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                                                                                   Interventi filosofale

La scuola del passato

(leonardo f. barbatano)

    Come in altri ambiti nei quali sta intervenendo l'azione di questo governo, anche nella scuola sembra si stia seguendo la tattica di lanciare messaggi che vorrebbero mostrare una forte attenzione e la volontà di attuare provvedimenti che vadano nella direzione di maggiore serietà e di severità che dovrebbero garantire un miglioramento generale della vita scolastica e, di riflesso, un contributo alla crescita e alla maturazione degli studenti. Così, non si parla d'altro che del ritorno del sette in condotta e della sua influenza sull'esito scolastico; del ritorno del grembiule come sorta di divisa che dovrebbe garantire maggiore uguaglianza tra i giovani, al di là delle loro condizioni economiche; del ritorno del maestro unico nelle scuole elementari. Provvedimenti questi che, a ben guardare, si mostrano del tutto anacronistici, tipici di altri momenti storici e di altre condizioni culturali del paese. Solo con una forte dose di superficialità si può davvero credere che basterà il sette in condotta o il grembiulino a risolvere problematiche comportamentali come il bullismo o l'indifferenza nei confronti del senso del dovere e dell'impegno, che sono dirette conseguenze del tipo di società che abbiamo costruito nel tempo, caratterizzata dall'aspirazione al successo facile, dal prevalere in ogni ambito del sociale dei furbi e dei prepotenti, di chi non rispetta le regole, di chi ogni giorno lancia insulti contro i magistrati e contro gli insegnanti. Si noti, a tal proposito, come siano costantemente sotto attacco, da parte del potere politico, proprio le poche figure sociali normative che siano rimaste, quei ruoli sociali la cui stessa esistenza è sinonimo di rispetto delle regole e di civismo. Queste figure sociali danno fastidio in una società in cui la corruzione e la violazione delle regole sembrano essere diventate la regola.

    Ma per quale assurda ragione i giovani dovrebbero rispettare le regole se vedono quotidianamente che chi non le rispetta non solo non è punito ma addirittura occupa posti di privilegio nel mondo del lavoro e della politica? E per quale ragione dovrebbero impegnarsi, studiare sodo, dedicare ore della propria giornata alla propria preparazione se vedono che l'impegno di chi lavora è quotidianamente mortificato, se le persone di successo in televisione non sono capaci di intrecciare correttamente due frasi, ma nessuno se ne meraviglia, anzi! Pensare di risolvere i problemi della scuola col grembiulino è lo stesso che pensare di risolvere i problemi della sicurezza con qualche militare per le strade. Pensare di fronteggiare il bullismo con il voto di condotta significa non riuscire a percepire, neanche lontanamente, che questi sono fenomeni indotti dal profondo degrado sociale che l'Italia sta vivendo, dallo smarrimento di un paese che sembra non sapere dove andare, che non ha progetti, ideali, politiche da proporre ai giovani. Ma, appunto, chi non ha progetti e ideali non sa neanche che scuola costruire per il futuro. Ecco perché si torna al passato. Ecco perché non c'é opposizione e tutti si accodano al treno della restaurazione. Gli intellettuali tacciono o si accodano anche loro.

    La classe politica che ci governa non ha mai rispettato le regole, essa vuole costringere i deboli e i poveri a rispettarle, mentre ai potenti e ai privilegiati tutto può essere consentito. Vince un'ideologia autoritaria che vuole un popolo "educato", dove "educato" significa non critico, che sta al suo posto, che non manifesta e non protesta. Ma l'educazione riguarda solo il popolo, non importa se in Parlamento si assiste a scene sconcertanti, se molti rappresentanti del popolo sono inquisiti, se il capo stesso del governo è un inquisito e utilizza il Parlamento per far approvare leggi che gli evitino i processi. Tutto questo non importa, l'importante è il voto di condotta dei ragazzini.

    Questa non è la scuola del presente e neanche del futuro, ma del passato: povera e autoritaria. I soldi meglio darli alla scuola privata, pardon cattolica. A quella pubblica togliamo tutto, anche il valore legale del titolo di studio, come vogliono Confindustria e cattolici vari. E' credibile che l'intenzione di questo governo sia quella di sostenere la scuola pubblica, di renderla più seria e più funzionante? No, non è credibile. Ciò possiamo constatarlo dai provvedimenti seri, quelli davvero seri!, che si stanno prendendo nei confronti della scuola. Essi mostrano la volontà di affossarla sempre più, togliendole sempre più risorse,  creando condizioni che le impediscono di svolgere davvero il proprio compito didattico, dunque mortificandola. Si vedano gli ultimi provvedimenti che prevedono tagli per otto miliardi e che stabiliscono che il personale dovrà essere ridotto in tre anni di 129.500 unità, che le scuole dei piccoli comuni dovranno essere chiuse o accorpate con altre, con gravissimi disagi per le famiglie.

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Premonizioni: Ipotesi Calamandrei

 

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l'11 febbraio 1950.
 


Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.


Pubblicato nella rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950

 

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