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                               Hegel filosofale
 

    G.W.F.   HEGEL (1770-1831)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Giorgia Arioli, Giorgia Oldani, studentesse della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

Hegel in un primo momento appoggiò la rivoluzione francese, poi crescendo, approdò a posizioni più mature. Hegel studiò sia teologia che filosofia a Tubinga: infatti per quanto riguarda questo autore si può dire che andò dalla filosofia alla teologia e da quest’ultima ancora alla filosofia. La sua fu una conversione “alla rovescia”: da giovane aveva studiato filosofia, ma non aveva trovato soluzione ai problemi e quindi pensò di trovar risposte nella religione, ma non trovandole passerà di nuovo alla filosofia. Fu il precettore di famiglie importanti; successivamente si trasferì a Jena, il più importante centro filosofico tedesco, dove conobbe Shelling, il quale era più giovane di lui ma aveva già sviluppato una sua filosofia, che proprio in quegli anni si stava diffondendo largamente. Insieme dirigono il giornale chiamato “Giornale critico di filosofia”, ma poi i due romperanno ogni rapporto in seguito a critiche di Hegel verso Shelling.

In un secondo momento della sua vita, nel 1800, Hegel viene chiamato a Berlino e così inizia il suo periodo di maggior successo: la sua filosofia diventa manifesto dello stato prussiano.

 

*OPERE: (scritti teologici giovanili) “Vita di Gesù”

                                                   “Sulla positività del Cristianesimo”

                                                   “Sullo spirito e il destino del Cristianesimo”

           “Differenze dei sistemi filosofici di Fichte e di Shelling” (1° sua opera filosofica)

           “La fenomenologia dello spirito”

           “Scienza della logica”

           “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”

           “Lineamenti di filosofia del diritto” (concezione del diritto, della politica, del lavoro)

 

Inoltre, per quanto riguarda la sua produzione possiamo citare anche le opere pubblicate dai suoi studenti dopo la sua morte (appunti che prendevano durante le sue lezioni universitarie):

           “Lezioni di filosofia della storia”

           “Lezioni di estetica”

           “Lezioni di filosofia della religione”

           “Lezioni di storia della filosofia”

 

*TEOLOGIA (argomenti religiosi trattati nelle opere giovanili)

Hegel elabora il concetto di religione naturale (chiamata anche popolare), che non si basa su dogmi, culti riti e cerimonie e la quale aiuta l’individuo a trovare un equilibrio tra la propria sensibilità e la propria razionalità (richiamo di Kant e Fichte).           

                            In “Vita di Gesù” egli si ispira a Kant e si basa sulla sua dottrina, come i giovani filosofi di quel tempo, dando la sua visione di Gesù à egli tende ad interpretare la religione in termini morali, sulla base del dovere: secondo il pensiero di Hegel la predicazione di Gesù non è altro che la proposta di una religione del dovere e il Regno dei Cieli altro non sarebbe che il regno soprasensibile dei fini di Kant.

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Hegel mostra di voler concepire la vita spirituale come una totalità organica, cioè una totalità in cui non ci siano scissioni ed opposizioni: tra soggetto e oggetto, tra l’individuo/la sua comunità, tra l’uomo/Dio à quindi spiega che nella vita spirituale ci deve essere un vincolo che tiene tutto unito: l’amore (a tutti i livelli, anche tra uomo e donna) à tendenza a lasciar da parte l’egoismo individuale per unirsi.

[Notiamo subito come Hegel non sopporti le lacerazioni, ad esempio tra individuo e popolo o tra finito e infinito; infatti tutta la sua filosofia cerca di superare le opposizioni, le lacerazioni poiché secondo lui queste provocano tristezza à dovunque c’è una scissione questo pensatore cerca di trovare una mediazione].

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A quale religione Hegel fa riferimento? Hegel indica la religione greca come quella religione che partecipa di quell’unità della polis greca in cui non c’è differenza tra l’individuo e la sua comunità, tra l’individuo e gli dèi (antropomorfismo).

Al contrario Hegel svaluta la religione ebraica (in questa sua prima fase anche il Cristianesimo, che poi rivaluterà) perché vede in esso la religione della scissione tra l’uomo e il suo Dio: Jahwe era un duro con il suo popolo, non misericordioso, freddo, lontano dagli uomini che lo invocavano; ma anche internamente gli ebrei si divisero, in seguito al fenomeno della diaspora; lo stato di Israele verrà creato solo dopo la 2° guerra mondiale, cioè nel 1948.

 

Nelle altre due opere si avrà una ripresa e una rivalutazione del Cristianesimo affidando ad esso il ruolo di religione che meglio di tutte le altre garantisce la totalità organica nella vita spirituale poiché si accorge che Gesù predica amore.

 

*FILOFOSIA (concetti che vanno oltre le opere giovanili)

●Hegel disse “La verità è nel tutto”, con questa frase ci spiega che secondo lui per cogliere la verità della realtà, devo cogliere questa in tutta la sua integrità: è necessario cogliere tanto il suo positivo quanto il suo negativo, poiché se colgo solo una parte avrò una verità parziale. à invece Kant si fermò proprio davanti alle antinomie, non rendendo possibile la conoscenza dell’assoluto per la presenza del noumeno ( pretesa di Hegel di risolvere queste antinomie.                

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Hegel critica Schelling che aveva colto l’assoluto originario in cui gli opposti non sono distinguibili in esso (le antinomie non sono ancora distinte). Lui invece da subito afferma che solo alla fine del processo conoscitivo, quando avremo la ricchezza di tutte le determinazioni, è possibile conoscere l’assoluto. Infatti Hegel afferma “la filosofia è come la nottola di Minerva che prende il volo al tramonto”: come la nottola (=civetta)  arriva sul far della sera e quindi sulla fine del giorno, così la filosofia arriva solo quando il tutto si è già realizzato. Il tutto prima deve svolgersi, solo in un secondo momento perveniamo alla filosofia che ci da la possibilità di conoscere l’assoluto. 

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L’assolto è dunque visto come divenire, non è statico e si identifica con la realtà; se la realtà è uno svolgimento ovviamente per conoscere l’assoluto dobbiamo aspettare che esso sia tutto svolto.

 

●Hegel disse “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale” e con tale frase pone un’identificazione tra pensiero e realtà.  |                                   |_tutto ciò che è nel pensiero non può essere così

                                                                |                        importante da non avere esistenza (richiamo all’argomento

                                                                |                        ontologico di Anselmo: in quanto tu hai nella mente il

                                                                |                        concetto di Dio esso non può non esistere).

                                                                |

                                                                |_tutto ciò che esiste è conoscibile razionalmente (≠ da Kant: non si può

                                                                   conoscere il noumeno).

 

●Il pensiero hegeliano si presenta come una filosofia dialettica = tipo di pensiero con ritmo triadico (nato con Platone), costituito da: 1)TESI à affermazione, parte positiva

                    2)ANTITESI à negazione, parte negativa

Ognuna delle due porta con sé una parte di verità, ecco perché entrambe sono necessarie per formare la sintesi.

                    3)SINTESI à negazione della negazione, questo negare non è un semplice contrapporsi ma un negare

                                        conservando à per indicare questo concetto di negazione Hegel usava il verbo tedesco

                                        aufheben che vuol dire superare conservando arricchendosi di quello che si è negato =

                                        SUPERAMENTO CONSERVATIVO.

Poi la sintesi si trasforma in una nuova tesi, “superiore”, perché il processo non ha mai fine, alla quale si contrapporrà una nuova antitesi per arrivare ad una nuova sintesi e così via.

Questo metodo di pensiero non è altro che quello della ragione speculativa e dialettica di cui hanno parlato i romantici, che non si ferma davanti alle antinomie à Hegel accusa Kant di aver limitato la nostra conoscenza al fenomeno separandolo dal noumeno arrivando così ad una conoscenza parziale à Hegel non si vuole fermare di fronte a queste lacerazioni.                                                            ↓

                   Per Hegel il metodo dialettico vale anche nella realtà e non può non essere così poiché come già detto vi è una identificazione tra pensiero e realtà, le leggi del pensiero valgono dunque anche per la realtà à la natura va avanti per opposizione di forze.

 

*”Fenomenologia dello spirito”

Hegel era partito con l’idea di voler scrivere una semplice introduzione alla sua logica, ma quest’opera diventò la più viva, ci mostrerà lo sviluppo dello spirito nella storia, cioè come la coscienza si è sviluppata nel tempo (farà coincidere i momenti della storia con i momenti della filosofia).

 

Il termine Fenomenologia indica studio dei fenomeni, cioè è quella dottrina che si occupa delle manifestazioni dello spirito.             

                   Infatti Hegel intende mostrarci il processo che, attraverso varie stazioni (=momenti del processo conoscitivo) porta la coscienza umana ad elevarsi dal grado più basso di conoscenza dei sensi al grado più alto cioè la filosofia, la quale ci permette di conoscere l’assoluto. Quindi è come se in questa opera venisse narrato un viaggio: vuole illustrarci come la conoscenza empirica si eleva fino al grado più alto attraverso una serie di tappe, nelle quali dobbiamo sempre superare opposizioni e valicando queste ultime è possibile arrivare all’assoluto nella sua totalità.

Di questa opera viene detto “questo percorso è come una storia romanzata della coscienza”→ la protagonista sarebbe la coscienza che superando gli ostacoli arriva alla verità assoluta.

 

Stazioni principali del viaggio della coscienza:  a) COSCIENZA(conoscenza sensibile, percezione, intelletto)

(Le quali le dobbiamo già considerare             b) AUTOCOSCIENZA (servo-padrone, stoicismo/scetticismo, coscienza

attraversate dallo spirito universale)                                                 infelice, ascetismo)

                                                                   c) RAGIONE

                                                                   d) SPIRITO

a)Il grado più basso della scala è la conoscenza sensibile, che ci può sembrare quella più vera e più certa perché immediata, ma ben presto ci accorgiamo che non è così: quando dico di un oggetto, ad esempio di una mela, “questo”, “qui”, “ora”, sto parlando in astratto poiché potrebbe trattarsi di qualunque oggetto, in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo à non mi dicono assolutamente nulla di preciso.

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Dalla conoscenza sensibile si sale alla percezione, che mi mostra che l’oggetto è unico, ma allo stesso tempo è molteplice perché ha un colore, un profumo, una dimensione (mi accorgo della contrarietà).

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Si sale poi all’intelletto, che ci permettere di riflettere; questo fenomeno non rimane solo un percepire con i sensi.

L’intelletto scopre che la mela ha un in sé (essere in sé) e un essere per me (come si mostra a me). Come Kant, Hegel si ritrova a dividere il noumeno dal fenomeno della mela

 

Cosa accade ora dopo la divisione?

Succede che quando l’intelletto arriva a questa conoscenza del fenomeno e del noumeno, non riflette più soltanto sull’oggetto, ma comincia a riflettere su sè stesso perchè il fenomeno è il modo con cui l’oggetto si rapporta a me.

 

b)Quindi siamo passati dalla coscienza all’AUTOCOSCIENZA, cioè un auto osservarsi, una coscienza consapevole di sé.

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La coscienza che si fa autocoscienza continua a studiare l’oggetto, ma cambia l’oggetto del suo interesse: inizia ad interessarsi del rapporto tra me e l’oggetto, facendomi rendere conto delle altre autocoscienze (mi rendo conto che sono circondato da altre coscienze che stanno compiendo il mio stesso progetto).

                                                                             ↓

La presenza dell’altra coscienza diventa importantissima perché proprio guardandola io mi rispecchio in essa, cioè l’altra coscienza riflette la mia, quindi proprio grazie a questa osservazione posso conoscere il mio essere interiore e io scopro me stesso à l’altro come coscienza con cui ti confronti.

                                                            ↓

Dal punto che mi confronto con altri siamo nel campo dei rapporti umani.

Storicamente come si è determinato questo rapporto tra le coscienze?

_Il primo rapporto deve essere stato un rapporto di lotta (richiamo ad Hobbes), di concorrenza, di scontro che

      terminava con l’uccisione dell’avversario.

_Ma successivamente colui che prevaleva iniziò a non uccidere lo sconfitto ma ad asservirlo per poter vivere del suo

      lavoro, così nascono le figure del servo e del padrone.

_Nel rapporto tra di loro nasce una dialettica, chiamata appunto dialettica servo-padrone (=azione reciproca di uno

     sull’altro): proprio attraverso il lavoro, il servo prende consapevolezza del proprio ruolo e del proprio valore, perché

     vede sempre più la dipendenza del padrone al suo lavoro (RIVALUTAZIONE DEL LAVORO).

_Invece il padrone, che non lavora ma è mantenuto dal servo, non si riflette nella coscienza del servo e così egli

      arretra rispetto al suo schiavo àIl servo diventa padrone del suo padrone e il padrone diventa schiavo del suo servo.

                                                                  ↓

Alla fine accade la liberazione poiché il servo, acquisendo consapevolezza, si libera (sbocco della dialettica servo-padrone).

Quale filosofia per prima ha interpretato questa libertà?

Lo stoicismo poiché fu la prima filosofia che riuscì a superare la necessità naturale, le condizioni in cui vive; infatti il saggio stoico era definito colui che è capace di “liberarsi dalle catene” à affermazione della libertà indipendentemente dalle condizioni in cui ci si trova à ma se si guarda oltre, lo stoicismo disprezza la realtà, non spiega come risolvere i problemi.

Lo stoicismo verrà superato dallo scetticismo che spostò il valore sul soggetto, svalutando fortemente la realtà à ma anche lo scetticismo è bene che sia superato, perché nello scetticismo ogni opinione è vera: ognuno afferma ciò che nega l’altro.                     ↓

            allora ritorna la separazione tra soggetto e oggetto e si crea la coscienza infelice, chiamata infelice poiché secondo questo pensatore ogni lacerazione provoca tristezza.                                   

La coscienza infelice la troviamo maggiormente nel campo religioso con la separazione tra uomo e Dio, separazione che la coscienza cerca di superare tramite l’ascetismo à l’asceta è colui che aspira all’unità con Dio, sollevandosi dalla realtà sensibile per realizzare quell’unità che manca e che genera tristezza à ma non riesce ad unirsi a Dio.

c)Anche nell’ascetismo uomo e Dio rimangono realtà separate, e per realizzare quell’unità tra soggetto e oggetto l’autocoscienza deve farsi ragione.

                                          |_Il fatto che la ragione sia superiore all’autocoscienza è dimostrato dal fatto che la ragione è in grado di dire: “Io sono tutte le cose”, frase resa vera da un’altra citazione dello stesso Hegel: “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”.

                                             ↓

Proseguendo nel percorso di identificazione tra soggetto e oggetto, troviamo 2 tipi di ragione:

1) ragione OSSERVATIVA: la ragione per trovarsi nella realtà deve cercarsi; storicamente questo passaggio può essere identificato con il Rinascimento, periodo nel quale si sviluppò la scienza della natura: la ragione osservando la natura cerca di scorgere sé stessa.

2) ragione ATTIVA:una volta che la ragione si è trovata, cerca di realizzarsi = realizzare quell’unità tra soggetto e oggetto che corrisponde all’affermarsi del soggetto nella realtà da osservativa diventa attiva. Cerca di fare ciò con 3 metodi:

·          EDONISMO (chiamato da Hegel FAUSTISMO <da FAUST di Gothe, personaggio che vende l’anima pur di rimanere giovane) cioè il metodo della ricerca del piacere, ma trova degli ostacoli perché la realtà per sua stessa natura non lo permette.

·          SENTIMENTALISMO: l’individuo cerca di affermarsi con le ragioni del sentimento, ma anche con questo metodo fallisco poiché la realtà di oppone al mio agire.

·          RIGORISMO della VIRTU’: a questo punto decido di escludere la realtà e affermare la mia virtù, ma così facendo mi allontano dalla realtà producendo di nuovo la separazione tra soggetto e oggetto.

 

d)La ragione non afferma l’identità tra soggetto e oggetto così l’uomo è costretto a salire al gradino ancora più alto, l’ultimo: lo spirito (anche in questo ambito non è possibile trovare subito l’unità degli opposti).

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Nella polis greca vi era l’identità tra soggetto e oggetto: la bella vita etica era pienamente realizzata e l’individuo parte integrante di tutta la comunità; un altro elemento di unione era la religione: gli dèi erano visti come coloro che vivevano insieme agli uomini e partecipavano delle loro tristezze e dei loro difetti.

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Questa unità però è spezzata di nuovo in epoca ellenistica (la polis subisce un cambiamento poiché la Grecia era caduta sotto il dominio dell’impero macedone), quando andò sviluppandosi l’individualismo: l’individuo si separa dalla comunità e non è più alla ricerca di quel bene comune, ma del bene individuale à riprende l’“Antigone” di Sofocle: lei era la figlia di Edipo e suo fratello, che aveva cercato di prendere il potere, venne sconfitto e ucciso e Cleante (legge umana) dichiara che doveva essere seppellito fuori dalla città, lei lo vuole seppellire dentro (legge divina) à separazione della comunità dall’individuo.                             ↓

                            Con il concetto di individuo nasce quello di PERSONA (rivalutato molto in epoca del Cristianesimo), che raggiunge l’apice in epoca illuministica, dove però si apre un contrasto tra deismomaterialismo, del quale se ne occupò proprio la dialettica illuminista.                                    

                                                                               Il Romanticismo fu il periodo storico che cercò di superare questo contrasto tramite la religione. La separazione tra soggetto e oggetto viene superata solo dall’avvento finale della filosofia, la quale è in grado di completare quell’unità dell’assoluto à Hegel proporrà la sua filosofia come la forma più alta di essa: prima di lui la filosofia si occupò di altre materie.                                     ↓

                                                                            Siamo giunti al grado massimo della conoscenza con la filosofia, che Hegel identifica con la scienza (per lui sono sinonimi; la matematica, la fisica, la biologia sono inferiori alla filosofia).

Casella di testo: Hegel cita tre materie: ARTE, RELIGIONE e FILOSOFIA.
Esse non si differenziano nel contenuto, poiché tutte e tre esprimono l’assoluto, ma nel modo di esprimere il contenuto, nella forma:
·          L’ARTE esprime l’assoluto tramite gli strumenti concreti, la sensibilità.
·          La RELIGIONE esprime l’assoluto tramite la rappresentazione cioè riti, cerimonie, messe.
·          La FILOSOFIA “esprime l’assoluto nel suo stesso elemento”: il concetto ed è per questo che è la forma che sovrasta tutte le.

 

*“Scienza della logica” e “Enciclopedia delle scienza filosofiche in compendio”

Hegel individua 3 momenti lungo i quali si realizza l’assoluto (dai quali capiamo che l’assoluto non è una sostanza immobile ma è un divenire):

1)IDEA à logica

2)NATURA à filosofia della natura

3)SPIRITO à filosofia dello spirito

Casella di testo: Sintesi: l’IDEA coincide con il momento iniziale (1˚ momento) del pensiero, quando esso non si è ancora realizzato in un 
                      contenuto→regno del puro pensiero, dove troviamo le prime categorie del pensiero, quelle più astratte, 
                      più vuote à Hegel definisce questo stato “come Dio prima della creazione”, stato in cui Dio non ha ancora 
                      realizzato nulla; questo stato lo chiama regno del puro pensiero e il funzionamento del pensiero è 
                      studiato dalla logica.
         NATURA Arrivati a questo punto abbiamo l’idea che si fa natura, questo secondo stadio è studiato dalla filosofia
                      della natura.
         SPIRITO Una volta che l’idea è uscita fuori di sé e la natura si è sviluppata subentra lo spirito, cioè la natura che
                      ritorna idea: il vero assoluto è raggiungibile dalla nostra coscienza solo dopo la fine del processo di 
                      formazione dell’assoluto, quando lo spirito è ricco di tutte le determinazioni della natura (lo spirito viene 
                      studiato dalla filosofia dello spirito)

1)Hegel con il termine idea indica l’assoluto originario (assoluto = pensiero), che sta nel regno del puro pensiero, cioè quel pensiero che non ha ancora nessun contenuto, che contiene le categorie più astratte della nostra mente.

Questo stadio iniziale, è studiato dalla logica, ma non dalla logica formale di Aristotele che si limita a studiare la forma del pensiero indipendentemente dal contenuto (caratterizzata dal sillogismo: può avere anche un contenuto falso, basta che sia valido per le regole formali).                        

                                                           Questo tipo di logica non venne messa in discussione da Hegel, che pur riconoscendo la validità di quella logica, sostiene che bisogna aggiungere qualcosa:la sua era una logica metafisica, che si occupa della realtà dell’essere e quindi del contenuto.

Volgendosi alla logica del passato individua 3 grandi momenti:

1.      pensiero ingenuo à caratterizzato da un’ingenuità: concepiva la logica come qualcosa si semplice non

                                riconoscendo la complessità del conoscere (forma di pensiero semplicistico: c’è la realtà,

                                c’è il pensiero e il pensiero conosce la realtà);

2.      empirismo à ci insegna come il processo conoscitivo sia molto più complesso (teneva però separati soggetto e

                     oggetto: quando noi conosciamo, conosciamo la nostra rappresentazione della realtà non come

                     essa è in sé stessa e quindi abbiamo una conoscenza condizionata dalla nostra rappresentazione

                     della realtà à Hume e Locke);

3.      filosofia della fede à indica il desiderio di compiere un salto da soggetto a oggetto, per cogliere l’unità dei due;

                                  ma anche questo tipo di filosofia non raggiunge il suo scopo poiché tenta di unificare gli

                                  opposti con la religione. Soggetto e oggetto possono essere uniti solo ed esclusivamente

                                  dalla filosofia.

Tutta la logica del passato viene denominata da Hegel LOGICA DEL PENSIERO ASTRATTO perché il principio di tale logica è il principio di IDENTITA’ e NON CONTRADDIZIONE: A è A e non è non A à esso è rimasto invariato e può essere considerato il principio che descrive i tre momenti della logica del pensiero astratto, esso è eterno nella storia dell’uomo.

                                                                             ↓

Hegel ritiene questo principio vero ma spiega che tutto si concentra su A, il non A viene lasciato da parte: l’intelletto sta astraendo (= separando) un parte della realtà, ma perde il resto à la verità sta nel tutto, non in una parte altrimenti avrei una conoscenza parziale.                  ↓

                                                 Non A può essere visto come il negativo e sappiamo già che per Hegel il negativo è essenziale per lo sviluppo dell’assoluto → se non ci fosse l’antitesi che si oppone alla tesi, non ci sarebbe sviluppo e quindi non ci sarebbe sintesi. Dall’opposizione del negativo con il positivo si sviluppa il movimento, la vita (anche quando la natura si sviluppa va avanti x contrapposizione di opposti).

Dunque questa logica è astratta poiché astrae un elemento, non preoccupandosi del resto.

                                                                                                             

Questa logica viene contrapposta alla sua, chiamata LOGICA DEL PENSIERO CONCRETO → Grazie alla dialettica (no solo legge del pensiero, ma anche legge della realtà) Hegel crede di riuscire a cogliere l’assoluto (unione tra A e non-A). Spiega che è necessaria una mediazione che non consiste nell’unione dei due opposti, ma le opposizioni vanno messe in relazione: nel finito c’è l’infinito e nell’infinito c’è il finito. Tra finito e infinito c’è una mediazione e questa è data dal fatto che uno si trova nell’altro à nel finito ci sono tracce di infinito, altrimenti non lo cercheremmo (ogni volta che cerchiamo qualcosa sappiamo già che esso esiste, magari solo a livello teoretico).

                                                                ↓

Non vedendo l’intuizione sensibile come la nostra prima forma di pensiero, Hegel considera la logica come il cominciamento della conoscenza (idee più vuote, più astratte).

-Le categorie iniziali corrispondono alle idee più vuote non ancora realizzate perciò l’inizio del pensiero deve essere un nulla da cui derivi un contenuto à ma se esso sortisce qualcosa allora la categoria che indica questo nulla iniziale è la categoria dell’essere (1^categoria della logica) → questa categoria mi indica l’esistere di qualcosa in generale, non qualcosa di preciso (Parmenide), infatti è un essere ancora privo di determinazioni.

-Dal punto di vista dialettico sappiamo che, appena poniamo una categoria, poniamo immediatamente anche il suo contrario: automaticamente quindi poniamo anche la categoria del non essere.

-Dalla contrapposizione tra essere e non essere si genera la categoria del divenire.

ESSERE, NON ESSERE e DIVENIRE costituiscono il 1˚ momento della LOGICA dell’ESSERE.

-Grazie al divenire (=realizzarsi) l’essere inizia a realizzarsi cominciando ad assumere una determinazione, una qualità.

-Una volta che il movimento dell’essere si è generato la qualità diventa non più una sola ma molteplici: nasce la quantità.

-Tra quantità e qualità nasce un rapporto dialettico dal quale ne deriva la misura, che varia; queste variazioni portano l’intelletto a riflettere sull’essenza di esse

Fino a questo momento siamo stati nel campo della logica dell’essere; a questo punto inizia la LOGICA dell’ESSENZA dove troviamo 3 sottomomenti della logica dell’essenza:

1.       Riflessione: la riflessione dell’intelletto provoca la separazione tra fenomeno e noumeno;

2.       Fenomeno: l’intelletto riduce tutta la realtà a fenomeno = ad apparenza, concentrandosi solo sul fenomeno e

                  cancellando il noumeno;

3.       Realtà in atto: la realtà, per la sua natura, non separa fenomeno e noumeno e quindi potremo riavere

                     nuovamente l’unione tra fenomeno e noumeno (è il mio pensiero che li separa conoscendo la

                     realtà).

Proprio perché abbiamo quest’unione passiamo alla LOGICA del CONCETTO (la realtà è concetto, è ragione), dove troviamo 3 sottomomenti:

1.      Soggettività: quando il pensiero è solo soggettivo; qui analizza la soggettività del pensiero: il sillogismo e i vari

                    Tipi di giudizio;

2.      Oggettività: analizza la realtà fuori di noi = la natura;

3.      Idea: sente l’esigenza di superare le separazioni e si ritorna al punto da cui siamo partiti, a dimostrazione che è

        un’analisi interna all’idea; la differenza sta nel fatto che l’idea, prima, era un’idea astratta, priva di

        contenuto e non realizzata e ora si son determinati gli elementi che la costituiscono, anche se non è ancora

        riempita di contenuto (à avremo ciò solo quando si farà natura à l’assoluto è alla fine perché il vero sta

        nel tutto; ora siamo solo al 1˚momento).

 

2) Possiamo vedere i tre momenti di realizzazione dell’assoluto come fasi del processo dialettico:

          1.idea = tesi  2.natura = antitesi  3.spirito = sintesi

La natura, rispetto all’idea che è la sintesi, è l’antitesi che si oppone ad essa; mentre nell’idea vi sono le categorie più astratte, nella natura vi sono categorie ricche di contenuto. La natura è l’idea che esce fuori di sé, che si aliena (il termine alienazione veniva usato dai filosofi medioevali per indicare l’attimo prima dell’estasi, cioè quell’attimo in cui il filosofo perde qualcosa di sé per poter raggiungere Dio; quindi alienare significa “perdere qualcosa”). La natura viene definita l’idea nella forma di essere altro da sé à natura = idea alienata: l’idea, per conoscersi e per riempire quelle categorie astratte iniziali, esce fuori di sé, si estranea e dunque perde qualcosa di sé e si presenta sotto un’altra forma, riempiendo di contenuti le sue prime categorie.                     

                                                                              La natura si realizza in seguito ad una caduta dell’idea (con questa concezione Hegel riprende le filosofie medievali, specialmente il Neoplatonismo; con questa definizione Hegel si allontana dall’idea di natura che si sviluppò nel Romanticismo, in un certo senso, rispetto ai romantici, la sottovaluta).

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Inoltre la natura viene definita intimamente contraddittoria, perché:

                       |_gli idealisti ritengono che la realtà (=natura) è l’idea che si fa natura à e siccome l’idea è razionalità e necessità anche la natura dovrebbe essere razionalità e necessità, ma in essa sono presenti l’irrazionalità, casualità e accidentalità, che non possono essere spiegati con la razionalità; quindi la natura è intimamente contraddittoria perché non corrisponde pienamente al suo concetto, cioè all’idea (motivo per cui andrà superata finendo nello spirito).

                                                                     ↓

Hegel sviluppa proprio una filosofia della natura: per lui filosofia e scienza coincidevano, quindi quando si guarda filosoficamente la natura, è come se la si guardasse anche scientificamente, e viceversa.

Filosoficamente la natura mi appare come un sistema di gradi progressivi attraverso i quali la natura si sviluppa per diventare spirito:

-nella MECCANICA troviamo il tempo e la materia che si muove nello spazio ed è soggetta al fenomeno di

                           gravitazione universale, il quale segna il passaggio dalla meccanica alla fisica.                    

-nella FISICA abbiamo l’elettricità, il magnetismo e il chimismo, fenomeni che corrispondono al movimento di forze

                    all’interno della materia (con le reazioni chimiche abbiamo il generarsi della parte vitale, dell’organico =

                    parte superiore della natura).

-nell’ORGANICA vi è il geologico, il vegetale e l’animale (si arriva alla formazione dell’uomo)

                                                     |_anche l’animale si suddivide in:

                                                          -sensibilità (solo nel vitale inizia il sentire);

                                                          -irritabilità (capacità di reagire all’ambiente e interagire);

                                                          -riproduzione (punto più alto della vitalità)

Abbiamo identificato come culmine dello sviluppo della natura la riproduzione, ma in questo stadio vi è una contraddizione (per questo motivo Hegel passerà successivamente ad analizzare lo spirito):

                      -grazie alla riproduzione si forma l’uomo, il quale è un essere vivente destinato a decadere;

                      -invece la specie, cioè l’umanità, la cui presenza è dovuta al meccanismo della riproduzione, è destinata

                       ad essere potenzialmente eterna (ovviamente vengono esclusi i casi di catastrofi naturali ecc).

Quindi vi è un’evitabile contraddizione tra il singolo e la comunità, l’uno è finito, l’altra è destinata ad esserci per sempre.

A questo punto la contraddizione deve essere superata: lo stadio della natura finisce solo quando compare la coscienza dell’uomo.

                                                              

3)Nello stadio dello spirito abbiamo l’idea che, per superare il suo stadio di alienazione, deve ritornare in sé. Questo processo è reso possibile dalla coscienza dell’uomo (infatti parliamo di spirito non quando l’uomo compare, ma quando in lui compare la coscienza).         |_Essa è in grado di sollevarsi rispetto alla natura, di portare l’idea con sé e quindi di

                                                     costituire la sua disalienazione.

Con il termine spirito intendiamo anche tutto ciò che l’uomo è stato in grado di costruire (famiglia, economia, stato, arte, sapere, istituzioni sociali) à siamo usciti dalla necessità della natura e siamo entrati nell’ambito di ciò che l’uomo realizza.

 

Lo spirito a sua volta si suddivide in: SPIRITO SOGGETTIVO, SPIRITO OGGETTIVO, SPIRITO ASSOLUTO

(1) SPIRITO SOGGETTIVO: Nel suo primo apparire lo spirito esprime innanzitutto la sua soggettività (il suo sentirsi);

esso si suddivide a sua volta in 3 parti:

*anima naturale è la condizione in cui appare l’uomo ed è studiata dall’antropologia (disciplina che studia la condizione

                          umana). L’uomo in questo stadio vive senza coscienza in uno stato di “psichicità indifferenziata”:

                          l’uomo non distingue il soggetto dall’oggetto e quindi non distingue lui stesso da quello che lo circonda. 

                              |_Hegel fa un esempio: l’uomo si trova come nella condizione tra la veglia e il sonno, prima di

                                 addormentarci c’è un piccolo periodo di tempo nel quale perdiamo quasi conoscenza e non

                                 percepiamo in maniera chiara quello che ci circonda, è tutto un po’ confuso.

 

* coscienza: a questo punto l’uomo entra in uno stato di consapevolezza e differenziazione studiato dalla fenomenologia  

                    e inizia a distinguere sé da ciò che lo circonda (Hegel riprende in sintesi il percorso visto in quell’opera,

                    spiega come dai sensi si arrivi all’autocoscienza).

“I due stadi dell’anima e della coscienza altro non sono che gli stadi della volontà e della conoscenza”.

* libertà: essendo il terzo stato e sapendo che Hegel utilizza il metodo dialettico, la libertà deve essere la sintesi di

               anima e coscienza, ossia di volontà e conoscenza. Proprio grazie alla consapevolezza l’uomo è in grado di

               sollevarsi rispetto alla necessità della natura e quindi è più libero. Lo stadio della libertà è studiato dalla

               psicologia, cioè lo studio dell’interiorità.

                                                ↓

Ma che cosa è la libertà? Se ci ponessero questa domanda ci verrebbe subito da pensare al libero arbitrio, ma per Hegel non è la vera libertà; infatti nella condizione naturale ci si trova in una situazione che non dipende da noi e da ciò che ci circonda e ciò che volgiamo fare lo possiamo fare nell’ambito di alcune limitazioni, poiché la realtà ci condiziona, non è una realtà che abbiamo posto noi.

La vera libertà consiste, per l’essere umano, nel calarsi nell’insieme delle costruzioni umane (nell’ambito dei rapporti sociali, politici, culturali e religiosià qui si che l’uomo può essere libero poiché agisce in una realtà che lui stesso si è creato.                                                       ↓

                    Tutto ciò che l’uomo ha creato viene definito con il termine spirito oggettivo.

(2) SPIRITO OGGETTIVO

Abbiamo già detto come la vera libertà si realizza quando lo spirito passa dal oggettivo all’oggettivo, la vera libertà si potrebbe definire una “libertà artificiale”.

Questo argomento è trattato da Hegel in parte nell’ “Enciclopedia delle scienza filosofiche in compendio” e in parte nei “Lineamenti di filosofia del diritto”, opera dove tratta anche di economia politica, cioè dello spirito oggettivo.

Lo spirito oggettivo si suddivide in 3 parti:

*diritto: il 1° rapporto dell’uomo con questa realtà oggettiva (con le cose che lo circondano) è un rapporto di

              appropriazione;

              -ma nel mondo non si è soli, infatti ci sono altri esseri umani che hanno la nostra stessa aspirazione alle cose,

              -per questo motivo nasce il diritto, il quale fa in modo che l’aspirazione umana sia regolata;

              -si forma così un sistema di leggi al quale tutti devono sottostare; ma a volte gli uomini violano questo insieme

               di leggi e compiono un delitto, il quale sarà punito con una pena.

                                                                                                      |_essa, però, considerata dal punto di vista di chi

              la subisce, è vista come qualcosa di ingiusto, come un delitto verso di lui à si apre un processo infinito che

              mostra come il momento del delitto deve essere superato.  

*moralità: il diritto deve essere sorpassato dalla moralità, la quale studia il campo interiore e soggettivo della questione

                 (si ha a che fare con sé stessi),

All’interno di noi stessi cerchiamo di affermare un bene che va al di là dalle cose materiali, indipendentemente dalle cose: dunque, insoddisfatti dell’essere, costruiamo un dover-essere, il quale è in contrasto con l’essere (la filosofia deve occuparsi di ciò che è, non stabilire utopisticamente il dover essere). Infatti ogni volta che desideriamo qualcosa tendiamo al dover essere, irrealizzabile nella realtà, dunque l’uomo si perde in aspirazioni che non sono realizzabili: la moralità deve essere superata poiché si è creato un contrasto tra realtà e idealità, bisogna tendere verso un’unità etica.

*eticità: essa riguarda il rapporto esterno con gli altri (rete di rapporti morali) si trova sopra la morale perché in essa si realizza l’unità etica in 3 momenti:

1a unità etica à la famiglia, nella quale avviene un’unità tra due persone (il soggetto si unisce all’oggetto, che

                       corrisponde ad un  altro soggetto) sia sentimentale e spirituale, sia sessuale e naturale; ognuno cerca di

                       rinunciare alla propria individualità in nome dell’amore. Ma quando i figli crescono l’unità della famiglia si

                       rompe e si formano altre famiglie.

2a unità etica à la società civile, data dall’unione delle famiglie, ma anche dei ceti sociali. La società prussiana del 1800

                       andava industrializzandosi, ma era ancora sostanzialmente basata sull’agricoltura; nonostante ciò veniva

                       data molta importanza al lavoro e veniva riconosciuta l’importanza dell’economia politica (la scienza che

                       studia la politica), tant’è che Hegel parla di una forma di alienazione nel lavoro; ammette il contratto solo

                       nella società, non nello stato: il contratto ha solo un valore privato, non pubblico.

                       Nella famiglia c’è quell’unità in nome del sentimento, nella società, essendo l’insieme dei rapporti sociali

                       ed economici, vi è quell’unità in nome dei propri interessi, per egoismo e perciò vi è un’esigenza di una

                       forma superiore di unità.

3a unità etica à lo stato, che è la sintesi di famiglia e società civile perché si realizza qualcosa di superiore ad entrambe;

                       lo stato è assoluto in quanto incarnazione dello spirito (“Lo stato è lo spirito che entra nel mondo con

                       coscienza”), ossia è lo spirito che si fa oggetto, non in maniera alienata, ma consapevole (già nella natura

                       abbiamo visto lo spirito che si fa oggetto ma inconsapevolmente);

                       ciò che conta è solo lo stato, gli individui sono importanti sono in quanto membri dello stato (visione

                       organicistica dello stato e assoluta del potere);

                       lo stato non si basa su un contratto, poiché lo stato trova legittimità in sé stesso, proprio perché è

                       incarnazione dello spirito.

                                     ↓

In ogni epoca c’è un popolo dominante, ossia quel popolo che meglio impersona lo spirito, ma nel quale lo spirito non si incarna totalmente perché poi ne subentra un altro al suo posto.

Lo stato può decadere e quindi per quanto importante l’incarnazione dello spirito in esso è solo temporanea: non si realizza lo spirito universale perché per esso è necessario lo sviluppo nella storia di tutti gli stati. Quindi, in quanto lo stato è incarnazione parziale dello spirito, quindi soggetto a finitezza, al di sopra di esso c’è lo spirito universale, che è lo spirito che si dispiega in tutta la storia.

                ↓

 [concezione storicistica e provvidenzialistica, come Vico, ma ≠ da Montale]

              |_la storia è l’insieme dei rapporti tra gli stati.

Hegel esalta la guerra e la paragona ad un vento “Come il vento smuovendo le acque impedisce loro di ristagnare, la guerra impedisce allo stesso modo agli stati di fermarsi e corrompersi” à guerra come rigenerazione.

La storia è quel processo in cui lo spirito universale realizza la propria libertà (solo ciò conta, infatti non importa se i diritti dei singoli vengono violati)                    ↓

                                                                Lo spirito universale si realizza pienamente, infatti solo ciò che si realizza pienamente è necessario à quindi nella storia abbiamo solo ciò che è necessario (visione storicistica: la storia è come una catena di anelli che si uniscono l’un l’altro in maniera necessaria; ciò che accade oggi accade per ciò che accadrà domani e ciò che accadrà domani è causa di ciò che è accaduto oggi).

                      |_la storia va necessariamente in una direzione migliore perché è lo spirito che la guida (visione ottimistica e provvidenzialistica); c’è un fine nella storia, ossia la liberazione dello spirito.

                                                                      ↓

Vi sono 3 tappe del processo di liberazione dello spirito nella storia:

1)      Mondo orientale, in cui uno solo era libero: il sovrano;

2)      Mondo greco-romano, in cui pochi erano liberi (c’erano infatti gli schiavi);

3)      Mondo germanico, in cui tutti sono liberi.

Gli attori della storia sono gli uomini che progettano e agiscono, ma poi accade che si realizza qualcosa di diverso da quello che hanno progettato; questo è chiamato astuzia della ragione: ossia lo spirito che utilizza le nostre azioni e i nostri progetti per realizzare i suoi (lo spirito agisce attraverso di noi à provvidenza à S. Agostino).

Vico: “storia ideale eterna”: c’è una traccia già segnata e la storia come una locomotiva segue il suo binario.

                                          ↓

Nella storia periodicamente appaiono delle personalità eccezionali, gli eroi cosmico-storici, che incarnano lo spirito e riescono a modificare e indirizzare la storia perché sanno ciò che è necessario; es. Alessandro Magno, Cesare, Napoleone).

 

Il vero è nel tutto”, infatti solo quando tutta la storia è realizzata abbiamo lo spirito universale. Allora perché abbiamo lo spirito assoluto? Perché qui si realizza, ma manca la consapevolezza di sé, il cogliere l’assoluto ed esprimerlo.

 

(3) SPIRITO ASSOLUTO: dove non abbiamo più soltanto l’assoluto come contenuto, ma abbiamo anche gli strumenti con cui esprimere questo assoluto:

1_*ARTE esprime l’assoluto con l’intuizione sensibile

2_*RELIGIONE esprime l’assoluto con la rappresentazione (riti, cerimonie)          

3_*FILOSOFIA esprime l’assoluto con il concetto (e proprio per questo è la forma superiore, poiché l’assoluto viene

                  espresso con il pensiero)                                       

(non si distinguono per il contenuto, in quanto tutte e 3 riguardano l’assoluto, ma per il modo con cui esprimono questo assoluto)

Egli fa corrispondere i 3 strumenti a 3 precise epoche storiche:

1_*mondo classico (arte), mondo in cui maggiormente è realizzata l’arte.

                                                    |_l’arte studia il bello, ossia il manifestarsi sensibile dell’idea; come Kant distingue il bello di natura (cascata) dal bello artistico (creato dall’artista). Egli dichiara la superiorità del dello artistico, soggettivo (svalutazione della natura). à la vera arte è solo quella che realizza un equilibrio tra l’intenzione dell’artista e la forma oggettiva che questo ideale assume (equilibrio tra soggetto e oggetto).    

                                      ↓

Prendendo come criterio questo principio Hegel distingue 3 forme d’arte:

-arte simbolica, in cui abbiamo il prevalere dell’oggetto sul soggetto; abbiamo quindi un non equilibrio che ricade nel mondo orientale (egiziani con le piramidi: dimostrazione di come l’oggetto prevalga sul soggetto; sublime come forze oggettive che dominano sul soggetto à architettura eccessivamente grande);

-arte classica, in cui abbiamo un equilibrio; qui abbiamo la vera arte (mondo greco-romano, dove nella scultura c’è equilibrio);

-arte romantica, in cui accade che l’equilibrio che si era realizzato nel mondo classico si rompe perché abbiamo un “traboccare di soggettività” e un eccesso di spiritualità che non consentono all’arte moderna di esprimere lo spirito del tempo (nella modernità l’arte muore).

                                       ↓

Tutte le discipline dell’arte attraversano questi periodi. Egli opera una gerarchia delle arti in base alla progressiva diminuzione della materialità degli strumenti che vengono usati:

-architettura –scultura –pittura –musica –poesia

2_*mondo cristiano-medioevale (religione)

                                                     |_è qualcosa di più complesso e di più importante ed ha il merito di dimostrare all’uomo che il punto di vista del finito non è sufficiente e bisogna tendere all’infinito; questa esigenza però viene soltanto rappresentata e non pensata razionalmente (accetta Dio come un dato di fatto).

                         ↓

Il momento di espressione dell’assoluto nella religione è il rito (=sacrificio). Hegel traccia una storia del sacrificio, in cui si passa dall’olocausto materiale (sacrificio umano e animale) all’offerta del proprio cuore (sacrificio spirituale).

                                                  |_Allo stesso modo si può fare con una storia delle religioni:

-religioni naturali, che intendono Dio come immerso nella natura (panteismo, feticismo = adorano gli oggetti materiali);

-religioni della libertà, che intendono le divinità come essenze superiori (egiziana à animali; ci si libera dalla natura);

-religioni dell’individualità spirituali, in cui Dio si fa persona (religione greco-romana);

-religione assoluta, Cristianesimo che è quella religione che maggiormente si è avvicinata all’espressione concettuale dell’assoluto perché c’è quella corrispondenza tra i momenti della religione e i momenti pel pensiero; fa corrispondere:

                                                  il PADRE à all’IDEA (corrisponde al Padre prima della creazione)

                                                  il FIGLIO à alla creazione della NATURA

                                                  lo SPIRITO à al ritorno del figlio al padre, allo SPIRITO

3_*mondo moderno (filosofia)

                                     |_la filosofia è quella forma superiore di espressione dell’assoluto che è in grado si spiegare sia l’arte, sia la religione, sia sé stessa e “riposa in sé stessa completamente spiegata”.

                                                             ↓

Lo spirito si realizza completamente nella storia e quindi è storia della filosofia e filosofia coincidono: la filosofia va colta in tutta la sua storia, poiché in ognuno dei sistemi filosofici che si sono svolti nella storia vi è una manifestazione parziale dello spirito, che è comunque espressione necessaria dell’assoluto.

                            |_compito della filosofia: spiegare il necessario (ciò che è, che è già ciò che dovrebbe essere)

          |_la filosofia successiva conserva e riassume portando con sé le filosofie precedenti (aufeben = negazione conservativa) l’ultima filosofia, infatti dovrà contenere tutte le filosofie precedenti à egli identifica l’ultima filosofia con la sua (contraddizione: egli prima afferma che lo sviluppo storico e filosofico sono processi infiniti, ma poi fa coincidere la dialettica storia con lo stato prussiano e la dialettica filosofica con al sua filosofia).

 

 

 

 

 

HEGEL

 

(Appunti a cura di Simone Oldani, studente della V A  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Hegel elaborò una filosofia sistematica, anche il più piccolo aspetto del reale veniva recuperato. Rappresenta uno dei più importanti snodi della filosofia. Egli elabora in parte una classificazione dell’idealismo tedesco :

ü     Fichte : idealismo soggettivo

ü     Shelling : idealismo oggettivo

ü     Hegel : idealismo assoluto

Critica tanto Fichte quanto Shelling e vuole trovare un punto di mediazione tra le due filosofie precedenti. Tutta la sua filosofia fu sempre volta verso il superamento delle separazioni, delle scissioni. Secondo lui la filosofia ha il compito di trovare un punto di mediazione per superare le separazioni. Hegel afferma : “ Il vero è nel tutto ”. Se si vuole cogliere la verità bisogna cogliere la realtà nella sua interezza, il soggetto e l’oggetto, libertà e necessità … Occorre superare le scissioni per cogliere tutta la realtà come una totalità organica. Visse tra il 1770 ed il 1831. Studiò teologia e filosofia. Da giovane aderì agli ideali della Rivoluzione francese, ma nella maturità approderà a posizioni più conservatrici. A partire dal 1818 venne chiamato ad insegnare all’università di Berlino (periodo di maggior successo). In questo periodo la filosofia hegeliana diviene quasi una filosofia di Stato. Sempre in questo periodo nascono anche le ostilità degli altri che si ritrovarono isolati. I suoi scritti giovanili vengono pubblicati postumi e sono chiamati scritti teologici giovanili, tra cui Vita di Gesù, Sulla positività della religione cristiana e Sullo spirito ed il destino del cristianesimo. Per quanto riguarda le sue opere filosofiche della maturità abbiamo : Sulle differenze dei sistemi filosofici di Fichte e Schelling, Fenomenologia dello spirito, La scienza della logica, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Lineamenti di filosofia del diritto, ed una serie di opere formate da appunti di suoi studenti e pubblicate postume Lezioni di storia della filosofia, Lezioni d’estetica, Lezioni sulla filosofia della religione … Certe esigenze della filosofia della maturità le esprime anche nelle opere religiose. In Hegel ci sono molti influssi di neoplatonismo. In un primo periodo crede che fosse la religione in grado di rispondere a dei problemi a cui la filosofia non sapeva rispondere. Negli scritti giovanili, in particolare in Vita di Gesù, assume posizioni kantiane dando un’interpretazione kantiana della vita di Gesù e della sua predicazione, come morale del dovere. Il regno dei cieli altro non sarebbe che il mondo soprasensibile dei fini. Nelle prime due opere giovanili crede che la religione popolare possa concepire la vita spirituale come una totalità organica, in cui non c’è separazione né tra popolo e Dio né nel popolo stesso. Nella religione è presente un vincolo d’amore che tiene stretti i rapporti. Inizialmente riconosce nella religione greca questo concetto ( vicinanza tra dei e uomini, antropomorfismo greco, le divinità vivono con gli uomini e provano i loro stessi sentimenti ). Individua la religione ebraica come religione della scissione assimilando ad essa il cristianesimo. Nell’ebraismo c’è infatti una separazione tra Dio, freddo giudice e poco misericordioso, e il suo popolo, ma anche perché oltre ad essere scisso dagli altri popoli con la diaspora è divenuto scisso anche al suo interno. La separazione per Hegel genera tristezza, nella Fenomenologia dello spirito la chiama coscienza infelice. Egli opera un confronto tra Socrate e Gesù, dando preferenza al primo. Dopo aver scritto la terza opera egli rivaluta il cristianesimo visto come religione dell’amore, centro spirituale. Si può notare già dalle sue prime opere la tendenza all’unità, alla totalità. Superata questa prima fase teologica comincia ad elaborare la sua filosofia partendo da Kant, Fichte e Schelling. Ne Sulle differenze dei sistemi filosofici di Fichte e Schelling Hegel critica a Kant il fatto di aver separato il fenomeno dal noumeno, l’intelletto dalla ragione. Una parte della realtà operando la prima scissione rimane infatti sconosciuta. Per lui la realtà è razionalità, pensiero; egli infatti accetta l’argomento ontologico di Sant’Anselmo d’Aosta. Se la realtà dunque corrisponde alla ragione, allora tutta la realtà è conoscibile. Reputa negativa anche la scissione tra intelletto e ragione perché quest’ultima tramite la sintesi è in grado di risolvere le antinomie ( cfr. Kant → intelletto per conoscere il fenomeno, ragione svalutata perché non in grado si risolvere le antinomie ). La filosofia di Kant, che è solo dell’intelletto, la definisce filosofia del finito, poiché astrae e cristallizza solo una parte della realtà, è la ragione dialettica e speculativa che può conoscere tutta la realtà. Per Hegel anche Fichte opera una scissione perché intende l’assoluto come solo soggetto, svaluta l’oggetto considerandolo momento negativo dell’attività dell’io. Il suo terzo momento della la conoscenza infatti non è vera sintesi, ma solo una reciproca limitazione. In lui si ha una cattiva infinità. Hegel da giovane è schellinghiano, ma in seguito muove alcune critiche al suo concetto di assoluto. L’identità originaria, secondo il filosofo, non è il vero assoluto perché esso non si ha all’origine, quando tutto è indistinto, ma solo alla fine della sua realizzazione. Qui si ha la critica ai romantici : per cogliere l’assoluto non serve l’arte o la religione, ma sola la ragione, dopo aver compiuto un lungo processo razionale. Il pensiero di Hegel ha un carattere dialettico ( tesi=affermazione, antitesi=negazione, sintesi=negazione della negazione). Il pensiero ha una struttura dialettica, che è la legge del pensiero. La dialettica è anche la legge della realtà ( pensiero = realtà ). I tre momenti della dialettica sono fondamentali nella realtà. Un suo motto è : “Tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale reale”. Ciò che si vede nella realtà non è estemporaneo, posto per caso, ma esiste per una ragione di conseguenza se qualcosa ha una sua ragione non può essere incapace di realizzarsi. Il superamento fra tesi e antitesi, così come fra antitesi e sintesi è conservativo (aufheben, superare conservando), ne rimane una traccia. Nel processo della realtà secondo Hegel nulla va perso. Alla fine del percorso infatti si ottiene l’assoluto solo se si sono conservate tutte le determinazioni. L’intero sistema filosofico hegeliano consta di tre momenti : IDEA (tesi), NATURA (antitesi) e SPIRITO (sintesi). L’idea non può rimanere se stessa, altrimenti rimarrebbe astratta, così deve farsi natura, uscire fuori di sé per conoscersi meglio. Dopo essersi conosciuta ritorna ad idea, non più vuota, ma ricca di tutte le determinazioni che si sono realizzate nella natura e nella storia. Schelling sostanzialmente si era fermato al primo stadio, l’idea. Con tutti gli idealisti si può notare come anche Hegel parta comunque dall’idea (influenza neoplatonismo). Nella Fenomenologia dello spirito Hegel per fenomenologia intende la dottrina dell’apparenza, del manifestarsi dello spirito. Il manifestarsi dello spirito vuole essere una sorta di viaggio dal gradino più basso (conoscenza sensibile) a quello più alto (conoscenza filosofica). All’inizio quest’opera voleva essere un’introduzione al suo sistema, ma non si può presentare una filosofia senza fare filosofia. Per questa motivazione divenne un’opera a se stante, tra l’altro tra le più vive e suggestive. Egli cerca di ripercorre la storia della coscienza attraverso la conoscenza. La fenomenologia dello spirito è una storia romanzata della coscienza umana, che deve superare ostacoli e scissioni. Questo viaggio ripercorre tappe già attraversate dallo spirito universale, dall’assoluto. Per lui, come accadeva anche per Platone, la conoscenza è un ricordare. Quando lo spirito conosce ripercorre le orme lasciate dall’assoluto. Le sezioni fondamentali sono : la coscienza, l’autocoscienza, la ragione e lo spirito. La conoscenza sensibile è il primo grado della coscienza, che sembrerebbe la più vera, certa e semplice. In realtà non è così perché quando l’uomo comincia a riflettere sul questo, il qui e l’ora, la loro determinazione diventa difficoltosa. Dalla sensibilità si passa dunque alla percezione, che mostra la complessità dell’oggetto da conoscere ( forma, profumo, colore …). Si riconosce a questo punto l’oggetto come uno e molteplice allo stesso tempo. L’intelletto fa poi considerare l’oggetto dal punto di vista oggettivo (il noumeno, la cosa in sé) e soggettivo (fenomeno, come appare al singolo). Con il distinguere il fenomeno e il noumeno la coscienza comincia a riflettere su se stessa. Si passa dunque all’autocoscienza, che fa comprendere di non essere l’unica. Nasce dunque un rapporto tra le diverse autocoscienze e la prima forma che assume è quella della lotta. Inizialmente si concludeva con la sconfitta e l’uccisione di uno dei due avversari, in seguito l’uomo non uccide più il nemico, ma lo assoggetta, lo fa suo schiavo. Nasce dunque il rapporto signoria-servitù, da cui deriva la dialettica servo-padrone. Dopo aver asservito l’avversario, il padrone vive grazie al lavoro del servo, che prende coscienza dell’importanza del suo lavoro, si riflette nella coscienza del padrone e comprende che il padrone dipende da lui, divenendo padrone del padrone. Il padrone, al contrario, non si riflette nel suo servo perché lo considera uno strumento e diventa sempre più dipendente da lui, divenendo servo del suo servo. Questa dialettica sfocia nello stoicismo, che rappresenta la libertà. Il saggio storico è felice nei tormenti, libero nelle catene, vuole sollevarsi rispetto alla natura. Questo è il primo atto di libertà, ma deve essere superato perché lo stoicismo non è una vera e propria liberazione, ma un disprezzo. Si approda dunque allo scetticismo, che riduce la realtà ad opinioni, creando contraddizione : ognuno afferma ciò che l’altro nega. Lo scetticismo perde così concretezza e deve essere superato. In questo stadio si accentua la separazione tra soggetto e oggetto, tra individuo e comunità, tra finito (uomo) e infinito (Dio). Questa separazione genera la coscienza infelice. Per Hegel l’infinito è già nel finito ed è ciò che rende l’uomo inquieto, sempre alla ricerca, infelice. L’uomo cerca di superare la tristezza attraverso l’ascetismo, tentativo di ricongiungersi a Dio. L’asceta è colui che vuole fuggire dal mondo per raggiungere Dio. Nemmeno lui però riesce a raggiungere l’unità, poiché, benché si avvicini a lui, rimane comunque separato. A questo punto l’autocoscienza diventa ragione, la quale, secondo Hegel, afferma : “Io sono tutte le cose”. Ritorna la corrispondenza tra pensiero e realtà. La ragione si cerca in essa. Il primo stadio è dunque la ragione osservativa (riconoscimento e nascita della scienza). Dopo che la ragione si è trovata vuole realizzarsi (ragione attiva). Essa cerca di realizzarsi con la ricerca del piacere, l’edonismo, detto anche faustismo. Questo tentativo trova opposizione dalla realtà stessa così cerca di realizzarsi con il sentimentalismo (Rousseau). Per le medesime ragioni dell’edonismo, nemmeno il sentimentalismo riesce a realizzarsi. Si ha dunque un terzo stadio in cui si cerca di affermare la virtù (rigorismo della virtù). Questo è un tentativo di tralasciare la realtà, separandosi da essa. Dalla ragione si passa dunque allo spirito. Il suo primo stadio è la bella vita etica, che Hegel fa corrispondere con la polis greca, in cui si aveva l’unità tra cittadino e comunità (coralità), vicinanza tra uomo e Dio. Questa unità si rompe quando con il diffondersi dell’ellenismo sorgono delle forti spinte individualistiche. Per richiamare questa separazione si fa riferimento ad una tragedia di Sofocle, Antigone ( vedi riquadro sul libro pag. 103). L’individualismo si sviluppa nella modernità passando per il Rinascimento fino ad arrivare all’Illuminismo. Alla cultura materialistica laica si contrappone il Romanticismo che esalta la religione, che però non riesce ad arrivare all’unità. Solo la filosofia la può realizzare pienamente. La filosofia è in grado di dare all’uomo l’assoluto e finalmente il viaggio si compie. Con la Fenomenologia dello spirito Hegel ha dimostrato come la coscienza salga dal grado più basso a quello più alto. Con la logica si entra nel vero sistema filosofico. La logica è la branca che studia il primo momento della vita dello spirito, l’idea. Il vero inizio della scienza non può essere la coscienza perché è già il risultato di un processo. L’idea iniziale è il regno del puro pensiero, pensiero in sé e per sé, dove si trovano le categorie più vuote e più astratte, prive di contenuto. Questo stadio sarebbe come Dio prima della creazione. Il regno del puro pensiero è studiato dalla logica. La logica di Hegel è differente da quella aristotelica, che era classificatoria, formale, che non dava peso al contenuto (sillogismo). Questo tipo di logica è sempre rimasta valida perché si limitava a studiare semplicemente le funzioni del pensiero. Per Hegel invece la logica si identifica con la metafisica, poiché esiste una corrispondenza tra pensiero e reale. Egli individua tre momenti della storia della teoria della conoscenza :

1.      pensiero ingenuo → pensatori che ritengono che al di fuori dell’uomo ci fosse la realtà e nell’uomo il pensiero, grazie al quale è possibile conoscerla.

2.      empirismo → pensatori che cominciano a comprendere, pur rimanendo astratti, che il processo conoscitivo è più complesso. Gli empiristi aggiungono che si conosce la realtà non per come è in se stessa, ma per come appare all’uomo; viene conosciuta dunque la sua rappresentazione.

3.      filosofia della Fede → pensatori che hanno l’esigenza di saltare dal soggetto all’oggetto, dal finito all’infinito, che ricercano l’unità. Qui però si mostra solo l’esigenza e non si raggiunge l’unità effettivamente.

Questi tre momenti formano la logica del pensiero astratto a cui Hegel contrapporrà la sua logica, che definisce del pensiero concreto. Con lo strumento della dialettica riesce infatti a cogliere tutta la realtà, non astraendo e cogliendone solo una parte. Questo tipo di logica non separa il soggetto dall’oggetto, ma con una mediazione crea l’unità. La tesi viene chiamata momento astratto intellettuale, l’antitesi momento dialettico o negativo-razionale e la sintesi momento speculativo o positivo razionale. La logica aristotelica fa parte della logica del pensiero astratto : quando infatti si sceglie A si determina anche il non-A, creando una separazione. La logica deve fornire le prime categorie più astratte dell’intelletto (deduzione delle categorie). L’inizio del pensiero non è il puro nulla poiché da esso nulla potrebbe derivare. Se dal nulla deve poter derivare qualcosa significa che esiste già l’essere. La prima categoria del pensiero è dunque l’essere, che non ha alcuna qualità, determinazione, è vuoto. Appena si afferma l’essere si afferma anche il suo contrario, il non essere. Dallo scontro dei due opposti si genera il divenire, l’esistere ( ESSERE-NON ESSERE- DIVENIRE ). Il divenire diventa divenuto, qualcosa si è realizzato. Con il divenire l’essere assume una prima qualità, e non si realizza un solo ente, ma anche una quantità. L’esito di questo scontro è la misura ( QUALITÁ-QUANTITÁ-MISURA ). Questa è la logica dell’essere. A questo punto l’intelletto riflette sulla misura, sulle proporzioni. Dalla logica dell’essere si passa alla logica dell’essenza, che è divisa in : RIFLESSIONE-FENOMENO-REALTÁ IN ATTO. La riflessione opera la separazione tra fenomeno e noumeno ( intelletto kantiano che astrae ). Nel secondo momento la realtà viene fondamentalmente ridotta al solo fenomeno. Nella realtà in atto l’uomo grazie alla ragione si rende conto che è unione tra fenomeno e noumeno. L’uomo comprende che la realtà è concetto, le sue strutture sono uguali a quelle del pensiero. La realtà non è vero essere, che è il pensiero, l’idea. La vera filosofia è colei che afferma che il finito, la realtà materiale non è vero essere perché è l’estrinsecazione del pensiero (influenza neoplatonica). Il pensiero è uscito fuori di sé realizzandosi in natura per conoscersi meglio. Se il fenomeno e il noumeno si riuniscono si ha tutta l’essenza, che è il pensiero. Si arriva dunque alla logica del concetto, dove si hanno : SOGGETTIVITÁ-OGGETTIVITÁ-IDEA. Si ritorna al principio anche se non è una pura ripetizione dell’identico. Per soggettività si intende tutta la logica tradizionale, che separava pensiero e realtà, e le filosofie che si sono occupate del soggetto tralasciando l’oggetto. Nell’oggettività ci sono le filosofie che hanno privilegiato l’oggetto rispetto al soggetto. L’idea rappresenta tutto : l’oggettività e la soggettività. Il pensiero non può stare senza realtà. La natura viene invece studiata dalla filosofia della natura. L’idea in questo stadio si rende estranea a se stessa per realizzarsi e studiarsi meglio. La natura è autoestraneazione dell’idea, che nega se stessa (antitesi dialettica). Hegel definisce la natura come l’alienazione dell’idea. Il termine alienazione compare già nella filosofia medioevale : gli scolastici utilizzavano questo termine per indicare il momento appena precedente l’estasi (perdita di sé, allontanamento dal mondo verso Dio). La vera scienza della natura non è la fisica perché basandosi solo sull’esperienza, si riduce alle percezioni e alla sensibilità. La fisica fornisce solo il materiale grezzo che deve essere spiegato universalmente dalla filosofia (SCIENZA = NATURA). Se si osserva la natura dal punto di vista filosofico essa apparirà come un sistema in sviluppo composto da gradi necessari che derivano uno dall’altro necessariamente. I gradi della natura sono : la meccanica, la fisica e l’organica. Nella meccanica si trovano : SPAZIO-TEMPO-MATERIA. La materia che agisce nello spazio e nel tempo genera la gravitazione, il movimento. La scienza che studia il movimento è la fisica composta da : ELETTRICITÁ-MAGNETISMO-CHIMISMO. Con il chimismo si ha la combustione e la creazione della vita organica, studiata appunto dall’organica, che presenta tre stadi : GEOLOGICO-VEGETALE-ANIMALE. Quest’ultimo stadio viene a sua volta suddiviso in : SENSIBILITÁ-IRRITABILITÁ ( reazione all’ambiente)-RIPRODUZIONE. Con la riproduzione si è al massimo grado dello stadio animale: una vita che è in grado di generare altra vita. Nella riproduzione però si trova la contraddizione tra il singolo individuo umano (finito) e la specie (infinito). Secondo Hegel la natura è a qualunque livello intimamente contraddittoria, poiché si tratta della caduta dell’idea, non corrisponde al suo concetto. Seguendo il principio di identità tra concetto e realtà nella natura si dovrebbe trovare solo la razionalità, ma ciò non avviene perché in essa si trovano frammiste razionalità ed irrazionalità, necessità e contingenza. Non essendoci questa corrispondenza va dunque superata. Egli non è per nulla d’accordo con l’idealizzazione romantica della natura. I fatti spirituali sono infatti superiori a quelli della natura. La coscienza non nasce subito non appena compare l’uomo, grado più alto della vita animale, ma si risveglia in lui in un secondo momento. La natura è stata per lunghissimo tempo senza la spiritualità umana. Anche lo stadio dello spirito si può dividere in : spirito soggettivo, spirito oggettivo e spirito assoluto. L’umanità da quando esiste ha sempre cercato l’assoluto e ben presto è già arrivata all’assoluto e lo ha espresso nell’arte e nella religione. Ora si cerca l’espressione filosofica di assoluto. L’espressione che la filosofia fa dell’assoluto è superiore perché esprime l’assoluto nel suo stesso elemento. L’assoluto è dunque pensiero e razionalità. Hegel sostiene che arte, religione e filosofia hanno lo stesso contenuto (esprimono dio, l’assoluto), ma si distinguono per la forma con cui lo esprimono. L’arte esprime l’assoluto nelle realizzazioni sensibili, la religione nella rappresentazione (ritualità, celebrazioni …) e la filosofia con il concetto, la razionalità. Il primo momento dello spirito soggettivo è l’anima naturale, studiato dall’antropologia, che studia l’uomo quando è ancora un’anima naturale, quando vive in uno stato psichico indifferenziato ( vive ciò che lo circonda senza distinguere il sé e il non-sé, non ha coscienza autoriflessiva). Questa condizione sarebbe come il momento tra veglia e sonno. Il secondo momento è la coscienza studiata dalla fenomenologia, studia l’uomo quando in lui si è risvegliata la coscienza ed inizia a distinguere il sé dal fuori di sé, il soggetto dall’oggetto. Hegel in questo ambito segue la stessa traiettoria seguita nella Fenomenologia dello spirito. Dalla coscienza si ha poi l’autocoscienza perché l’uomo dal riflettere sul mondo comincia a riflettere su di se stesso. Nel terzo momento si ha la libertà studiata dalla psicologia. Questo momento è sintesi fra il primo, detto anche della volontà, ed il secondo, che si può definire della conoscenza. Il processo che determina il passaggio dalla volontà alla conoscenza è il processo di liberazione dall’istinto dalla naturalità. In Hegel compare la psicologia come scienza, mentre Kant negava assolutamente questa definizione. Egli afferma che “la libertà non coincide con il libero arbitrio (il fare ciò che si vuole)”. Nel libero arbitrio infatti l’uomo scegli cosa fare, ma è condizionato dal contesto naturale, dalle condizioni in cui si trova. La natura è qualcosa di esterno all’uomo che lo domina. La vera libertà è quando l’uomo oggettiva la sua vita nella rete di rapporti economici, sociali e giuridici. Questo contesto è frutto dello spirito umano, pertanto l’uomo e limitato dallo spirito umano stesso. Hegel non arriva ad affermare una libertà assoluta, ma sostiene che l’uomo nell’ambito delle leggi si sente più libero. Questa rete di rapporti è lo spirito oggettivo.

 

 

 

 

 

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