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                            Illuminismo filosofale

ILLUMINISMO

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Chiara Laura, Giorgia Arioli, Valeria Rotella, Giorgia Oldani, Stefania Costa, studentesse della IV D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Il ‘700 è il “secolo dei lumi”, secolo in cui si diffuse l’illuminismo = movimento culturale che toccò tutti i campi dello SCIRE = CNOSCERE. Tale movimento nacque in Francia e poi si diffuse in tutta Europa, ma ebbe origini lontane: vi furono infatti delle anticipazioni di tale movimento nell’Inghilterra del ‘600 con Locke e Newton (empirismo), e anche in Cartesio ma non in totale: la sua ragione è una ragione dogmatica e non trova giustificazione nell’esperienza e parla di idee innateàgli illuministi sono lontano da ciò.

 

Risposta alla domanda “Che cos’è l’illuminismo?”

saggio di Kant à è la fuoriuscita dell’uomo di uno stato di minorità (=incapacità di usare autonomamente la propria ragione) di cui egli stesso è colpevole.  Il motto dell’illuminismo è “SAPERE AUDE” = abbi il coraggio di usare la tua ragione.

 

• E’ un movimento che esaltò la ragione e la scienza, viste come strumenti conoscitivi grazie ai quali sarà possibile costruire una società migliore fondata sui principi di libertà, fraternità ed uguaglianza.

• Gli illuministi esaltavano la ragione, ma non dicevano che con la ragione si potesse spiegare tutto: intento di individuare i limiti della ragione.

• L’ Illuminismo è un movimento fortemente critico nei confronti di qualsiasi aspetto della società (politica, economia)à sente l’esigenza si sottoporre alla critica qualunque tradizione per poter rinnovare la realtà ed arrivare ad una società migliore.

• E’ un secolo in cui, la ragione con i suoi lumi rischiara le menti e libera l’uomo dagli aspetti negativi e dagli errori à processo di emancipazione dell’umanità; vanno contro all’idea che la conoscenza e la cultura fosse rivolta solo ad una ristretta élite à forte opera divulgativa. Il simbolo dell’illuminismo fu l’enciclopedia = tentativo di usare autonomamente la propria ragione (curata da D’Alemert e Diverot).

• Gli illuministi svalutarono la storia passata, soprattutto il Medioevo, perché ritenevano che la vera storia sarebbe iniziata con loro (precedentemente il meglio stava nelle origini, ora sta nel futuro) e sarà basata sul progresso.

• Criticavano la religione che aveva potere politico (non la religione in sé): la gran parte degli illuministi fu deista: si contrapponevano alla chiesa, come ricchezza, una religione spogliata da tutto ciò che concerne l’esteriorità, basata solo su concetti e principi semplici.

 

*IDEE POLITICHE dell’illuminismo

3 proposte di modelli si stato:

          1) VOLTAIRRE à teorizzò il dispotismo illuminato (=assolutismo illuminato) era la presa d’atto di alcuni dei governanti di riformare e abbattere alcuni dei privilegi della classe aristocratica (es. maggiorascato à il patrimonio andava al figlio primogenito; la mano morta à inalienabilità delle proprietà della Chiesa).

Il potere assoluto era mitigato dai filosofi che indirizzavano le decisioni del sovrano.

Questo tipo di governo si verificò nei decenni precedenti alla rivoluzione francese in Prussia, Austria (effetti anche in Italia dominata dagli austriaci), Russia, Spagna; in Francia non vi furono queste riforme politiche e infatti scoppiò la rivoluzione.

          2) MONTESCHIOUX à teorizzò il liberalismo (si afferma nel corso dell’800); nello “Spirito delle leggi” per evitare la tirannide (dispotismo) i poteri fondamentali dello Stato (quello legislativo, esecutivo e giudiziario) devono essere in mani diverse (tutto ciò venne accennato precedentemente da Locke).

          3) ROSSEAUX à nel “Il contratto sociale” teorizzò uno stato democratico (che si afferma nel ‘900 in Occidente), in cui tutti cittadini partecipano all’elezione (≠ dal liberalismo in cui votava solo una ristretta élite).

- Egli parte da uno stato di natura felice senza distinzioni tra ricchi e poveri e affermò che “quando il primo uomo recintò un campo e disse <<questo è mio>> e gli altri glielo permisero,

-nacque la proprietà privata” e nello stato iniziò a manifestarsi l’ingiustizia, la corruzione, l’egoismo;

-bisogna quindi cercare di uscire da questo stato negativo ed entrare in una situazione di comunità positiva, raggiungibile attraverso l’ATTO DI ALIENAZIONE TOTALE (= liberazione dai mali) effettuata con un contratto.

In questa situazione deve prevalere la volontà generale della maggioranza a cui tutti devono sottomettersi, che si esprime nelle elezioni. Egli identifica 2 tipi di democrazia:

democrazia diretta à quando il popolo decide direttamente sulle leggi e sulle cose da fare (no mediazione dei

                                  rappresentanti);

democrazia indiretta à quando il popolo elegge periodicamente i suoi rappresentanti e si affidano a loro nelle

                                    varie decisioni.

Rosseaux preferisce quella diretta perché ritiene che in quella indiretta il popolo sia libero solo un giorno, ma capisce che però diventerebbe difficile chiamare il popolo a decidere tutte le volte.

 

 

 

*IDEE ECONOMICHE dell’illuminismo

Riflessioni: a)sulle condizioni economiche; b)sulle leggi che legano l’economia; c) sul rapporto tra Stato e mercato economico à alcuni sostengono che lo stato debba intervenire sull’economia altri no.

 

• NEL ‘600 à lo stato deve intervenire in economia

Teoria economica dominante: mercantilismo o colbertismo, chiamato protezionismo (Colbert, ministro dell’economia francese di Luigi XIV, Re Sole). Sosteneva che la ricchezza di una nazione dipendesse dalla quantità di valuta pregiata presente nelle casse dello Stato.

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Politica protezionistica: devo evitare che la valuta esca e far entrare la valute estere, quindi scoraggiare le importazioni e favorire le esportazioni. à no efficace perché dopo un po’ gli altri stati risponderanno con la stessa moneta politica che tenderà poi a diffondersi e a far diminuire gli scambi internazionali e quindi la ricchezza.

 

• NEL ‘700

1) Teoria economica dominante: fisiocrazia (=potere della natura). Sosteneva che la ricchezza di una nazione

derivasse dall’agricoltura (svalutazione del commercio e dell’industria = attività che non producono ricchezza netta, ma sono trasformabili in altri prodotti),che deve essere liberata da tutti i privilegi feudali dell’aristocrazia.

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Lo stato non deve intervenire in economia e l’imprenditore deve essere lasciato libero; motto “LASCIAR FARE, LASCIAR PASSARE” à massimo esponente fu Quesnay, autore del libro “Tableau economque” che sosteneva che la ricchezza di una nazione derivi dalla terra liberata.

                                                                                      

2) Il principio “LASCIAR FARE, LASCIAR PASSARE” si affermò pienamente nell’altra scuola economica del ‘700: liberismo (politica à liberalismo).

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Il massimo esponente fu A. Smith (politica classica inglese) che scrisse il “Saggio sull’origine e le cause della ricchezza delle nazioni” in cui affermava che la ricchezza di una nazione non derivasse da un settore particolare dell’economia, ma semplicemente dal lavoro umano in qualunque ambito esso si applichi.

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Lo stato deve astenersi perché il mercato ha la capacità di auto-regolarsi e in momento di crisi riequilibrarsi con le sue leggi grazie alla legge della domanda e dell’offerta: in presenza dell’abbondanza di un dato prodotto il prezzo tenderò a diminuire e la scarsità lo farà aumentare à riequilibrio naturale: nell’economia c’è come una mano invisibile che interviene per regolare gli squilibri.

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Lo stato deve semplicemente preoccuparsi di creare una condizione in cui la libertà si possa esercitare. Perseguendo ognuno i suoi obbiettivi economici “egoisticamente”, nell’insieme il mercato sarà armonico.

 

• Dall’800, a partire da Marx, iniziarono a rendersi conto che il capitalismo è caratterizzato da crisi periodiche; esso (≠ da quello antico schiavistico, in cui si ripetevano le caratteristiche senza progredire) è un modo di produzione dinamico, non statico, che tende inevitabilmente al espandersi (=al miglioramento): produce un aumento di produttività e non sempre il mercato riesce a smaltire il tutto e si cade nella sovrapproduzione = si produce + di quanto si riesca a consumare.

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Vi saranno momenti in cui non si riesce a consumare tutti i prodotti e ciò causerà una crisi da sovrapproduzione (le crisi precedenti erano di carestia perché il capitalismo era fondato sull’agricoltura).

(Welfare State: politica di protezione del mercato e dei lavoratori; Keynes disse che non si può lasciare il capitalismo a vivere liberamente).

 

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