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                           Fichte filosofale

 

                 

JOHANN GOTTLIEB FICHTE
(1762-1814)

Appunti a cura di Luca Marcora, studente della V A 2009-2010 del Liceo scientifico "B. Pascal" di Abbiategrasso (2008-2009)

C'è un legame tra gli idealisti e Kant perché essi fanno quel passo che Kant si era rifiutato di fare: conoscere il noumeno.

 

La tradizione ha classificato 3 tipi di idealismo:

 

·         Idealismo di Fichte: idealismo soggettivo

·         Idealismo di Schelling: idealismo oggettivo

·         Idealismo di Hegel: idealismo assoluto

 

Era di famiglia povera, grazie ad alcune borse di studio, poté frequentare l’Università. Da giovane, come molti suoi coetanei studenti tedeschi, si entusiasmò per la rivoluzione francese e per gli ideali di uguaglianza, libertà e fratellanza.

Conobbe, sempre da giovane, le opere di Kant e se ne appassionò.

Scrisse “Ricerca di una critica per ogni rivelazione” imitando Kant.

L’opera fu pubblicata anonima e i lettori pensavano fosse di Kant, che però rivelò pubblicamente chi era il vero autore rendendolo famoso.

Divenne professore universitario di Filosofia a Jena; dovette però dimettersi in seguito alla “controversia sull’ateismo”: un suo discepolo (F. Karl Forberg)  scrisse un articolo Sul fondamento della nostra credenza nel governo del mondo in cui si sosteneva una visione morale della religione. Di fronte all’eventualità di una censura, Fichte minacciò le dimissioni che, in effetti, furono poi accettate.

 

Scrisse le seguenti opere:

·         “Il fondamento della dottrina della scienza” (il suo capolavoro);

·         “La missione del dotto”;

·         “La missione degli uomini”;

·         “Il sistema della morale”;

·         Sistema del diritto;

·         I tratti dell’età presente;

·         “Lo stato commerciale chiuso” (testo politico sulla sua concezione dello Stato);

·         “I discorsi alla nazione tedesca”
(la invita a riscoprire il proprio primato - Origine teorica del Nazionalismo tedesco);

 

Visse una svolta religiosa e riscrisse le sue opere in termini più religiosi, modificando in tal senso il suo pensiero.

 

·       Il punto di partenza della sua filosofia è Kant e vuole completarne lo studio filosofico con il vero criticismo (idealismo).

·       Secondo lui era possibile trovare un principio filosofico che fosse in grado di unificare le tre critiche Kantiane.

·       Fichte parte dall’”Io penso” di Kant ma lo trasforma in un “Io assoluto”;

·       L’”Io penso” era la concezione trascendentale della nostra conoscenza , per Fichte l’Io non è solo la condizione formale ma anche materiale di questo mondo.

·       Se non ci fosse la nostra conoscenza del Mondo è come se esso non esistesse.

·       Fichte non dubita sul principio di identità (A=A), che è a fondamento della logica tradizionale, ma dice che è una verità che assume A come un dato di fatto, senza spiegarlo, senza dire donde deriva. Invece Fichte dice che è necessario spiegarlo e poi che A non è il primo principio. E l’Io che pone questo principio A=A.

·       Dunque, il primo principio è  IO=IO. Ma appena dico IO già distinguo qualcos’altro diverso, il Non-IO.

·       Un “Io assoluto” significa che è tutta la realtà, sia ognuno di noi, sia tutto ciò che è esterno. L’”Io assoluto” possiamo rappresentarlo come un cerchio al cui interno ci sono tutti i singoli Io e tutto ciò che è esterno.

·       La dottrina della scienza ha alla base questo ed è l’idealismo, il vero criticismo.

 

 

 

·       La dottrina della scienza si basa su tre proposizioni:

 

L’IO pone sé stesso

Affermazione

Tesi

Processo di auto-creazione. Però quando dice Io dico anche non-io.

All’IO si oppone un non-io

Negazione

Antitesi

Si oppone tutto ciò che è esterno all’Io. Tutto ciò che non è Io è non-io e non dandone un nome gli dà già un’accezione negativa.

Nell’IO stesso l’IO è limitato dal NON-IO ed il NON-IO è limitato dall’IO

Limitazione

Sintesi

L’Io è assoluto, poi, all’interno di questo, si applica la divisione

 

·       Il processo per cui l’Io pone il mondo è un processo dialettico infinito, perché non ha mai termine. La sintesi diventerà una tesi a cui si opporrà un’antitesi per arrivare ad una sintesi.

·       Ma se la realtà è un nostro prodotto perché non ne siamo consapevoli? Quando l’Io produce questa realtà lo fa inconsapevolmente attraverso l’immaginazione produttiva.

·       Attraverso la riflessione consapevole l’Io potrà poi rendersi conto che la realtà è un suo prodotto e lo scopre attraverso un processo chiamato “Storia Prammatica dell’Io” che ha 4 momenti:

o        Sensazione;            percezione attraverso i cinque sensi

o        Intuizione;              organizzazione dei dati della sensazionedati della  sensazione nelle

o        Intelletto;

 

o        Ragione;                 ha piena consapevolezza

·       La ragione ha la funzione inversa di quella di Kant perché è al di sopra di tutto.

·       La terza proposizione dice prima che l’Io è limitato dal non-io, poi viceversa; sono due parti.

o        Il primo aspetto è L’IO TEORETICO che conosce;

o        Il secondo è l’IO PRATICO che agisce (pratico in filosofia indica la morale);

·       Prima andiamo verso il mondo per conoscerlo, poi per modificarlo

·       Ci sono 4 gradi della Storia Prammatica dell’IO PRATICO:

o        Inclinazione;

o        Bisogno;

o        Desiderio;

o        Dovere;     = ha la funzione di sintesi e limitazione. E’ posto apposta in cima

·       Nell’ambito etico abbiamo due dottrine:

o        La DOTTRINA della MORALE: riguarda il mondo interiore delle intenzioni.

o        La DOTTRINA del DIRITTO: l’esteriorità delle azioni che compio effettivamente.

·       Contano però le azioni che compio realmente, non le intenzioni.

·       Fichte parla di un primato dell’Io pratico (sfera morale) sull’Io teoretico (sfera conoscitiva).
Noi conosciamo per poi agire.

 

 “Lo Stato commerciale chiuso”    CONCEZIONE DELLO STATO

·       Da giovane si lasciò entusiasmare dagli ideali rivoluzionari francesi.

·       Ha una concezione politica organicistica e socialistica dello Stato
(non ha importanza  singolo ma la società).

·       C’è un’Assemblea legislativa che chiama Eforato

·       C’è un Governo con tre poteri: _ polizia;  _ giudiziario;  _ penale;

·       Lo Stato si fonda sul contratto sociale che prevede che lo Stato abbia il dovere di garantire il lavoro per tutti. Se questa clausola non viene applicata il cittadino ha il diritto di rompere il patto con lo Stato.

·       Lo Stato liberale non può garantire a tutti il lavoro perché c’è libertà di fare ciò che si vuole e tutto dipende anche dalla fortuna.

·       Solo uno Stato commercialmente chiuso può garantire questo diritto, perché non ha bisogno dell’aiuto degli altri Stati per sopravvivere. Inoltre ci deve essere la libera circolazione delle merci.

·       Ci sono tre condizioni:

 

o   Lo Stato deve sforzarsi di produrre da sé tutto ciò di cui ha bisogno;

o   Lo Stato deve cercare di distogliere i propri cittadini dal desiderare beni che non possono essere prodotti in Patria ma che devono essere chiesti ad altri Paesi;

o   Lo Stato deve cercare di raggiungere i propri confini naturali e per questo è ammissibile la guerra.

 

“La missione degli uomini”

·       Ogni individuo ha come compito quello di armonizzare le proprie inclinazioni sensibili (piacere, egoismo…) e le inclinazioni pure della ragione.

·       Lo possiamo fare sviluppando le inclinazioni morali che hanno il compito di mediare tra le inclinazioni sensibili e le inclinazioni pure della ragione. Le chiama “inclinazioni miste”.

 

“La missione del Dotto”

·       Il dotto è colui che ha la consapevolezza del punto al quale è giunta la società ed è in grado di sapere come andrà nel futuro.

·       Lo chiamerà l’”Educatore dell’Umanità”.

·       Un funzionario dello Stato da esso retribuito.

·       Lo Stato deve solo preoccuparsi di creare le condizioni di libertà in cui il dotto deve operare.

·       Ma non gli dice cosa insegnare o esprimere.

·       Nella società non è tanto importante la libertà del singolo quanto quella della società.

·       Lo Stato deve difendere la società prima del singolo.

 

Fichte vive una svolta religiosa.

·       Riscrive le sue opere.

·       Identifica l’assoluto in Dio e pone la Fede al di sopra del sapere.

·       Prima era il sapere al di sopra di tutto.

·       Il sapere è l’estrinsecazione di Dio.

·       Il fine stesso del sapere è la Fede.

·       Dobbiamo andare oltre il sapere: dopo di esso c’è solo la Fede.

“I discorsi alla Nazione Tedesca”

·       Scrive quest’opera tra il 1807 e il 1808.

·       Divennero famosi come il manifesto del Nazionalismo Tedesco;

·       Non si rivolge allo stato ma alla Nazione perché lo stato può, a seconda delle vicissitudini, non corrispondere alla nazione.

·       Denunciava il dominio dello straniero ed il degrado tedesco.

·       Invitava la Nazione Tedesca a riaffermare quello che lui credeva fosse un primato della Nazione Tedesca sulle altre perché è quella che, meglio delle altre, ha migliorato la Religione con la riforma Luterana e la filosofia con Kant.

·       Arrivava a definire il popolo tedesco la “Novella Nazione Eletta”.

·       Siamo qui alle origini del nazionalismo tedesco ma NON BISOGNA FARE UN COLLEGAMENTO TRA LA FILOSOFIA DI FICHTE E HITLER.

·       E’ però vero che nascono ora alcune idee e comincia a svilupparsi l’opposizione a Napoleone

 

 

 

 

Fichte (1762-1814)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, Giorgia Arioli, Giorgia Oldani, studentesse della V D  2009-2010 del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Nato in una famiglia povera, riuscì comunque studiare grazie a vari aiuti; Fichte fu ammiratore di Kant, infatti scrisse infatti “Ricerca per la critica di ogni rivelazione”, saggio in cui criticava la religione dal punto di vista morale e fece leggere il saggio a Kant. A lui piacque e lo fece pubblicare. Il libro fu attribuito al famoso filosofo (poiché pubblicato anonimo), ma Kant disse che era di Fichte (anonimo à poi fu Kant stesso a dichiarare che l’autore era Fichte). Dovette dimettersi dalla professione di prof. universitario poiché appoggiava un suo allievo che fu censurato dopo aver ridotto la religione a morale; Schelling divenne professore al posto suo a Jena.

 

*Opere:  “Fondamenti della dottrina della scienza”;

“La missione del dotto”;

“La missione dell’uomo”;

“Il sistema della morale”;

“Lo stato commerciale chiuso”;

“I discorsi alla nazione tedesca” à manifesto del nazionalismo tedesco, appello che esaltava la Germania.

 

*”Fondamenti della dottrina della scienza”

Fichte parte dalle problematiche più importanti che Kant aveva trattato:

                             |_egli aveva fatto una “rivoluzione copernicana nella conoscenza” capovolgendo la dottrina atomistica dell’ adeguatio rei et intellectus (l’intelletto quando conosciamo si adegua) e, affermando che gli oggetti ruotano attorno al soggetto, aveva posto l’ “IO PENSO” come centro unificatore delle nostre conoscenze.

                                              

Kant aveva dato importanza al soggetto, ma era un realista, non era idealista (2^edizione della “Critica della ragion pura” c’è una confutazione dell’idealismo) perché ammette l’esistenza di una realtà indipendente da noi e sostiene che di essa è possibile solo la conoscenza del fenomeno, senza negare però l’esistenza del noumeno. Gli idealisti dicono che possiamo conoscere tutta la realtà, perché è il soggetto a creare la realtà: a livello di conoscenza il mondo esiste solo in quanto noi lo conosciamo e lo chiamiamo, altrimenti sarebbe come se non esistesse. Gli idealisti vogliono trasformare l’IO PENSO kantiano da condizione formale a condizione formale e materiale della realtà.  

                                                                                   

Fichte voleva trovare un principio filosofico che potesse unificare i risultati delle 3 critiche di Kant, che possa essere il fondamento della filosofia (= dottrina della scienza):

               “Critica della ragion pura” à risultati nel campo della scienza;

               “Critica della ragion pratica” à risultati in campo della morale;

               “Critica del giudizio” à con essa aveva già unito le precedenti critiche con risultati nel campo dei sentimenti.

                                                              

Fichte individua questo principio nell’“IO” (per Kant l’“IO PENSO” è il centro unificatore della conoscenza, l’appercezione pura = percepire con consapevolezza, ma per lui è solo la condizione formale della conoscenza à non crea la realtà, il mondo esiste indipendentemente da noi). In Fichte l’“IO PENSO” si trasforma in “IO ASSOLUTO” (oltre che condizione formale è anche condizione materiale della conoscenza): è il soggetto che crea la realtà à parla del campo della logica (no creazione come Dio che ha creato il mondo): siamo noi a porre il mondo, e se non ci fossimo noi il mondo è come se non esistesse à l’universo senza una coscienza intelligente che lo appelli non ci sarebbe.

                                                                                      

1˚PRINCIPIO DELLA LOGICA: Fichte critica e non confuta, in quanto cadrebbe in contraddizione, il principio di identità di Aristotele (A=A; orni ente è immediatamente identico a sé stesso): è vero che è un principio inevitabile, ma A rimane indefinito, non viene legittimato à bisogna spiegare chi è l’ “IO” a porre A se no sarebbe un’ esistenza insaputa à è il nostro pensiero che pone A. 

                     |_c’è quindi un principio precedente a quello di identità: il 1˚principio della logica è IO=IO, perché l’IO è l’autocoscienza che spiega il mondo e se stesso.

                                          |_L’idealismo si contrappone al dogmatismo (non spiega la realtà): i realisti sono dogmatici perchè accettano A come un dato di fatto senza spiegarlo.

                                            

Pone a fondamento della dottrina della scienza 3 proposizioni:

1.       l’IO pone se stesso (IO=IO)à l’IO è auto-creazione, con la sua auto-coscienza è in grado di auto-porsi;

2.       all’IO si oppone un non-IO à l’IO si distingue da tutto ciò che non è IO, cioè da tutta la realtà eccetto l’IO;

3.       nell’IO stesso, l’ “io” è limitato dal non-“io” e il non-“io” e il non-“io” è limitato dall’“io à dobbiamo intendere una distinzione tra l’“IO ASSOLUTO” = soggettività universale e “io empirici” di ognuno di noi che fanno parte di questa soggettività universale: l’“IO ASSOLUTO” non è limitato dagli “io empirici”, perché contiene sia noi come singoli soggetti sia i “non-io”; gli “io empirici”, invece, si limitano tra loro.

Fichte da queste 3 proposizioni opera la deduzione delle categorie della logica:

1.       affermazione à da cui ricava la TESI;

2.       negazione à da cui ricava l’ANTITESI;

3.       limitazione à da cui ricava la SINTESI.

Con TESI, ANTITESI e SINTESI si arriva nel campo della dialettica: metodo di ragionamento di quella ragione speculativa e dialettica che non si ferma davanti alle opposizione (antinomie), ma le supera trovando una mediazione (sintesi); è capace di cogliere la realtà come una totalità organica (ritmo triadico della dialettica).             

                                                                                               

Se il non-IO è un prodotto dell’IO (del soggetto), perché il soggetto non riconosce il mondo (il non-IO) come suo prodotto, ma come estraneo? à l’IO pone il non-IO inconsapevolmente attraverso una facoltà che chiama immaginazione produttiva.

                       |_L’IO appena pone se stesso si distingue dal non-IO e appena incontra il mondo lo vede diverso da lui, lo considera un ostacolo e comincia a conoscerlo diventando così consapevole che è un suo prodotto: processo conoscitivo chiamato riflessione consapevole.

                                          

Con essa abbiamo la storia prammatica dell’IO TEORETICO (IO che conosce): viaggio che la coscienza fa per diventare consapevole che il non-IO è un suo prodotto. E’ composta da 4 momenti:

1)sensazione; 2)intuizione; 3)intelletto; 4)ragione (anche Kant distingueva l’intelletto dalla ragione, ma Fichte pone la ragione sopra l’intelletto al contrario di Kant che poneva la ragione sotto l’intelletto poiché essa cadeva nelle antinomie)              

                                      ETICA à 3° proposizione della dottrina della scienza:

Nell’IO stesso, l’ “io” è limitato dal non-“io” e il non-“io” e il non-“io” è limitato dall’“io

L’IO è limitato dal non-IO à la prima parte corrisponde all’IO TEORETICO (che conosce);

il non-IO è limitato dall’IO à IO PRATICO (morale) à la coscienza interviene sul mondo per modificarlo.

Se non ci fosse questo ostacolo non sarei spinto a conoscerlo per poi modificarlo.

l’IO TEORETICO è finalizzato all’IO PRATICO = il mio conoscere è finalizzato all’agire (primato dell’IO PRATICO sull’IO TEORETICO: conosciamo per agire à per questo il suo è un idealismo etico.

                    

Vi è anche una storia prammatica dell’IO PRATICO, composta anch’essa da 4 momenti:

1)inclinazione; 2)bisogno; 3)desiderio; 4)dovere (abbiamo delle inclinazioni per il nostro carattere, dei bisogni e dei desideri, che devono essere limitati dal dovere).

Il comportamento morale può essere osservato da 2 punti di vista (stessa distinzione di Kant):

·          interiore: delle intenzioni con cui facciamo qualcosa;

·          esteriore: delle azioni che effettivamente compiamo.

La moralità si divide in:

·          DOTTRINA DELLA MORALE: intenzioni à rapporto tra l’IO ASSOLUTO e l’IO empirico (rapporto con me stesso).

·          DOTTRINA DEL DIRITTO: azioni che effettivamente compiamo (rapporto tra tutti gli altri IO della realtà): campo dello stato (esso regola questi rapporti).

           |_ alla base di esso Fichte pone il contratto sociale (influsso di Rousseau, illuminista): lo stato deve

Impegnarsi a garantire un lavoro ad ogni cittadino permettendogli di vivere dignitosamente nel proprio lavoro (spirito socialisteggiante); se anche un solo cittadino viene lasciato senza questo diritto, egli può rompere il patto con lo Stato.

                                      

Lo stato liberale (capitalista) non garantisce il lavoro per tutti perché tutti sono liberi di fare ciò che vogliono;una parte resta quindi disoccupata à la disoccupazione fa comodo ai capitalisti perché tiene i salari degli operai (occupati) bassi.  

Solo uno Stato commercialmente chiuso (= autosufficiente) può garantire questi diritto; questo Stato deve quindi:

1.       produrre tutto ciò che serve ai cittadini;

2.       dato che non può produrre tutto deve cercare di dissuadere i cittadini dal voler merci di un altro Stato;

3.       deve raggiungere i suoi confini naturali (l’unico per cui può esserci una guerra è il tentativo di arrivare ai suoi confini naturali).         ↓

                                      Ebbe una visione organicistica dello stato: lo stato è quell’organismo in cui ogni parte è legata all’altra in modo indissolubile (diversa dalla visione liberale che esalta la libertà individuale); per Fichte lo stato deve preoccuparsi della libertà della comunità (lo stato è superiore all’individuo).

 

*”La missione dell’uomo”

Ognuno di noi ha una missione: deve raggiungere un equilibrio con se stesso tra le 2 parti che ci compongono:

-Sensibilità (in quanto corpo à inclinazioni sensibili) -Razionalità (in quanto spiritualità à inclinazioni pure).

Si trova equilibrio grazie alla moralità: subentra il dovere e pone una mediazione tra le due inclinazioni.

 

*”La missione del dotto”

Lo stato deve essere chiuso da un punto di vista commerciale, ma aperto dal punto di vista culturale (deve esserci una circolazione delle idee) àinfatti Fichte dava molta importanza all’intellettualità.

Il dotto (intellettuale, artista, filosofo) ha una missione: essendo consapevole del grado di civiltà a cui è pervenuta la nostra comunità, deve indicare alla comunità di cui fa parte le linee di sviluppo verso le quali deve dirigersi la comunità; egli è l’educatore dell’umanità alla cultura ed è un funzionario dello stato, quindi lo stato lo mantiene, ma deve lasciarlo libero di operare nella libertà di espressione.

 

*Dal 1800 Fichte opera una svolta religiosa nel proprio pensiero che lo porta a riscrive alcune opere come “la dottrina della scienza”, “la missione del dotto”, e dà loro un’altra impostazione.

Identifica l’assoluto con Dio e non più con l’IO; la soggettività umana, l’IO diventa manifestazione dell’assoluto ed è necessario andare oltre al sapere e al dubbio attraverso la fede (il sapere non è tutto, il tutto è Dio che, essendo l’assoluto, è superiore al sapere; è Dio che crea il mondo). nella “missione del dotto” dice che il dotto deve avvicinare l’umanità alla fede. Le cause sono:

·          l’accusa di ateismo (aveva detto che l’IO aveva creato il mondo à ma intendeva la creazione dal punto di vista

                             logico);

·          il romanticismo che aveva portato ad una rivalutazione della religiosità

Riteneva che con questa impostazione religiosa avrebbe potuto diffondere maggiormente la sua filosofia.

 

*“Discorsi alla nazione tedesca”

Sono gli anni del dominio napoleonico (1807-1808); ebbero una tale presa che divennero il manifesto del nazionalismo tedesco poiché Fichte cercò di sollevare il proprio popolo e riportarlo alla propria libertà e dignità (no nazista).

 

Egli fa una distinzione tra stato e nazione:

·          lo stato è una convenzione politico-territoriale che può essere più o meno grande della nazione;

·          la nazione è il popolo.

In questi discorsi egli non si rivolge allo stato (Germania divisa), ma alla nazione, partendo dal primato del popolo tedesco: secondo lui la nazione tedesca era superiore alla altre poiché era l’unica in tutta Europa che si era mantenuta fedele alle tradizioni e che ha sviluppato una grande cultura (con Kant) à quindi la nazione tedesca deve affermare il suo primato. La nazione tedesca è il NUOVO POPOLO ELETTO (nel 900 diventerà un pensiero nazista).

 

*Classificazione di Hegel come idealismo soggettivo di Fichte poiché vi era una prevalenza sulla soggettività rispetto all’oggettività che altro non è che un momento negativo dell’infinita attività del soggetto.

 

 

FICHTE

 

(Appunti a cura di Simone Oldani, studente della V A 2011-1012 del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

Fichte visse dal 1762 al 1814. Proveniente da una famiglia povera riuscì comunque a studiare filosofia dapprima presso l’Università di Jena, in seguito a Lipsia. Non ancora laureato scrisse un saggio somigliante ai trattati di Kant. Prima di pubblicarlo andò a Koningsberg dal filosofo ormai anziano, il quale lo fece pubblicare in forma anonima dal suo editore. Lo scritto era così somigliante che venne ritenuto opera di Kant, il quale smentisce e attribuisce la paternità a Fichte. Docente di filosofia  presso l’università di Jena, dovette abbandonare il suo ruolo a causa di uno scritto di un suo discepolo, in cui riduceva la religione a morale. Verso gli ultimi anni della sua vita subì una svolta religiosa che lo portò a riscrivere alcuni suoi scritti. Le sue opere più importanti sono : Dottrina della scienza, La missione del dotto, La missione dell’uomo, Il sistema della morale e le due opere politiche Lo Stato commerciale chiuso e Discorsi alla nazione tedesca. Il suo pensiero è inevitabilmente pervaso dalla filosofia kantiana. Uno dei problemi principali che i filosofi di questo periodo dovettero affrontare era il rapporto tra il fenomeno e la cosa in sé, fondamentale nella filosofia di Kant. Per gli idealisti ogni cosa era conoscibile, niente della realtà doveva essere tralasciato. Nella Dottrina della scienza Fichte vuole ricercare la possibilità di individuare un principio filosofico in grado di unificare i risultati delle tre critiche di Kant. Trovare un unificazione tra conoscenza, morale e sentimento significa che può essere data all’uomo tutta la realtà. Per compiere questa operazione trasforma l’Io penso kantiano in Io assoluto. L’Io penso era la condizione trascendentale della conoscenza, ma non della realtà. Per Kant la realtà è indipendente dall’uomo, di essa si possono conoscere solo gli aspetti fenomenici, L’Io penso è solo una condizione formale. Per Fichte l’Io assoluto è non solo condizione formale, ma anche materiale della realtà. Il mondo materiale esiste perché è possibile pensarlo. Egli ritiene che il suo sia il vero criticismo poiché è riuscito a superare il dogmatismo. Per dogmatismo Fichte intende la posizione che assume la natura senza chiedersi il perché esiste, da che cosa deriva o ha avuto origine. Prima di scrivere questo trattato elabora una critica al principio fondamentale della logica, quello di indentità e non contraddizione ( A=A ). Sostiene che quando si compie un ragionamento basato su questo principio ci si limita a conoscere l’oggetto senza determinarne la sua origine. Non riuscendo a trovare che cosa pone A si può dedurre che esso non possa essere ritenuto il primo principio. Il vero primo principio della logica è l’Io, che pone se stesso e ne è consapevole ( IO=IO ). Se l’uomo non pensasse ad A, A non esisterebbe. L’IO si pone automaticamente e non ha bisogno di ulteriori giustificazioni, ponendo prima se stesso ed in seguito la realtà. IO = IO è il principio della scienza. Fichte elabora tre proposizioni principali della dottrina della scienza :

ü     L’Io pone se stesso,   che si può tradurre come IO=IO ( affermazione )  ( Tesi )

ü     L’Io pone a se stesso un non-Io  ( negazione )   ( Antitesi )

ü     Nell’Io stesso l’Io è limitato dal non-Io e il non-Io è limitato dall’Io ( limitazione ) ( Sintesi )

I primi due punti avvengono in automatico: non appena esiste una coscienza che dice Io si è già determinato il non-Io. Con la terza proposizione Fichte afferma che nell’Io stesso avviene una reciproca limitazione. Si deve perciò distinguere tra l’Io come personalità umana e i singoli Io. L’Io come spiritualità collettiva è assoluto, al di fuori di esso non esiste nulla, nessuna opposizione, che invece è presente al suo interno fra il non-Io e i singoli Io. Quando l’Io è limitato dal non-Io ci si trova nella sfera della conoscenza, mentre quando il non-Io è limitato dall’Io ci si trova nella sfera della moralità. Definendo tesi, antitesi e sintesi si arriva alla dialettica. Attraverso l’affermazione, la negazione e la limitazione ricava le categorie di qualità. La dialettica si presenta come unità degli opposti (cfr. antinomie kantiane, in cui non esiste il terzo momento). Unendo il positivo ed il negativo si può ottenere la realtà completa. Non si ha una ragione che astrae. La dialettica è infinita perché l’Io continua a porre la realtà ( dal punto di vista conoscitivo ). Se non ci fosse nessuno a conoscere la realtà sarebbe come se non esistesse. Quando si osserva la natura l’uomo ha come l’impressione che qualcosa di esterno abbia posto la realtà intorno a lui. Ciò dipende dal fatto che l’Io crea la natura inconsapevolmente con l’immaginazione produttiva. Quando la coscienza è pronta a dire Io, quando cioè si ha la piena coscienza della differenziazione tra Io e natura, automaticamente si pone la natura. Tramite la conoscenza l’uomo prende coscienza della creazione, cosa che Fichte definisce come riflessione consapevole o storia pragmatica dell’Io teoretico. Questa fase non è altro che il processo conoscitivo, il quale consta di varie fasi : 1) sensazione, 2) intuizione, 3) intelletto, 4) ragione. Con l’intuizione e l’intelletto si ha l’organizzazione dei dati della realtà prima attraverso le forme pure a priori della sensibilità e poi con quelle dell’intelletto. Per Kant il culmine della conoscenza veniva raggiunto dall’intelletto, il quale era limitato alla conoscenza del solo fenomeno, mentre la ragione era vista come fallace. In Fichte la ragione, che diventa dialettica e speculativa, assume grande rilevanza, mentre l’intelletto astrae solamente. Il terzo principio della dottrina della scienza può essere diviso in due parti :

1)     “Nell’Io stesso l’Io è limitato dal non-Io” → Io teoretico che si volge verso la realtà e la conosce.

2)     “il non-Io è limitato dall’Io” → Io pratico ( attività morale ), il quale è interessato ad agire sul mondo a modificarlo.

L’uomo conosce la realtà per poterla modificare ( “conosco per agire” ). Fiche parla qui di un primato dell’Io pratico sull’Io teoretico. Già Kant aveva parlato di un primato della ragion pratica, che era in grado di pervenire al noumeno. L’agire morale può essere considerato da due diversi punti di vista : dall’esteriorità delle azione che l’uomo effettivamente compie o dall’interiorità, cioè dalle intenzione che lo ha spinto a compiere una determinata azione. L’agire esteriore si trova nella sfera del diritto, mentre l’agire interiore in quella della morale. L’etica dunque di divide in : sfera del diritto e sfera della morale. Nel campo dell’Io morale Fichte riprende Kant, affermando che l’uomo è sensibilità e ragione. Kant affermava che l’uomo in alcuni momenti riesce a liberarsi dagli istinti naturali, vivendo in un mondo soprasensibile dei fini, il regno della ragione. Fichte afferma che l’uomo ha delle inclinazione sensibili e delle inclinazioni pure (della ragione), le quali devono essere equilibrate grazie all’inclinazione morale. Si deve dunque trovare un accordo tra corpo e ragione. Le inclinazioni morale sono miste, hanno e delle une e delle altre. Anche in campo morale si ha una storia pragmatica dell’Io pratico che presenta 4 momenti : 1) inclinazione, 2) bisogno, 3) desiderio, 4) dovere. Kantianamente il dovere è posto all’apice della morale  (cfr. “Tu devi dunque puoi” ). Fiche ha una visione contrattualistica dello Stato, simile a quella di Rousseau : è come se lo Stato stipuli un contratto con ogni cittadino e garantisca la vita del cittadino basato sul lavoro. Se lo Stato non garantisce questo diritto il cittadino può recidere il contratto. Egli riscontra nello Stato tre tipi di potere :

ü     Potere di polizia → cercare di far rispettare la legge

ü     Potere giudiziario → stabilire se un reato sussiste o meno

ü     Potere penale → stabilisce il tipo di pena per un reato

Questi tre poteri sono sottoposti al controllo di un’assemblea, chiamata eforato. Lo Stato liberale che si basa sulla libertà non può garantire il diritto di lavoro a tutti. Può realizzare questo principio solo uno Stato commercialmente chiuso ( vd. omonima opera ). Le condizioni per realizzare lo Stato commerciale chiuso sono: 1) lo Stato deve cercare di produrre tutto ciò di cui i cittadini hanno bisogno; 2) cercare di distogliere i propri cittadini dal desiderare quelle cose che lo Stato non riesce a produrre; 3) raggiungere i propri confini naturali. Per realizzare questa ultima condizione è ammessa anche la guerra. Fichte si muove nella direzione di esaltare la società nel suo complesso, piuttosto che l’individuo. Ha una visione organicistica dello Stato in cui i singoli individui non hanno valore di per sé, ma perché membri di questo organismo che è la società. Lo Stato deve essere chiuso commercialmente, ma aperto dal punto di vista delle idee, filosofico e scientifico. Affronta il problema culturale ne La missione dell’uomo e La missione del dotto. Nella prima opera afferma che ogni uomo in quanto essere umano deve portare avanti una missione. Ognuno ha il compito di realizzare proprio attraverso la cultura un equilibrio con se stessi, deve riuscire a pervenire ad un accordo tra le proprie inclinazioni sensibili e quelle razionali. Al di sopra della missione dell’uomo c’è la missione del dotto, che ha una funzione più importante e specifica. Per Fichte il dotto è colui che, consapevole del grado di civiltà raggiunto dalla società, deve indicare ad essa le mete successive. Il dotto è un funzionario dello Stato, dipende da esso. Lo Stato non deve però interferire nel suo lavoro, deve essere lasciato libero. L’unica cosa che lo Stato deve fare è garantirgli le condizioni di libertà, nell’ambito delle quali esercitare il proprio lavoro. Nei Discorsi alla nazione tedesca, che pubblicò tra il 1807 e il 1808, fa una distinzione tra Stato e nazione. Rivolge i suoi discorsi alla nazione perché vuole parlare al popolo tedesco nella sua integrità; a quel tempo la nazione tedesca era suddivisa in tanti piccoli Stati. Egli vuole indurla a rialzare il capo contro lo straniero e la invita a riscoprire ed affermare il proprio primato. Fichte parla di un primato tedesco sugli altri popoli : la Germania è infatti l’unica nazione ad aver conservato nella lingua, nella religione, nei costumi la purezza originaria. Egli arriva a parlare di popolo eletto. Già nell’ambito della cultura tedesca circolavano questo tipo di idee, che però vanno distinte dai principi che porteranno poi Hitler alla sua politica; Fichte vuole sono rinvigorire l’orgoglio tedesco. Quest’opera diviene in breve tempo famosissima, poiché viene acquisita come manifesto del nazionalismo tedesco. A partire dal 1800 egli subisce una svolta di tipo religioso che lo porta a riscrivere alcune sue opere, come la Dottrina della scienza e La missione del dotto. Si tratta di una lettura della sua stessa filosofia dal punto di vista religioso. Rispetto alla precedente versione della Dottrina della scienza, in cui il sapere e la cultura erano posti all’apice, ora la conoscenza viene sminuita in quanto serve per credere. Al di sopra del sapere c’è la Fede, il sapere è un’esteriorizzazione di Dio. Il sapere poi si manifesta nella storia, che è anch’essa manifestazione di Dio. Cambia dunque la funzione del dotto, il quale deve indirizzare l’uomo verso la fede, deve educarlo verso Dio.