tradizionale delle Chiese istituzionali).

           └ Così come siamo soli di fronte ai problemi esistenziali, siamo soli di fronte a Dio à religione protestante; troviamo in Kierkegaard un influsso agostiniano (Lutero era agostiniano e svalutava le opere buone perché la salvezza dipende da un progetto che Dio ha su di noi à predestinazione à rapporto disperante).

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Le categorie della filosofia di Kierkegaard sono diverse da quelle tradizionali; egli ci parla di:

-possibilità –libertà –angoscia –disperazione -fede

1) Se non c’è un sistema dell’esistenza, non c’è garanzia e quindi l’individuo si trova:

               - “gettato nel mondo” senza sapere perché

               - essenzialmente libero di fronte ad un “ventaglio di infinite possibilità” tra le quali deve scegliere.

      └ La possibilità la intende negativamente perché di fronte a queste possibilità non si sa cosa scegliere, ossia quando non si sceglie e si rimane indecisi, sospesi tra l’essere e il nulla. E questo senso di sospensione tra l’essere e il nulla genera disperazione, indecisione, angoscia e la vita assume un senso di precarietà e di instabilità.

2) Davanti a queste possibilità sono libero, ma la libertà è un rischio perché la decisione implica un futuro che è una

    delle infinite possibilità (possibilità in negativo = POSSIBILITA’ DI NON).

à”Nel possibile tutto è possibile, ma se tutto è possibile tutto può accadere, anche la morte”. La possibilità in negativo si lega alla libertà à “L’uomo è gettato nel mondo senza motivazione”, nella sua vita gli si presentano infinite possibilità (scelte) davanti alle quali egli è libero, ma anche solo perché non è sorretto dalla sapienza; quindi la libertà è negativa in quanto si è un rischio dato che non sappiamo la conseguenza di tali scelte.

La scelte sono drammatiche perché le scelte fondamentali sono in opposizione e inconciliabili: si deve scegliere tra una o l’altra AUT-AUT à Critica ad Hegel che con la dialettica ha avuto la pretesa di mettere insieme gli opposti ET-ET

E’ una libertà in negativo perché la scelta è un salto nel buio.

3)“Nelle scelte fondamentali l’essere è solo con sé stesso” à l’angoscia deriva dal fatto che l’uomo di fronte alle scelte è

    solo con sé stesso.                                                              └ L’angoscia è una forma di paura ma diversamente

                                                     dalla paura, che è qualcosa di determinato “La paura è sempre circoscrivibile”, l’angoscia è paura dell’indeterminato, del nulla à ed essa porta alla disperazione, “Un salto nel buio”, che è una malattia mortale perché con essa sperimentiamo la nostra morte.

 

● ”Stadi sul cammino della vita”

Parla di 3 stili di esistenza che ricava dalla sua esperienza personale à non vanno intesi come Hegel li considerava, ossia

                                                     in modo organico e necessario che si sviluppano in un certo ordine necessariamente. Gli stadi di Kierkegaard non sono necessari, ma esistono come possibilità nella vita umana in alternativa l’uno all’altro e non è detto che l’uomo debba attraversarli tutti; sono modalità di esistenza, risultato di scelte radicali (non da intendere in senso cronologico, a parte il primo che può rimanere non superato):

 

1)      STADIO della DISSIPAZIONE GIOVANILE                         à estetico

Stadio di chi vive irresponsabilmente solo alla ricerca del piacere, senza assumere su di sé responsabilità per il futuro, senza impegni famigliari e religiosi.

   └ La figura emblematica di questo stadio è il Don Giovanni, il seduttore (ma anche l’artista), che decide di non sposarsi per vivere di continuo sesso.

In questo stadio l’uomo si consuma in sé stesso approdando alla noia e alla disperazione (disperazione con accezione positiva in quanto è la molla che crea le condizioni per una scelta radicale) à non si deve essere per forza giovani per trovarsi in questo stadio ma è detto “della dissipazione giovanile” per intendere una vita senza responsabilità.

 

2)      STADIO dell’IMPEGNO nel MONDO e nella FAMIGLIA         à etico

E’ lo stadio in cui l’uomo decide di responsabilizzarsi nel lavoro, nella famiglia e in tutto ciò che accade intorno a sé.   └ La figura emblematica di questo stadio è il marito, che assume un impegno e rimane fedele.

La responsabilità si lega al senso di colpa, che si lega al peccato, che si lega alla disperazione (ti induce a passare allo stadio successivo).

 

3)      STADIO in cui ci si DEDICA COMPLETAMENTE A DIO         à religioso

E’ lo stadio di chi abbandona ogni compromesso col mondo per dedicarsi completamente a Dio.

     └ La figura emblematica di questo stadio è Abramo, che ricevette da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco: scelta lacerante tra amore per il figlio e amore verso Dio à Abramo sceglie di abbandonarsi alla volontà di Dio, sceglie la fede anche se è “un salto nel buio”.

Abramo è solo davanti a Dio così come l’uomo è solo con Dio in quanto la religione è soggettiva (ciò è legato al pessimismo agostiniano e al protestantesimo).

Prima di questa scelta è preso dall’angoscia, infatti lo stadio religioso è quello in cui angoscia e disperazione sono più evidenti: la scelta posta dalla religione è la più drammatica.

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L’angoscia è costitutiva del singolo individuo in quanto l’individuo è possibilità e libertà, in termini negativi (= possibilità di non e rischio): sono solo con me stesso e libero davanti ad un ventaglio di infinite possibilità e faccio esperienza del nulla.

     └ Angoscia e disperazione si legano al peccato: l’uomo all’origine era innocente (Adamo ed Eva) perché non conosceva la differenza tra bene e male, ma aveva la possibilità di sapere (= di mangiare la mela); la consapevolezza di ciò arriva quando Dio diede il divieto di non mangiare il frutto dell’albero, simbolo della conoscenza. Adamo sceglie di sapere, ribellandosi a Dio (conoscenza posta come peccato) à l’umanità nasce ribellandosi a Dio, ma proprio nel momento di massima disperazione c’è l’intervento salvifico di Dio: 1˚paradosso. Dio, l’assoluto si manifesta come singolo individuo mortale: 2˚ paradosso.

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La via di salvezza e di uscita dalla disperazione è la preghiera, ossia affidarsi completamente a Dio à è però un salto nel buio, e l’adesione alla religione non giustificabile razionalmente perché di fronte a Dio l’uomo è solo e non c’è un sistema che regoli il rapporto con Dio.

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Dio non si dispiega nella storia (≠ dalla provvidenzialità di Manzoni): l’incontro tra uomo e Dio è l’inserzione istantanea dell’eterno nel tempo; l’incontro non avviene durante la storia, ma in un istante che cambia da uomo a uomo (visione drammatica della religione). Non siamo noi che scegliamo Dio, ma è Dio che sceglie noi (teoria della predestinazione: Agostino e Lutero).

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Dal punto di vista morale, è indifferente la sapienza, infatti Kierkegaard criticava ogni tentativo scientifico e razionale di spiegare l’esistenza di Dio perché provoca incredulità generando il dubbio e mina la fede à Dio non si spiega con la conoscenza scientifica.

      └ Attacco alla scienza moderna: “Davanti a Dio il più sapiente deve avvicinarsi con più ingenuità possibile” (per avvicinarsi a Dio l’uomo deve abbandonarsi a lui nella sua perfetta ignoranza perché proprio nessuno può pensare di conoscere Dio).

      └ Il cristiano in qualche modo si scontra con il mondo ed è vano preoccuparsi di migliorarlo:

-collegamento con Schopenhauer: critica i moti insurrezionali del ‘48

-si schierava contro il liberalismo: perché spingendo l’uomo ad impegnarsi nella politica lo allontana da Dio e lo

 distrae dal rapporto con Dio) à non vuole partecipare alla realtà, infatti ruppe anche il fidanzamento.

-critica il marxismo: perché predica la più grande delle tirannie, l’uguaglianza à essendo individuo irripetibile,

 l’uguaglianza è una cosa molto negativa perché fa sì che gli uomini siano sottoposti ad un sistema nel quale non

 hanno libertà.

 

●”Timore e tremore”

Già il titolo esprime la sua visione drammatica della vita. Egli con quest’opera vuole indicare il senso di tremore e timore che si prova di fronte alla drammaticità della scelta, che si legano all’angoscia in quanto l’uomo è libero in quelle infinite possibilità che lo lasciano sospeso di fronte alla vita:

-il marito arriva alla disperazione perché grava su di lui il senso di colpa;

Abramo arriva alla disperazione però poi viene salvato.

 

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