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                               Hume filosofale

   David HUME (1711 – 1776)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Chiara Laura, Giorgia Arioli, Valeria Rotella, Giorgia Oldani, Stefania Costa, studentesse della IV D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opere: “ Ricerche sull’intelletto umano”

           “ Ricerche sui principi della morale”

           “ Dialoghi sulla religione naturale”

           “ Storia naturale della religione” (queste ultime due sono opere religiose)

 

*Ricerche sull’intelletto umano

Con questa opera Hume si preoccupa di fondare una scienza sulla natura umana applicando ad essa gli stessi principi della fisica à filosofia scettica.

Alla base della nostra conoscenza vi pone le percezioni (per questo è un filosofo da collocare nell’empirismo moderno) che si suddividono in:

§          impressioni, più forti e dirette delle idee (sono immediate);

§          idee, copie sbiadite delle impressioni à infatti le idee derivano dalle impressioni (riteneva che nulla è nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi).

Notiamo subito che non è possibile percepire la cosa in sé (ciò che Kant chiamerà noumeno = come la cosa appare indipendentemente da me), ma solo la nostra impressione che poi andrà a trasformarsi in idea; la realtà in sé non la possiamo mai conoscere, noi conosciamo solo il fenomeno cioè come un ente qualsiasi appare ai miei sensi à quindi nella nostra conoscenza vi è solo un certo grado di probabilità (← scetticismo).

 

Hume riprende la distinzione delle idee che fece Locke: idee semplici ed idee complesse, che derivano dall’unione di idee semplici o impressioni. Siamo in grado di assemblarle grazie all’abitudine (qualcosa di sentimentale che non ha a che fare con l’intelletto à RIVALUTAZIONE DEL SENTIMENTO), poiché siamo abituati a vederle insieme, non perché è una verità oggettiva che debbano stare insieme; l’uomo nel fare questo si serve di 2 facoltà :

§          associazione: facoltà che opera secondo 3 criteri:

               1)somiglianza, 2)contiguità (=vicinanza) spazio-temporale 3)causalità (=sono una causa dell’altra)

quindi associamo le idee perché si somigliano, perché sono vicine o perché hanno un rapporto di causalità;

§          immaginazione: facoltà che ci permette grazie alla memoria di riprodurre impressioni già avute o inventarne di nuove ma sempre sulla base di quelle che già possediamo.

Però le idee complesse che siamo in grado di ricavare non per forza devono avere un sostrato reale (vedi l’idea di anima e di sostanza = sono fasci di idee complesse).

Successivamente Hume opera un’altra distinzione tra relazioni di idee e fatti (distinzione simile a quella di Leibniz): -le idee: sono proposizioni vere perché, non essendo negabili (come le idee matematiche), se le

                          considerassi false cadrei in contraddizione;

             -i fatti: possono essere negati senza cadere in contraddizione anche se sono accaduti perché si basano

                        sull’esperienza e sul principio di causalità.

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è il principio secondo il quale B si presenta dopo A, è effetto di A e quindi A è causa di B.

Per queste considerazioni siamo portati ad affermare che la relazione tra A e B è oggettiva e necessaria e che sempre quando si presenterà A poi si presenterà B. Secondo Hume però la relazione di causalità non è necessaria e oggettiva: non si è mai certi di quello che accadrà perché non posso mai dire qualcosa a priori su un ente senza averne fatto esperienza; sono certo di quello che è accaduto, di quello che sta accadendo, ma non di quello che accadrà.

Nella vita quotidiana diamo per scontato che questa relazione sia necessaria e oggettiva (es. sorgere del Sole) per l’abitudine di vedere A e B insieme nasce la credenza che sia necessario che le cose anche domani saranno così (abitudine e credenza hanno a che fare con il sentimento, non con la ragione).

 

Si intuisce che secondo Hume non è possibile una conoscenza universale e necessaria (scetticismo); Kant invece, la riterrà possibile perché pur accettando il principio empiristico, il quale pone l’esperienza alla base della conoscenza, ritiene che la scienza può affermare qualcosa a priori in modo da consentire una conoscenza completa.

 

*ETICA (“Ricerche sui principi della morale”)

Hume prende una posizione di anti-intellettualismo etico (≠da Socrate e Platone che ritenevano che la ragione guidi la volontà nel comportarsi).          

Hume sostiene che gli uomini siano guidati dalle passioni, che sono percezioni che derivano dal sentimento di piacere e di dolore, delle quali la ragione è schiava. Esistono due tipi di passioni:

§          passioni dirette (gioia, paura, speranza ecc)

§          passioni indirette (umiltà, ricerca di fama e di ricchezza ecc)

Il MALE àcorrisponde a ciò che non ci piace e il BENE à a ciò che ci piace; ma tutto ciò che secondo noi è bene non è per forza virtuoso: è morale tutto ciò che piace disinteressatamente quindi che non è legato solo a me stesso (morale egoistica) ma anche agli altri.

La morale di Hume è chiamata morale del disinteresse o della simpatia.

E’ morale anche ciò che è utile alla società: la GIUSTIZIA à esiste perché i beni sono limitati, l’OBBEDIENZA à infatti Hume non era d’accordo con Locke nell’accettare il diritto di ribellione.

Infine Hume criticava le morali ascetiche perché per lui la morale deve essere allegra, gioiosa e amabile, non qualcosa di triste.

 

*Dialoghi sulla religione naturale

In quest’opera Hume immagina appunto un dialogo tra 3 personaggi di fede diversa: Filone, scettico; Demea, ortodosso; Cleante, deista.

Vengono negati gli argomenti tradizionalmente elaborati per dimostrare l’esistenza di Dio:

-argomento ontologico di Anselmo: non posso dire nulla a priori neanche su Dio;

-critica l’argomento cosmologico: se vediamo il mondo non possiamo dire che è stato creato da Dio poiché non possiamo fare esperienza di esso;

Notiamo come approda ad una conclusione scettica affermando che le questioni teologiche sono qualcosa che vanno al di là della nostra ragione poiché noi non possiamo farne esperienza.

 

*Storia naturale della religione

In questa opera l’autore racconta la storia della religione: gli uomini svilupparono la religione come protezione, come tentativo di dare un ordine. Le prime forme di religione sono politeistiche poiché gli uomini individuarono più fenomeni da controllare e per la moltitudine delle religioni, create da diversi popoli. Successivamente le religioni sono diventate monoteistiche  e per questo hanno un rischio: possono causare l’intolleranza e il fanatismo.

 

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