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                                                                         Kant filosofale

Immanuel Kant                                                                 Immanuel Kant

     (1724-1804)

 Appunti a cura di Luca Marcora, studente della V A  del Liceo Scientifico "B. Pascal" di Abbiategrasso (2008-2009)

E’ uno dei più grandi filosofi. Nasce nel 1724 e muore nel 1804. In lui si trova la sintesi di tutta la filosofia precedente, dal razionalismo all’empirismo, dallo scetticismo al sentimentalismo. La sua filosofia, punto d’arrivo del pensiero illuministico, prende il nome di criticismo. Questo dai suoi capolavori:
la Critica della Ragion Pura, la Critica della Ragion Pratica e la critica del Giudizio.
La sua filosofia è caratterizzata da un’analisi critica della ragione. Si propone di stabilire
i limiti della Ragione

La sua filosofia viene divisa in due periodi dal 1770, quando ottiene la cattedra di Logica e Metafisica all’Università di Königsberg. Il primo è detto “periodo pre-critico”, il secondo “periodo critico”.

Dal 1746 al 1756 Kant si mostra legato al pensiero metafisico tradizionale.
Dal 1756 al 1762 le cose cambiano. Nel 1756 fu tradotto in tedesco “Le ricerche sull’intelletto umano” di Hume; lo legge e ne viene molto influenzato. Riconosce allo scozzese di averlo risvegliato dal sonno dogmatico. Riorienta la sua filosofia sul principio empiristico“non si dà conoscenza fuori dall’esperienza”.
Kant quindi aderisce al principio empiristico di Hume però non accetta che egli sia approdato allo scetticismo perché lui ritiene che si possa elaborare una conoscenza scientifica universale e necessaria.

Le opere principali del periodo pre-critico sono:

·       “Storia universale della natura e teoria del cielo”;
L’universo deriva da una nebulosa atomica e dal vortice causato dalla forza centripeta e centrifuga.

·       “Monadologia Fisica”;

Interpreta la monade come corpo semplice occupante una quantità minima di spazio. Oscilla tra la concezione newtoniana di uno spazio assoluto  e quella leibniziana di uno spazio relativo all’attività della monade

·       “L’unico argomento possibile per la dimostrazione dell’esistenza di Dio”;
Rifiuta l’Argomento Ontologico di Anselmo: non posso ricavare l’esistenza del concetto. Ma rifiuta anche tutti gli altri argomenti. L’unico argomento possibile è quello a contingentia mundi: neppure il possibile sarebbe tale se nulla esistesse; ma ciò, la cui negazione distrugge ogni possibilità, è assolutamente necessario: vi è dunque un essere necessario, cioè Dio.

·       “I sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica”;
La differenza tra quando dormiamo e quando siamo svegli è che nel primo caso ognuno vive in un mondo solo suo mentre nel secondo viviamo tutti nello stesso. I metafisici, che elaborano idee completamente diverse da tutti gli altri, è come se dormissero.


Kant dice che anche una volta che noi avremo provato che la metafisica è fatta di sogni ed immaginazioni non potremo mai eliminarla dall’uomo perché costituisce
domande che l’uomo non può non porsi anche se poi non riesce a rispondervi.

 

Oltre alle tre grandi opere critiche, nel periodo critico scrive:

·       “Fondazione della metafisica dei costumi”;

·       “La metafisica dei costumi”;

·       “Per la pace perpetua”;

·       “Idee per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico”;

·       “La religione nei limiti della ragione”;

·       “Antropologia”;

 

CRITICA della RAGION PURA

Tratta della conoscenza.
Esiste una realtà al di fuori di noi ma non la possiamo conoscere se non come fenomeno e come ci appare

·       CRITICA: Esame critico che il tribunale della ragione fa per esaminare la ragione stessa.
RAGION: nostra facoltà di conoscere in generale; facoltà distinta dell’intelletto che si occupa delle domande fondamentali della metafisica.
PURA: significa che questo esame vuole analizzare gli elementi che sono in tutti i soggetti conoscenti, che non derivano dall’esperienza ma possono trovare il loro uso solo in essa. Sono perciò TRASCENDENTALI

·       Vuole stabilire se è possibile una conoscenza scientifica universale e necessaria, valida sempre.

·       Vuole superare lo scetticismo di Hume. Pensa che la conoscenza universale e necessaria sia possibile pur accettando il principio che NON SI DA’ CONOSCENZA FUORI DALL’ESPERIENZA

·       Né l’empirismo né il razionalismo ci hanno dato una conoscenza universale e necessaria

1.     Empirismo perché legato all’abitudine non può avere conoscenza scientifica del futuro

2.     Razionalismo fa discendere deduzioni dai principi senza passare dall’esperienza

·       I giudizi logici dell’empirismo sono GIUDIZI SINTETICI A POSTERIORI, del razionalismo sono GIUDIZI ANALITICI A PRIORI (Es.: lo scapolo non è sposato; non accrescono la nostra conoscenza ma sono necessari)

·       Avremo la conoscenza solo quando avremo GIUDIZI SINTETICI A PRIORI: elementi a priori che non derivano dall’esperienza ma che ad essa vengono applicati.

 

ESTETICA TRASCENDENTALE: dottrina della sensibilità

·       La nostra conoscenza trova il suo inizio nei sensi.

·       Riceve i contenuti dall’esperienza (sensibilità recettiva)

·       Non è passiva perché questi dati vengono organizzati dalle forme pure a priori della nostra sensibilità

·       Deve stabilire quali sono le forme pure a priori della nostra sensibilità: SPAZIO E TEMPO
Spazio e tempo sono funzioni, forme universali costitutive della soggettività.
Sono coordinate che ci permettono di recepire gli eventi nella realtà. Prevalenza di tempo su spazio: poiché le impressioni che riceviamo dal mondo esterno si dispongono nel nostro animo secondo una successione temporale, il tempo è la formale condizione a priori di tutti i fenomeni.
VISIONE SOGGETTIVISTICA DI SPAZIO E TEMPO (più vicino a Leibniz che a Newton)

·       La conoscenza sensibile è una conoscenza intuitiva e fenomenica;
facciamo conoscenza non della cosa in sé ma di come ce la rappresentiamo

·       Abbiamo un’esposizione metafisica di spazio e tempo (sono a priori, non li ricavo dall’esperienza) e un’esposizione trascendentale:
Spazio condizione trascendentale della geometria, tempo condizione trascendentale della matematica

·       Geometria e matematica sono conoscenze sintetiche a priori e non si riferiscono alla cosa in sé:

·       Se le riferiamo alla cosa in sé cadiamo nello scetticismo

 

LOGICA TRASCENDENTALE

·       Le forme pure a priori dell’intelletto sono i CONCETTI: non derivano dall’esperienza, non sono idee innate, sono forme costitutive del soggetto. Hanno il compito di sussumere i sensi sotto di sé.

·       Esempio: ho 2 percezioni, il sole illumina il sasso              il sasso si scalda

·       Vedo che succede sempre, ma empiristicamente le due intuizioni rimangono separate

·       Hume diceva che dall’abitudine di vederle connesse deriva la credenza che succederà sempre

·       Secondo Kant interviene il concetto di causalità che unifica queste 2 intuizioni nel giudizio: IL SOLE SCALDA IL SASSO, dove il sole è posto come causa dello scaldarsi del sasso.

·       4 tipi di GIUDIZI:          

 

 

                                 Tavola dei giudizi

o       Quantità (particolare, singolare, universale)

o       Qualità   (affermativo, negativo, infinito)

o       Relazione (categorico, ipotetico, disgiuntivo)

o       Modalità  (problematico, assertorio, apodittico)

 

 

 

 

 

 

            Tavola delle categorie

o       Quantità  (molteplicità, unità, totalità)

o       Qualità    (realtà, negazione, limitazione)

o       Relazione (sostanzialità, causalità, reciprocità)

o       Modalità  (possibilità, esistenza, necessità)

 

 

                                                                         

 

·       Ricaviamo il giudizio scientifico solo dopo che è intervenuto il concetto

·       Alla base delle nostre conoscenze c’è una sintesi che fa riunire le nostre conoscenze:

·       Concetto dell’IO PENSO (centro unificatore di sintesi, appercezione pura o originaria

·       Il contatto tra sensi e concetti nn può avvenire direttamente perché i sensi sono soggettivi mentre i concetti sono universali

·       Serve un mediatore sia soggettivo che universale:
SCHEMA DELL’INTELLETTO (dottrina dello schematismo)

·       L’immaginazione è riproduttiva ( riproduce immagini già conosciute o produttiva (le crea e da significati)

·       Un’immagine diventa uno schema dell’intelletto quando riesco a trasformare un’immagine normale in universale con la mia immaginazione.

·       Il centro della conoscenza diventa sempre più il soggetto

·       Kant capovolge il principio adeguazionistico di S. Tommaso: quando do un giudizio il mio intelletto si adegua alla realtà. Proviamo a far ruotare le cose intorno al soggetto e non viceversa (Riv. Copernicana)

·       Tutta la nostra conoscenza è fenomenica. Non possiamo conoscere il noumeno ma dobbiamo pensarlo come esistente. Se lo negassi dovrei negare anche il fenomeno.

 

DIALETTICA TRASCENDENTALE

Ha il compito di mostrarci cosa accade quando l’intelletto pretende di varcare i limiti della conoscenza x conoscere il noumeno. Quando l’intelletto fa ciò noi abbiamo la ragione

·       Tenta di creare 3 scienze metafisiche con 3 idee: ANIMA, MONDO,DIO

o        ANIMA: psicologia razionale

§         Fallisce perché quando cerchiamo di conoscere il soggetto cadiamo in PARALOGISMI, ragionamenti contraddittori perché usiamo lo stesso termine, il soggetto, in 2 modi, da una parte l’anima, il noumeno, dall’altra come penso, il fenomeno.

o        MONDO: cosmologia razionale

§         Fallisce perché cadiamo nelle ANTINOMIE (contrapposizioni di tesi e antitesi che non posso risolvere perché nn posso fare esperienza): esempio:

1.     Il mondo ha avuto origine nel tempo ed è finito (non infinito)

2.     Il mondo nn ha avuto origine nel tempo ed è infinito

o        DIO: teologia razionale

§         Fallisce perché nessuno ha avuto l’esperienza di vedere se Dio esiste

·       Il noumeno è inconoscibile scientificamente.

·       Ma nessuno esclude che esista e che ci sia un accesso, non scientifico ma morale ed etico.

CRITICA della RAGION PRATICA

Se avessimo un’intuizione intellettuale potremmo intuire le essenze. Visto che non ce l’abbiamo non c’è accesso al noumeno. Ma c’è una via che può portarci ad affermare l’esistenza certa del noumeno:
la moralità

·       CRITICA: Esame critico che il tribunale della ragione fa x esaminare la ragione stessa
RAGION: nostra facoltà di conoscere in generale; facoltà distinta dell’intelletto che si occupa delle domande fondamentali della metafisica.
PRATICA: indica la morale. L’uso pratico lo abbiamo quando la ragione si orienta al mondo non per conoscerlo ma per farlo. Il termine pura sparisce perché nella conoscenza io gli oggetti ce li ho fuori di me e li conosco con i concetti che ho dentro di me innati. Nella R. Pratica non ho i concetti e lo studio parte dai principi. Non abbiamo i principi (bene e male) perché la morale deve essere autonoma e se avessi già i concetti non sarebbe autonoma.

·       Distingue 2 tipi di principi pratici:

o       P.p. soggettivi (MASSIME): comandi che sono validi solo per il soggetto che se li pone

o       P.p. oggettivi (IMPERATIVI): comandi che devono essere validi universalmente, per tutti

·       Noi siamo razionalità e sensibilità. Il nostro comportamento può essere guidato o da uno o dall’altro, non solo da uno; se così fosse non servirebbe una morale

·       Proprio perché possiamo essere determinati da entrambe è meglio che ci facciamo guidare dalla Ragione. Come si impone la ragione sulla sensibilità? Con il SENSO DEL DOVERE

·       Il SENSO DEL DOVERE è un principio che s’impone a noi senza bisogno né di minacce né di lusinghe

·       Distingue 2 imperativi:

o       I. IPOTETICI: Comando che si afferma in noi perché abbiamo uno scopo da raggiungere. Si basa sulla ricerca della felicità

o       I. CATEGORICI: Comando che s’impone di per sé stesso. Solo per il senso del dovere.

·       Solo l’imperativo categorico è una legge morale.

·       Per essere una legge morale non deve essere sottomesso a nulla, deve imporsi di per sé stesso solo per il senso del dovere

·       La legge morale ha 3 determinazioni

1.     Formalità: essa deve affermarsi solo perché legge morale, non per il contenuto.

§       AGISCI IN MODO CHE LA MASSIMA DELLA TUA VOLONTA’ POSSA SEMPRE VALERE, IN OGNI TEMPO, COME PRINCIPIO DI UNA LEGISLAZIONE UNIVERSALE.

2.    Libertà: un imperativo ha senso se c’è la possibilità di trasgredirlo. L’uomo vive in un mondo soprasensibile dei fini. E’ un mondo in cui l’uomo è sia suddito che legislatore.

§       AGISCI IN MODO DA TRATTARE L’UMANITÀ NELLA TUA COME NELL’ALTRUI PERSONA, SEMPRE COME FINE, MAI COME MEZZO.

3.    Autonomia: La legge morale deve essere autonoma, non deve rispondere a nessun interesse, fine o scopo esterno ad essa se no sarebbe Eteronoma e quindi non vera morale

§       AGISCI IN MODO CHE LA VOLONTA’ POSSA CONSIDERARE SE STESSA, MEDIANTE LA SUA MASSIMA, COME UNIVERSALMENTE LEGISLATRICE

·       L’unico vero fine che possiamo porre all’agire morale è il DOVERE PER IL DOVERE

·       Kant parla di un paradosso della Ragion Pratica:
la ragion pura deve conoscere concetti già dati mentre quella pratica non ha concetti. Se noi avessimo già il concetto di bene avremmo una morale eterogenea.

·        A volte per il dovere andiamo anche contro i nostri interessi e la nostra felicità. Non sempre la virtù coincide con la felicità. La virtù, pur essendo il bene supremo, nn è il bene sommo. Per esserlo ci dovrebbe essere la felicità

·       Quasi naturalmente quando ci comportiamo virtuosamente riteniamo che ci meritiamo la felicità

·       L’incontro tra virtù e felicità deve avvenire, se non in questa vita, almeno in un’altra.

·       Garanzia di questo è l’esistenza di Dio.

·       Dobbiamo credergli per forza perché è Colui che ci può dare la felicità.

·       Questo è il 2° postulato della Ragion pratica, il 1° è la libertà, il 3° l’immortalità dell’anima.

·       I 3 postulati corrispondono alle 3 idee della dialettica della R. Pura:

1.    Mondo                  Libertà

2.    Dio                        Esistenza di Dio

3.    Anima                  Immortalità del’anima

·       Primato della Ragion Pratica:
La ragion pratica è un’estensione della ragion pura per via etica, mai per via scientifica.
Non spieghiamo i postulati ma sentiamo la loro esistenza come ovvia.

CRITICA del GIUDIZIO

Scrive la terza critica perché c’è bisogno di una via di mezzo tra le 2 precedenti. Abbiamo la legge della Natura che si basa sulla necessità, quella morale sulla libertà. Bisogna sentire una sintonia tra necessità e libertà. Ma come si trova un accordo?

Bisogna trovare una finalità anche nella natura. Se anche in essa ci fossero dei fini ci sarebbe libertà anche nella natura. Bisogna trovare una finalità anche nella natura.

·       C’è un altro modo di sussumere il particolare sotto l’universale ed è quello in cui abbiamo l’oggetto ma non l’universale. L’universale è il concetto di fine che dobbiamo trovare con il sentimento.

·       GIUDIZIO RIFLETTENTE:
Immaginiamo che 2 persone guardino una cascata, un geologo ed un turista.

·       Per il primo sarà un oggetto di studio, per il secondo sarà uno spettacolo che gli provocherà un sentimento di piacere, come se quell’oggetto fosse stato messo lì per lui.

·       2 tipi di giudizio riflettente: soggettivo (o estetico);  oggettivo (o teleologico)[teleologia: studio dei fini]

·       Il giudizio estetico è il giudizio del bello, il bello non è oggettivo delle cose

·       4 determinazioni del bello:

o       Bello è ciò che piace disinteressatamente

o       Bello è ciò che piace universalmente, senza concetto

o       Bello è l’immagine della finalità di un oggetto (tutte le parti unite per comporre l’ogg bello)

o       Bello è l’oggetto di un piacere necessario

·       Il sentimento del sublime è quando ci rapportiamo con:
l’infinita potenza: dinamico; l’infinita grandezza: matematico

·       Bello di natura quando contemplo la natura, bello artistico quando contemplo un’opera: genio artistico.

·       Sono affini: il genio è il risultato dell’unione tra intelletto ed immaginazione

·       Noi definiamo bello un oggetto di natura come se fosse stato creato da mano artistica e viceversa:

·       Giudichiamo bella un’opera quando sembra un’opera spontanea della natura

·       Se individuerò una finalità nella natura vorrà dire che c’è una libertà anche nella natura.

·       La conoscenza scientifica mi dice tantissimo sulla natura ma non mi può spiegare le finalità

·       Nella natura ho la massima espressione della finalità negli organismi viventi. Lì ho la visione di tante parti messe insieme da un’intelligenza che aveva come fine la possibilità di vivere.

·       C’è un fine di tutta la natura: esiste per rendere possibile la vita morale dell’uomo

·       Se è finalizzata deve esistere un essere razionale intelligente e libero che l’ha creata. Dunque anche nella natura è presente la libertà

 

Il pensiero politico e religioso di Kant


“Saggio sulla Religione nei limiti della Ragione”

 

·       Dobbiamo valutare la Religione secondo la Morale

·       La Religione deriva dalla Morale perché essa deve essere autonoma

·       Il fondamento di ogni religione è l’idea di un “male radicale”. C’è una tendenza al male e a volte l’uomo sceglie di non seguire la morale. Essa non deriva né esclusivamente dalla sensibilità né esclusivamente dalla Ragione.

·       Se fosse come il primo caso saremmo come gli animali che seguiamo i nostri istinti

·       Nel secondo saremmo diabolici votati completamente al male

·       Il male non si trasmette di generazione in generazione ma ogni uomo è responsabile delle proprie azioni

 

·       Consiglia l’istituzione di una Repubblica morale di tutti gli uomini giusti.

·       La chiama Chiesa Invisibile, una religione non dogmatica che non si basa su un culto ma solo sulla legge morale.

“La metafisica dei costumi”

 

·         Dottrina del diritto: esteriorità delle nostre azioni soggette al diritto della nostra società

·         Dottrina delle virtù: mondo delle nostre intenzioni soggette alle leggi morali

·         Diritto privato: rapporti privati tra i cittadini

·         Diritto pubblico: Insieme della società e leggi che la organizzano

·         Accetta la divisione dei poteri

·         Ma non riconosce al popolo il diritto di ribellarsi al sovrano

·         E neanche le critiche del Beccaria sulla pena. La pena ha come fine quello di punire il reo.

·         Non dobbiamo usare la persona come mezzo (migliorarlo): se uccide >> ucciderlo!

·         Organizzare tutti gli stati in uno stato e governo mondiale: è l’unico modo per ottenere la pacificazione con un’unica legislazione comune.

 

 

“Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico”

  Nella storia può manifestarsi un disegno unitario e finalistico che consiste nella conquista, da parte di tutta l’umanità, di una condizione di libertà, sicurezza e pace perpetua. Ciò si realizza attraverso il contrasto tra gli uomini che costituisce il motore della storia. Tuttavia, questo disegno non è necessario e non è garantito metafisicamente; non è un piano provvidenziale. E’ qualcosa di simile ad un imperativo morale, ad un ideale regolativo che deve potersi realizzare, ma non è garantito che si realizzi.

 

Ancora ... Kant

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Chiara Laura, Giorgia Arioli, Valeria Rotella, Giorgia Oldani, Stefania Costa, studentesse della IV D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

IMMANUEL KANT (1724 – 1804)

La sua famiglia era antica e di origine scozzese; non si sposò mai e non volle mai lasciare la sua città; al mattino insegnava (1770 diventa professore di logica e metafisica a Colisberg), poi studiava e passeggiava (si dice che i cittadini regolavano l’orologio al suo passaggio; solo una volta passò in anticipo perché aspettava notizie della rivoluzione francese).

 La sua filosofia è una sintesi di tutto ciò che lo precede e crea inoltre una nuova dottrina della ragione (illuminista): la sua ragione non vuole essere dogmatica, ma una ragione che processa se stessa, si auto-esamina nel suo stesso tribunale; l’unico limite della ragione è l’esperienza (Hume) à Kant successivamente andrà oltre e afferma che bisogna cercare i limiti della ragione perché solo individuando un campo specifico in cui essa può operare allora la si può esaltare.

La sua produzione si divide in due periodi:

1)       fino al 1770: pre-critico, periodo giovanile in cui scrisse:

-          “Storia universale della natura e teoria del cielo”;

-          “Monadologia fisica” (Leibniz);

-          “L’unico argomento possibile per la dimostrazione dell’esistenza di Dio”;

-          “I sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica”.

 

In questo periodo Kant si occupa di metafisica, scienza, astronomia; questo periodo a sua volta si divide in due sottoperiodi:

a) 1746 – 1756;

“Storia universale”: ipotesi cosmologica: l’universo è stato generato da una nebulosa composta da un materiale atomico, sottoposta alla forza centrifuga che genera dei vortici ( Anassimandro, Policleto).

 

“L’unico argomento”: critica tutti gli argomenti precedenti (soprattutto l’ontologico di Anselmo, il cosmologico); l’unico vero argomento è il contingentia mundi: non possiamo negare ciò la cui negazione o assenza farebbe venire meno la possibilità di tutte le altre cose (cioè Dio).

 

1756: vengono tradotte e pubblicate in tedesco le ricerche sull’intelletto umano di Hume à Kant dice che l’ha svegliato dal sonno metafisico; accetta il principio di Hume: non si dà conoscenza al di là di ogni esperienza possibile; non accetta invece, pur accettando l’empirismo, lo scetticismo à Kant dice che è possibile la conoscenza a priori: possiamo elaborare proposizioni universali necessarie grazie alle funzioni (non conoscenze) innate. 

 

b) 1756 – 1770;

“I sogni di un visionario”: opera critica nei confronti della metafisica e mostra interessi verso Leibniz, che dava una spiegazione soggettivistica dello spazio e del tempo, Wolf e Newton.

 

Egli parte dalla distinzione tra il sonno e la veglia: quando dormiamo ognuno vive in un proprio mondo incomunicabile; quando siamo svegli viviamo tutti nello stesso mondo.

I metafisici, pur essendo svegli, vivono in un proprio mondo incomunicabile, quindi stanno sognando; la metafisica quindi è un sogno, un abisso senza fondo, nella quale la ragione non riesce a dare spiegazioni (essa però non può essere tolta dall’uomo).

 

2)       dal 1770: critico, filosofia matura, in cui scrisse:

-          “Critica della ragion pura” (argomento gnoseologico);

-          “Critica della ragion pratica” (pratica = vita morale);

-          “Critica del giudizio”;

-          “Metafisica dei costumi” (morale);

-          “Religione nei limiti della ragione”;

-          “Per la pace perpetua” (teoria politica);

-          “Idee per una storia universale da un punto di vista cosmopolitico” (prese spunto da Herder);

-          “Antropologia”.

 

“CRITICA della RAGION PURA”

Kant volle trovare i fondamenti della conoscenza scientifica.

La ragione giudica se stessa criticamente attraverso un esame critico della nostra facoltà di conoscere nei suoi elementi puri (innati, che non derivano dall’esperienza, ma possono applicarsi solo in essa e che permettono una conoscenza universale necessaria).

                                   

Empirismo e scetticismo sono riusciti a darci la conoscenza universale necessaria? NO, perché, se non si dà conoscenza fuori dall’esperienza, la conoscenza passata è l’unica possibile ed essa non riesce a dare la conoscenza universale necessaria, ossia la conoscenza delle cose che potranno esserci nel futuro.

                                                                                 ↓

Possiamo considerare il contrasto tra Empirismo e Razionalismo con i loro giudizi:

·          Empirismo à giudizi sintetici (aumentano la conoscenza) a posteriori: non è riuscito a darci una conoscenza universale necessaria, perché è caduto nello scetticismo; è partito dal principio che non si può avere una conoscenza fuori dall’esperienza, quindi le conoscenze sono solo a posteriori.

·          Razionalismo à giudizi analitici (proposizioni identiche cioè non aumentano la conoscenza) a priori: hanno l’universalità e la necessità ma non incrementano la nostra conoscenza.

                                                                ↓

La conoscenza universale necessaria sarà possibile solo quando saranno formulati giudizi sintetici a priori grazie alla scienza. Per indagare su questi giudizi si effettua un’indagine trascendentale:

Empirico: ciò che deriva dall’esperienza; Trascendente: ciò che va al di là dell’esperienza;

Trascendentale: indica ciò che pur non derivando dall’esperienza può essere applicato legittimamente solo nell’esperienza.

                                                                                ↓

Bisogna indagare in tutti i campi: matematica, fisica, metafisica; nei primi due questi giudizi esistono perché sono scienze che possono verificarsi nell’esperienza; nella metafisica invece bisogna indagare, perché non è possibile come scienza, ma non è eliminabile dall’uomo perché l’uomo non smetterà mai di farsi domande essenziali sulla vita. La scienza non può dirci niente di concreto sulle cose, non può dirci niente di ciò di cui non può fare esperienza; quando la ragione vuole andare a studiare scientificamente l’anima e dio allora fallisce à la metafisica non è una scienza.

 

Critica della ragion pura si divide in 2 parti: 

1)      Estetica trascendentale (conoscenza con i sensià conoscenza sensibile);

2)      Logica trascendentale (dottrina del pensieroà conoscenza logica); si divide a sua volta in due parti:

a)        Analitica trascendentale (dottrina dell’intelletto);

b)        Dialettica trascendentale (dottrina della ragione).

 

1) Estetica trascendentale

La nostra sfera sensibile è recettiva (ricava i dati dalla realtà =passiva), ma è anche attiva, perché non si limita a ricevere i dati, ma li ordina nelle forme pure a priori della sensibilità (puro, innato = nulla di empirico, non contiene dentro di sé l’esperienza).

 

 

 

L’estetica trascendentale deve trovare queste forme pure a priori della sensibilità:

-lo spazio e il tempo à sono delle funzioni innate che abbiamo dentro di noi, non le ricaviamo dalla realtà, ma rendono possibile l’esperienza, perché altrimenti non potremmo percepire un ente se non collocato nello spazio e nel tempo.

-Spazio e tempo sono forme costitutive della sensibilità umana: sono soggettivi, ma non arbitrari e, in quanto appartengono a tutti noi sono necessari e universali = intersoggettivi.

-Spazio e tempo non esistono, ma sono a priori: i nostri sensi hanno intuizioni dirette delle cose e spazio e tempo sono forme della nostra intuizione sensitiva.

[La nostra conoscenza sensibile è fenomenica: delle cose conosciamo i fenomeni, non i noumeni.

          - noumeno: cosa in sé, indipendentemente da me (Hume); es come la borsa appare in se stessa;

          - fenomeno (dal greco apparire): come appare a me.

Non possiamo conoscere il noumeno, perché sarebbe una contraddizione. Questo vale anche per la conoscenza intellettuale]

-Lo spazio è la forma trascendentale della geometria = scienza che studia lo spazio;

il tempo è la forma trascendentale della matematica = scienza che studia le successioni numeriche; Kant afferma che il tempo è la condizione fondamentale.

 

La matematica e la geometria sono scienze sintetiche che hanno una conoscenza fenomenica à es: 7+5=12 è un giudizio sintetico perché il 12 non è già implicito né nel 7 né nel 5.

 

L’empirismo è caduto nello scetticismo perché ha avuto la pretesa di conoscere il noumeno; se si limita la conoscenza al fenomeno le proposizioni saranno coincidenti con quello che ci appare e quindi avremo una scienza precisa e rigorosa che in quanto tale ha una condizione: limitare l’esperienza (ripresa del concetto di Hume).

 

2) a) ANALITICA TRASCENDENTALE (dottrina dell’intelletto)

L’intelletto è l’organo della scienza.

La logica trascendentale è ≠ diversa dalla logica formale di Aristotele perché quest’ultima studia la forma del pensiero indipendentemente dal contenuto (infatti i sillogismi saranno divisi in veri e falsi).

L’ANALITICA si divide in: - analitica dei concetti à forme a priori dell’intelletto (1)

                                     - analitica dei principi à in base a cui usiamo queste forme (2)

(1) Analitica dei concetti

L’estetica ci dà le intuizioni sensibili (spazio e tempo = forme di intuizione sensibile) permettendoci un’annessione diretta con l’oggetto (no mediazione); conoscenza sensibile ≠ dalla conoscenza intellettuale, infatti sono 2 forme di conoscenze autonome, ma non separate.

Per arrivare a duna conoscenza scientifica, però, non basta l’intuizione sensibile, ma è necessario che esse diventino contenuto di una forma di conoscenza più alta data dall’unione tra la conoscenza sensibile e quella intellettuale.

 

La condizione della scienza è che i giudizi siano sintetici (àconoscenza che mi fanno accrescere à mondo sensibile che mi fa accrescere perché nella realtà posso trovare continuamente nuove intuizioni) a priori (à le forme pure dell’intelletto ci forniscono elementi universali).

 

Devo quindi raccogliere le intuizioni con i sensi e renderle universali tramite le forme pure a priori dell’intelletto, che sono i concetti chiamati anche categorie à le intuizioni sensibili devono quindi essere sussunte (= sottostare) ai concetti, che uniscono le intuizioni sensibili in forma universale e necessaria: se uniamo le intuizioni + l’abitudine = credenza; se uniamo le intuizioni + un concetto = conoscenza.

 

GIUDIZI secondo: -qualità –quantità –relazione –modalità à da essi ricava poi 3tipi di concetti.

I concetti non sono idee a priori, ma funzioni note, forme; quindi anche la conoscenza intellettuale è fenomenica quindi il noumeno ci rimarrà sempre ignoto.

 

Ogni volta che noi conosciamo si opera una sintesi: quindi ci deve essere un centro unificatore che ci rende consapevoli delle nostre conoscenze (autocoscienza) à IO PENSO = appercezione pura/originaria che rende possibile la sintesi generale di tutte le conoscenze. [x Leibniz: percezione = semplice sentire; appercezione = percezione + autocoscienza).

Con IO PENSO si intende l’oggettività che si sposta sul soggetto e diventa centro di conoscenza: faccio ruotare gli oggetti intorno al soggetto in modo che la conoscenza dipenda dal soggetto (capovolgimento del principio di “adeguatio rei et intellectus” di Tommaso, il soggetto non ruota più intorno agli oggetti à “rivoluzione copernicana nella conoscenza”).àgià iniziato con Cartesio, Locke e Hume.ài fenomeni si individuano dal punto di vista soggettivo (sia conoscenza sensibile sia intellettuale); Kant à non conosco la cosa in sé ma come me la rappresento.

 

L’IO PENSO (= la nostra coscienza) è il legislatore della natura: non crea la natura, ma è il legislatore delle condizioni trascendentali, ossia che sendono possibili ogni nostra conoscenza della natura.

Sono gli oggetti che si stabilizzano alla legge dettata dal soggetto (noi possiamo conoscere solo il fenomeno, non il noumeno).

 

(2) Analitica dei principi (DOTTRINA DELLO SCHEMATISMO)

La conoscenza scientifica è data dall’unione tra le intuizioni sensibili e i concetti dell’intelletto; questo incontro non può avvenire direttamente perché queste conoscenze sono eterogenee (= completamente diverse: concetti à sempre universali; intuizioni sensibili à sempre particolari). C’è bisogno quindi di una mediazione, che avendo entrambe le nature possa farle incontrare: sono gli schemi dell’intelletto:

-          è un’immagine prodotta dalla facoltà dell’immaginazione

Vi sono 2 tipi di immaginazione: * IMMAGINAZIONE RIPRODUTTIVA à facoltà di riprodurre immagini che ho già

                                                                                                      avuto in me grazie alla memoria;

* IMMGINAZIONE PRODUTTIVA à facoltà di produrre immagini che non ho mai  

                                                  vistoàcapacità di fornire ad un’immagine  

                                                  particolare un’immagine universale.

Quando uno schema particolare assume un valore universale diventa uno schema dell’intelletto.

 

2) b) DIALETTICA TRASCENDENTALE

E’ possibile una scienza metafisica? No (dialettica trascendentale)

Anche la conoscenza scientifica è una conoscenza fenomenica perché non si può conoscere il noumeno, ma l’uomo aspira sempre a conoscere il noumeno e si pone domande che concernono la sostanza (=noumeno), senza trovarne risposta perché di esse non possiamo farne esperienza. Ad esempio: esiste Dio? Abbiamo un’anima mortale?

 

Quando l’intelletto rimane nei limiti dell’esperienza si chiama intelletto, quando esce dai limiti si chiama ragione (organo che ha la pretesa di conoscere il noumeno, l’assoluto à conoscenza dell’infinito).

 

La pretesa della ragione ha alla base il principio dell’incondizionato: la ragione ha la pretesa di conoscere l’assoluto ma per arrivare a ciò dovrebbe essersi conclusa l’esperienza umana à quindi è una pretesa infondata ma ineliminabile.

La ragione che ha questa pretesa è come una colomba che volando sente la resistenza dell’aria e ritiene che se potesse fare a meno dell’aria (=esperienza) potrebbe volare meglio (conoscenza maggiore), mentre è proprio l’aria a sostenerla (se non c’è esperienza non c’è neanche conoscenza).

Quando la ragione ha tale pretesa ha 3 idee, strumenti della ragione su cui cerca di fondare 3scienze (fallisce perché la ragione cade in contraddizione):

                                  ● idea di ANIMA à cerca di fondare la psicologia razionale

La ragione cade in ragionamenti sbagliati = paralogismi, sorte di sillogismi che falliscono perché intendiamo una stessa cosa con 2 significati opposti e contradditori;

il soggetto = anima è: à da un lato come sostanza metafisica

                                 à da un lato come condizione trascendentale di questa stessa conoscenza

In questo caso il soggetto e l’oggetto coincidono ed è contraddittorio perché non è possibile fare una conoscenza oggettiva di sé stessi à quindi non è possibile una psicologia razionale (solo a livello fenomenico è possibile, come ti rappresenti, ma non come sei in te stesso).

                                 ● idea di MONDO à cosmologia razionale

La ragione cade nelle antinomie = contrapposizioni irresolubili di una tesi e di un’antitesi.

Vi sono 4 tipi di antinomie tra cui la più importante è:

tesi à Il mondo ha avuto un’origine ed è finito

antitesi à il mondo non ha avuto un’origine ed è infinito

sono 2 proposizioni del tutto contrarie = antinomia irresolubile perché manca l’esperienza di questo e quindi non posso sapere se il mondo è finito o infinito.

                                 ● idea di DIO à teologia razionale

Fallisce perché tutti gli argomenti elaborati per dimostrare l’esistenza di Dio non sono scientifici e giustificati, ma sono solo ragionamenti.

L’unico argomento che accetta è “A contingentia mundi” ritenendo però che non sia una prova scientifica.

 

La ragione ha la pretesa di varcare i limiti dell’esperienza per conoscere il noumeno cade in illusione à la metafisica produce illusioni che non sono vuote chiacchiere, ma principi basilari dell’uomo (metafisica è ineliminabile): la dialettica per lui è negativa.

Non possiamo conoscere il noumeno ma l’intelletto lo indica come esistente perché altrimenti non ci sarebbero i fenomeni.

Quando fu pubblicata la “Critica della ragion pura”, molti critici fraintesero Kant e interpretarono il suo pensiero come una forma di innatismo (o immaterilismo?);

quindi Kant scrisse: - “Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenti come scienza”

                             - la 2^ edizione della “Critica della ragion pura” con un appendice intitolata

                               “Confutazione dell’idealismo” per affermare che non c’è un accesso scientifico al noumeno, però c’è una strada che potrà mostrarci la sua esistenza: la moralità che ci dà quello che la ragione teoretica (speculativa) non ci dà.

 

*CRITICA della RAGION PRATICA

In essa Kant fa un esame dei limiti della ragione nel suo uso pratico (=morale), ossia quando la ragione guida la volontà con i propri principi (intellettualismo etico di Socrate: per fare il bene bisogna conoscerlo e ne siamo attratti ≠ anti-intellettualismo etico: siamo guidati dalle passioni). I principi pratici sono:

-          soggettivi: principi che il soggetto ritiene validi per sé, e non pretende che siano validi per 

                      gli altri o per sé in un secondo tempo à li chiama massime, non valgono

                      universalmente;

-          oggettivi: devono valere universalmente à li chiama imperativi, si pongono come comandi

                     che si basano sul senso del dovere: “TU DEVI”.

Il dovere ci chiama ad obbedire senza promesse o minacce e di fronte ad esso le passioni tacciono. Noi siamo liberi di obbedire (tu devi dunque puoi). ↓

Noi esseri umani siamo contemporaneamente sensibilità e razionalità e siamo guidati nel nostro comportamento da una e dall’altra, mai da una sola; e perché io abbia un comportamento morale devo far prevalere la ragione senza abbattere la sensibilità.

Noi siamo personalità razionali che vivono in un regno soprasensibile dei fini: l’uomo riesce a controllare l’istinto e vivere in un mondo superiore della libertà (nel fine, non nella causa c’è la libertà).

Gli imperativi si dividono in: -ipotetici à ci comandano di fare qualcosa in nome di un nostro interesse;

                                         -categorici à seguono solo il dovere (dovere per il dovere)

L’azione è morale quando è disinteressata (Hume), per essere morale non deve avere uno scopo concreto, ma deve obbedire solo al dovere.

 

La legge morale risiede nell’imperativo categorico e ha 3 determinazioni:

1)     Formalità: la legge morale si afferma per la sua forma e non per il suo contenuto; non ci dice cosa dobbiamo fare ma ci chiede se il nostro comportamento è morale o no; alla formalità si lega la 1° formula: agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale;

2)     Libertà: una legge morale ha senso solo se è rivolta a qualcuno che potrebbe disobbedire; si è liberi di disobbedire alla legge perché essa è “tu devi, dunque puoi”. La libertà è la condizione per la quale si può attuare la moralità (libertà = noumeno della vita morale)à se l’uomo non fosse libero non ci sarebbe bisogno di una morale: la libertà è uno dei postulati della ragion pratica (qualcosa di assoluto).

                                                                                                 ↓

      La libertà e la moralità implicano l’esistenza di altri esseri, infatti non siamo soli al mondo in quanto, se

      fossi solo, non ci sarebbe bisogno della morale perché l’etica serve nel rapporto con gli altri à 2° formula:

      agisci in modo da trattare l’umanità nella tua come nell’altrui persona sempre come fine e mai come

      mezzo; bisogna rispettare l’uomo in quanto essere razionale e libero. Per Kant è più importante il rispetto  

      che l’amoreà il rispetto è possibile persino verso il tuo nemico.

3)     Autonomia: affinché il nostro comportamento possa essere considerato morale, la nostra volontà deve essere autonoma = obbedire solo al dovere, e a nient’altro. Se non obbedisce solo al nostro dovere, la nostra volontà è eteronoma (mai morale). Neanche la felicità può essere un movente della vita morale (non determina un comportamento morale perché l’azione non è fatta ai fini del senso del dovere e non sarebbe uguale per tutti) e neppure il comando divino. Nel regno soprasensibile dei fini ogni uomo è suddito e legislatore à è la ragione che impone le leggi (dovere per il dovere);

                                     ↓

      3° formula: agisci in modo che la tua volontà possa considerare se stessa mediante la sua massima come

      universalmente legislatriceà è diversa dalla prima formula perché la 1° è incentrata sulla massima mentre

      la terza vuole sottolineare l’autonomia della volontà quando agisce.

 

Se mi comporto in modo morale sono virtuoso (sto seguendo la virtù): la virtù è il bene supremo, ma non è ancora il sommo bene, perché per avere il bene sommo devo avere un incontro tra virtù e felicità.

Virtù e felicità non sempre si incontrano: per seguire il dovere a volte bisogna rinunciare alla felicità; la felicità sarà possibile nell’aldilà.

                                   ↓

Garanzia che ci sia questo incontro: Dio

Condizione: immortalità dell’anima                 à postulati della moralità

Libertà (si realizza nel mondo)

 

Mondo, Dio e anima sono le tre idee della dialettica trascendentale;

 

La ragion pratica ci dà quello che la ragione teoretica non riesce a darci (primato della ragion pratica su quella teoretica = ho dovuto distruggere il sapere per far spazio alla fede).

“Due cose hanno sempre suscitato la mia meraviglia: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”:  • la ragion pura ci ha mostrato il cielo stellato (la legge della natura si basa sulla necessità).

         • la ragion pratica ci ha mostrato il mondo della morale (la legge morale si basa sulla libertà).

 

*CRITICA DEL GIUDIZIO

I mondi che le altre due critiche ci hanno mostrato sembrano in contraddizione e questa contraddizione diventa ancora più lacerante se la vediamo in uno stesso individuo.

L’uomo è corpo, dunque segue le leggi necessarie della natura, ma anche spirito, quindi segue le leggi della moralità godendo della libertà à l’esigenza che l’uomo ha di trovare un accordo tra la propria libertà e la necessità: è un bisogno ineludibile.

OBIETTIVO della “Critica del giudizio”à ricercare questa mediazione: trovare anche nella natura un agire secondo finalità (= agire secondo libertà);

 

Critica del giudizio significa esame critico dell’attività del giudicare. Tra le attività umane vi sono:

1) intelletto à facoltà del conoscere; à giudizio sintetico a priori

2) ragione à facoltà del desiderare/volere; à giudizio morale

3) sentimento à facoltà del giudicare; à giudizio riflettente (si esercita su oggetti già conosciuti dall’intelletto e li sottopone al giudizio; tale giudizio è in base al fine degli oggetti)

 

Sia nella scienza sia nel sentimento ci sono giudizi in cui il particolare è sussunto all’universale:

-nei giudizi sintetici a priori (scienza) abbiamo l’universale (=concetti) e manca il particolare (oggetti) =

 giudizio determinante;

-nei giudizi del sentimento invece ho già il particolare (oggetti già conosciuti dall’intelletto) e manca l’universale (concetto di finalità) = giudizio riflettente.

                                              

Vi sono 2 tipi di giudizio riflettente: 1)GIUDIZIO RIFLETTENTE SOGGETTIVO = giudizio estetico;

                                             2)GIUDIZIO RIFLETTENTE OGGETTIVO = giudizio teleologico (teleologia

 2 modi per ricercare la finalità della natura                                                             = scienza dei fini)                                                            

                                              

Es due persone (un geologo e un turista) vedono una cascata: per il geologo la cascata è un oggetto di studio, per il turista è uno spettacolo che gli produce un sentimento di piacere, come se fosse stata messa lì apposta per lui.

 

1) ESTETICA Giudizio riflettente soggettivo: si occupa del bello. Esso non è una determinazione oggettiva delle cose ma una caratteristica che noi attribuiamo alle cose in vista di quel piacere che provocano in noi; il giudizio estetico deve essere universale e necessario;

ci sono 4 determinazioni:

1.       il bello è ciò che piace disinteressatamente (risultato della contemplazione della sua forma);

2.       il bello è ciò che piace universalmente (il bello è soggettivo ma non arbitrario: fa riferimento alla facoltà del gusto che tutti possediamo e che ha a suo fondamento delle caratteristiche comuni a tutti)à una cosa è bella quando ha proporzione, equilibrio, armonia;

3.       il bello è la forma della finalità di un oggetto (tutte le parti che lo costituiscono sono messe lì per realizzare la forma finale dell’oggetto; ogni parte contribuisce con la proporzione);

4.       il bello è ciò che piace necessariamente (il giudizio trova la condivisione sulla proporzione, non sul contenuto);

Sento un accordo tra ciò che vedo e ciò che provoà questo mi fa dare il giudizio di bello;

 

Sentimento del sublime: sentimento di dolore, impotenza, inadeguatezza, è provocato dalla potenza e dalla grandezza dell’universo:

                      grandezza dell’universo: sublime matematico

SUBLIME

                      potenza dell’universo: sublime dinamico

È un sentimento di sofferenza all’inizio, ma poi si trasforma in un sentimento di superiorità, in quanto siamo esseri razionali;

 

di naturaà enti della natura; il bello che si è fatto da sé (Dio ha creato la natura ma non interviene sempre);

BELLO           

artisticoà il bello fatto dall’artista; è un prodotto del genio (=risulta dall’unità di intelletto e immaginazione secondo una certa misura, che è data dall’intelletto all’immaginazione). I veri geni si trovano nell’arte, non nella scienza a causa del contributo che l’immaginazione deve fornire;

Questi due tipi di bello sono diversi, ma c’è una somiglianza: si giudica bello un oggetto della natura quando sembra essere stato costruito da un artista; si giudica bella un’opera d’arte quando sembra essersi fatta da sé, spontanea (i romantici furono contro i classicisti);

 

2) TEOLEOLOGIA Giudizio riflettente oggettivo: si cerca la libertà nella natura in termini oggettivi; se c’è un agire secondo fini, allora c’è una libertà nella natura e quindi un collegamento con l’essere umano; è un nostro bisogno considerare la natura organizzata in vista di un fine perché la considerazione finalistica integra la conoscenza scientifica (la considerazione scientifica non basta per comprendere la naturaà “non c’è alcun Newton che possa pretendere di spiegare con le sole cause meccaniche l’esistenza anche solo di un filo d’erba”).

 

esterna: si considera la natura con un fine poco realisticoà considerazione non vera: es le     piante sono state create come cibo per animali

Finalità

interna: si individua nell’ente di natura che sia causa ed effetto di se stesso (non ha un fine         riferito a un ente esterno); tutte le parti dell’ente sembrano essere state messe lì da un’intelligenza razionale per garantire la vita dell’organismo (fine interno all’organismo stesso)à ogni ente della natura è un’opera d’arte;

 

L’intera natura deve essere considerata in vista di un fine: l’uomo, perché è presente nella natura e allo stesso tempo è superiore (apparteniamo al mondo soprasensibile dei fini); la natura senza l’uomo sarebbe come un inutile deserto: il fine della natura è rendere possibile la vita morale dell’uomo à se tutto è organizzato in vista di un fine l’uomo agisce in libertà.

                                                 ↓

Dio ha creato la natura secondo un progetto e allora questa considerazione finalistica della natura è la prova morale dell’esistenza di Dio (non è un ragionamento logico ma sentimentale);

 

*Pensiero religioso, morale e storico-politico; opere minori scritte in età matura in confronto alle 3 critiche:

1.       “la religione nei limiti della ragione” (pensiero religioso);

2.       “la metafisica dei costumi” (ritorna sul problema morale);

3.       “idee per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico” (risposta all’opera di Herder “Idee per una storia universale”);

4.       “per la pace perpetua” (pensiero politico);

        1)PENSIERO RELIGIOSO

In quest’opera egli non si pone il problema di dare una dimostrazione dell’esistenza di Dio, poiché tale problema l’aveva già affrontato nell’opera “Sull’unico argomento per la dimostrazione di Dio”; ma egli si chiede:

                                                                      ↓

In che rapporti sta la religione con la morale?                                                                                  

Egli non concorda con l’idea tradizionale che sostiene che la morale dipende dalla religione (rovescia questo principio perché era di religione pietistica, cioè basata sulla moralità e non si preoccupa dei riti), perché se dipendesse dalla religione sarebbe eteronoma, ma invece la morale deve essere autonoma e quindi egli pone prima la morale e poi la religione (la moralità ha l’idea di Dio come suo fondamento).

                                          ↓

Da dove nasce ogni religione?

Qualunque religione nasce dall’idea di una tendenza al male, chiamata male radicale presente nell’umanità, di cui l’umanità non riesce a liberarsi con le sole proprie forze, ma necessita di un intervento divino (riprende Agostino ma ≠ per Agostino l’anima è danneggiata a causa del peccato originale).

                                                           ↓

Da dove deriva la tendenza al male?

- essa non può derivare solo dalla sensibilità à altrimenti gli uomini sarebbero bruti e non avrebbe senso

  condannarli;

- ma neanche solo dalla ragione à altrimenti gli uomini sarebbero esseri diabolici);

- deriva da una sproporzione (= cattivo rapporto) tra sensibilità e ragione (richiamo di Platone).

                                                                                                      ↓

Questa tendenza al male non è necessaria ma è una libera scelta, per questo è moralmente riprovevole e condannabile; c’è una differenza tra il peccato originale e il male radicale:

·          il peccato originale si trasmette a tutte le generazioni;

·          il male radicale non si trasmette, ognuno è responsabile di quello che fa; il male lo facciamo perché siamo liberi di non seguire la legge morale che tende ad opporsi come un imperativo.

                                                                                ↓

Il male che commettiamo si svolge nella società: Kant propone l’istituzione di una nuova repubblica morale (o chiesa invisibile = non ha dogmi ed è un ideale a cui tendere basato sull’idea che l’unica cosa che Dio vuole da noi è la volontà buona) fondata sulle virtù e aperta a tutte le persone giuste.

Le chiese visibili sono quelle storicamente esistite che hanno bisogno dell’esteriorità: INVISIBILE perché è qualcosa di ideale; le religioni esteriori possono portare al fanatismo e la superstizione.

        2) METAFISICA DEI COSTUMI

Con quest’opera Kant va ad analizzare i comportamenti e infatti è più concreta rispetto alla “Critica della ragion pratica”.                            DOTTRINA DEL DIRITTO à si occupa dell’esteriorità delle nostre azioni (= azioni

Essa è divisa in 2 parti:                                              che effettivamente compiamo);                       

                                      DOTTRINA DELLA VIRTU’ à riguarda le interiorità delle intenzioni (non riguarda la

                                                                                legge ma la propria coscienza).

Al diritto non interessa la nostra interiorità, ma è interessato solo al fatto accaduto o meno.

                                         DIRITTO PRIVATO à riguarda l’area dei rapporti interpersonali (es. il diritto di     

Vi sono 2 tipi di diritti:                                        proprietà su cui quello pubblico interviene per dare solo delle

                                                                        regole generali);

                                     DIRITTO PUBBLIO à riguarda le leggi e le istituzioni dello stato.

                                                     ↓

Kant accetta la teoria di Montesquieaux secondo la quale per non esserci la tirannide i poteri devono restare divisi, ma non accetta che il popolo possa ribellarsi al sovrano.

Beccaria (esponente dell’illuminismo italiano) nell’opera “Dei diritti e delle pene” affermava che la pena deve seguire il principio della rieducazione del reo; la pena quindi non era solo una punizione ma serve anche per rieducare chi ha sbagliato per consentendogli di reinserirsi nella società (è contro la pena di morte e la tortura). Kant non accetta quest’idea perché anche se la pena è utilizzata in vista di un buon fine, il criminale è usato come un mezzo e quindi non va bene.

        3) IDEE PER UNA STORIA UNIVERSALE dal punto di vista cosmopolitico

In quest’opera viene presentata la sua concezione della storia = no scienza di descrizione delle azioni umane, intese come una serie di fatti casuali e liberi di tutti gli uomini e quindi scollegati, ma possiamo individuare nella storia un progetto in direzione del raggiungimento di una condizione di felicità e perfezione per l’umanità (= progresso).

                         ↓

Tale progetto è possibile che venga realizzato solo che non è garantito metafisicamente, ossia non c’è la presenza di una provvidenza che possa indirizzare necessariamente l’umanità in questa direzione.

Questo progetto quindi non è necessario che si realizzi ed è come un imperativo morale: deve potersi realizzare ma non è detto che si realizzi perché è lasciato alla libera scelta dell’uomo.

        4) PER LA PACE PERPETUA

La condizione fondamentale per la riuscita di questo progetto è una condizione di pace stabile tra tutte le nazioni (non ci siano più guerre); il primo passo per arrivare a ciò consiste in una confederazione tra tutte le nazioni: il ridursi di ogni nazione alla stessa legislazione à anticipa l’esigenza di un GOVERNO MONDIALE.

 

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