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                                                                         Storia filosofale

INDUSTRIALIZZAZIONE, IMPERIALISMO, SOCIALISMO

 

 

 (Appunti a cura di Simone Oldani, studente della VA  del Liceo Scientifico "B. Pascal" di Abbiategrasso)

Dal punto di vista della politica, dell’economia e delle dinamiche generali, il Novecento può considerarsi iniziato nell’ultimo trentennio dell’Ottocento. Con il termine imperialismo, anello di collegamento fra i due secoli, si intende il periodo che va dal 1970 alla Prima Guerra Mondiale. La storia economica dell’Ottocento può essere suddivisa in diverse fasi :

ü     Primi trent’anni dell’800 → sviluppo economico ( prima fase della rivoluzione industriale in Francia, Germania e altri Paesi europei, seconda fase per l’Inghilterra ).

ü     Anni ’40 → crisi dell’agricoltura e da sovrapproduzione ( ’46 – ’48 ).

ü     Anni ’50 → impetuoso sviluppo, boom economico con la seconda rivoluzione industriale.

ü     1873 → arresto dello sviluppo e nascita di una grave crisi da sovrapproduzione. In quest’anno comincia a svilupparsi l’imperialismo, che si pone come risposta alla crisi.

La seconda rivoluzione industriale fu un periodo di sviluppo economico molto intenso, venne realizzata una capacità produttiva superiore a quelle precedenti grazie anche all’introduzione di macchine polivalenti. Il settore trainante di questa seconda rivoluzione fu l’industria pesante meccanica. L’incremento della produttività fu dovuto anche a nuove forme di energia, petrolio ed energia elettrica, e da nuovi materiali, come gomma e acciaio. Ci furono nuove scoperte nel campo delle macchine, come il convertitore atto a produrre acciaio o la turbina a vapore. Altri settori si svilupparono, prima fra tutte l’industria chimica con la creazione di coloranti e concimi chimici. Studiando gli elementi chimici si arrivò a scoprire il potere curativo di alcuni di essi con la conseguente nascita dell’industria farmaceutica. Un contributo all’incremento della produzione è da attribuire ad un’ulteriore parcellizzazione del processo produttivo ( teilolismo ) grazie agli studi di Taylor. Altri fattori che vi contribuirono furono la velocizzazione della comunicazione, con l’invenzione del telegrafo e del telefono, i primi voli dei fratelli Wright, la realizzazione di nuove tratte ferroviarie in tutta Europa. Già in questo periodo si incrementò il fenomeno della globalizzazione e si assistette inoltre ad una concentrazione delle attività produttive in poche mani ( oligopoli ) o in una sola mano ( monopoli ). Ciò si verificò proprio grazie a questo incremento di produttività per la quale servivano ingenti capitali per competere sul mercato. In questo clima i piccoli proprietari vennero sbranati dai grandi imprenditori, che acquistarono le attività che venivano vendute da questi ultimi, venendosi a creare monopoli e trust. Un fenomeno simile avvenne anche in campo finanziario : la disponibilità di denaro si concentrò sempre più nelle mani di poche banche. Ad un tratto avvenne una fusione tra il capitale industriale e quello finanziario a causa delle stesse ragioni per cui si vennero a formare i monopoli in campo industriale. Un grande imprenditore che voleva ingrandirsi ed acquistare nuove attività possedeva la sostanza, ma non la liquidità da poter investire. Si ricorse così a richiedere finanziamenti alle banche, le quali cominciarono anche insinuarsi nel campo industriale. Da questa fusione nacque il capitale finanziario, cioè una grande disponibilità di capitali pronti per essere investiti dapprima nella nazione ed in seguito all’estero, nelle zone in cui v’era una abbondanza di materie prime e manodopera a basso costo, ma mancanza di capitali. Il margine di guadagno del capitalista con la delocalizzazione subì un notevole incremento. Cominciò così una prima dipendenza e sottomissione economica dei Paesi poveri verso l’occidente industrializzato. Nel 1873 a causa di questa notevole produzione il meccanismo produzione-consumo si inceppò producendo una grave crisi e recessione. Le potenze economiche occidentali risposero a tale crisi proiettandosi nei continenti più poveri per smerciare questi prodotti e per reperire nuove materie prime ( imperialismo ). L’imperialismo dunque fu una nuova forma di colonialismo, differente da quello tradizionale, poiché direttamente gli Stati con l’occupazione militare portarono il loro governo in questi territori. Il colonialismo del Cinquecento/Seicento non prevedeva l’occupazione militare dei territori, ma la stipulazione di contratti commerciali gestiti da “privati”, le grandi compagnie commerciali. Tra l’Ottocento e il Novecento l’Africa fu interamente occupata dalle potenze europee ( vedi cartina pag. 1053 ), le quali ridisegnarono i confini degli Stati senza tenere conto dei popoli che vivevano in questi territori. Questo periodo si caratterizzò anche per le grandi emigrazioni dalle zone più povere dell’Europa verso nazioni più industrializzate o verso le Americhe ( transcontinentale ).

Con la catena di montaggio si ebbe il primo modello di automobile ( modello T della Ford ) nei primi del ‘900. Inevitabilmente laddove ci fu un notevole sviluppo industriale e capitalistico oltre alla popolazione aumentò anche il proletariato, che si ammassava nelle periferie della città. I quartieri proletari erano caratterizzati da vita povera e scarse condizioni igieniche. L’ammassamento dei proletari nei sobborghi delle città favorì la presa di coscienza di essere una classe sfruttata. Nella seconda metà dell’Ottocento si assistette alla formazione non solo di organizzazioni sindacali, ma anche di partiti proletari. Negli anni ’60, ma maggiormente tra gli anni ’70 e ’80, si formarono partiti socialisti e si fondarono le prime organizzazioni internazionali. In questo clima lo sfruttamento dei lavoratori fu tanto e tanto vasto che indusse anche la Chiesa ad intervenire nella questione sociale. Inizialmente un abbozzo di partito socialista nacquero in Inghilterra negli anni ’60 e il partito laburista negli anni ’80. Già negli anni ’30 si erano sviluppati il movimento cartista e le Trade Unions. Nel 1883 nacque la Fabian Society, secondo cui il socialismo doveva essere attuato non solo con una rivoluzione, ma con riforme parlamentari. Anche il partito laburista, a cui si unirono le Trade Unions e la Fabian Society, ebbe stampo non rivoluzionario. In Germania nel 1869 nacque il partito social-democratico, che in breve tempo divenne il partito socialista più forte d’Europa, diviso in un’area riformista guidata da Bernstein e in una rivoluzionaria guidata da Kautsky. In tutti i partiti socialisti ci fu questa divisione al loro interno. Dopo Bernstein vennero definiti revisionisti poiché avevano revisionato le teorie di Marx, eliminando la vena rivoluzionaria. Leader del partito socialista francese fu Jean Jaures. Nonostante l’Italia non potesse essere considerata industrializzata gli anni ’90 nacque un partito socialista. Particolarità italiana dovuta alla sua arretratezza è che prima si sviluppò l’anarchismo ed in seguito il socialismo. Già nel 1892 si formò a Milano il “Partito dei lavoratori italiani”. Tra gli anarchici ci fu Andrea Costa, che in seguito si convertì al socialismo e fu il primo deputato socialista nel Parlamento. Filippo Turati fondò la rivista “La critica sociale” che divenne importante nel dibattito sociale. Su impulso di Marx ed Engels si sentì il bisogno di un’organizzazione che coadiuvasse l’operato dei singoli partiti socialisti. Nel 1864 nacque la Prima Internazionale, in cui entrarono a far parte i mazziniani, gli anarchici, i marxisti e che cercò di portare avanti questa coadiuvazione. Il problema di questa Prima Internazionale fu la divisione al suo interno tra anarchici, rappresentati da Bakunin, e marxisti, rappresentati da Marx.

 

MARX

                              BAKUNIN

·        Organizzazione di una rivoluzione proletaria, fondazione di uno Stato guidato dai proletari (dittatura del proletariato), il quale ha il compito di creare uno Stato senza autorità.

·        Organizzazione di una rivoluzione proletaria che prevedeva l’immediata eliminazione dello Stato, del potere di un uomo su un altro uomo.

·        Il soggetto rivoluzionario è il proletariato industriale

·        Il soggetto rivoluzionario è il contadino (ecco perché le teorie anarchiche attecchirono in Italia con facilità).

 

Questo contrasto fu tanto insanabile che gli anarchici furono espulsi e formarono un’associazione internazionale anarchica, che scomparì ben presto. Anche la Prima Internazionale nel 1867 si auto sciolse ( cfr. Comune di Parigi ). Nel 1889 nasce la Seconda Internazionale, che finirà con la Prima Guerra Mondiale e portò avanti sia la posizione rivoluzionaria sia quella riformista. Giocò un ruolo preponderante il partito social-democratico che portò la sua divisione interna. L’ala rivoluzionaria portava avanti le teorie marxiste, mentre l’ala riformista proponeva riforme e la partecipazione del proletariato alle elezioni per far eleggere in Parlamento i propri rappresentanti. Le riforme chieste erano talmente radicali che furono quasi una rivoluzione : suffragio universale, parità sessuale, giornata lavorativa di 8 ore, sistema elettorale proporzionale. Qualcuna di queste richieste fu recepita ed accettata. Le lotte dei lavoratori si diressero verso il miglioramento della propria vita. I rappresentanti della Seconda Internazionale presero come impegno il cosiddetto pacifismo internazionale : non lasciarsi coinvolgere nelle guerre imperialiste. Quando però i venti di guerra giunsero in Europa la promessa venne tradita, gli interessi nazionalistici furono più forti. L’unico partito fedele a questa promessa fu quello italiano. Jean Jaures che volle mantenere a livello personale questo patto e continuò a predicare la pace fino allo scoppio della guerra, finirà nel 1914 assassinato da un nazionalista francese. Nella questione sociale prese posizione anche la Chiesa. Nel 1891 Leone XIII scrisse l’enciclica Rerum Novarum, che assunse grande importanza nella società. L’enciclica segnò un cambiamento all’interno della Chiesa, poiché sebbene criticasse il socialismo e le lotte di classe, denunciò lo sfruttamento del lavoratore, che non doveva essere né defraudato né ingannato. Il Papa invitava i cattolici ad organizzare associazioni che aiutassero i lavoratori e li sottraessero al socialismo. Quella che fu teorizzata venne definita dottrina sociale della Chiesa. Questa impostazione di attenzione al mondo del lavoro dura ancora oggi. In ambito cattolico non tutti furono a favore di questa enciclica. I sindacati bianchi furono quelli istituiti dai cattolici.

 

 

Letture riguardo il dibattito sul colonialismo :

·         Lettura 23 ( J.A. Hobson )

·         Lettura 24 ( N. Lenin )

·         Lettura 25 ( D.K. Fieldhouse )

 

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