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                                                                                  Dell'Italia filosofale

 

Le Poesie incivili di Camilleri  
 La volontà di Eluana   Poesia per Eluana di G. Ceronetti  
In ricordo di Abdul  
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesie incivili

(di A. Camilleri)

 

Sui colli fatali di Roma è tornata

a bruciare la fiamma tricolore!

In soffitta, camerati, il manganello!

Oggi si fa tutto a regola democratica,

via i campi nomadi, i romeni strupatori,

i nordafricani assassini. Ma non è razzismo,

infatti nessuno osa toccare gli ebrei.

Tanto, gran parte di loro ha votato giusto.

 ***

Una volta diceva di avercelo duro. Oggi,

alquanto acciaccato, biascica la sostituzione

del membro col fucile. Capita sempre così.

"Ma non prendetelo sul serio, straparla"

suggerisce il suo compagno di merende.

Intanto quello scaracchia nel piatto dove mangia,

o si pulisce il culo con la bandiera. La stessa

per cui si muore in Afganistan o altrove.

     ***

Dio, come sono diventati democratici

questi ex adoratori una volta di Stalin!

Si sono uniformati, sono l'opposizione

della Regina, di stampo anglosassone.

La maggioranza va trattata  con i guanti,

al massimo si obietta. Ma che importa?

Dal tuo al mio e dal mio al tuo, il travaso

continua sempiterno e li fa tutti uguali.

 ***

Pare certo che facendosi forte del suo potere

abbia violentato una diecina di impiegate,

pur essendo avanti nell'età. L'invidiano

i ras dei nostri dì, unanimi, da Mosca

a Parigi, passando, s'intende, per Arcore.

Ma loro sono rispettosi della legge.

Al prossimo G8 sarà avanzata la proposta

del ripristino dello jus primae noctis.

    ***

Scosciata, la rossa apparve, disparve

sugli schermi, meteora fugace nel cielo

del suo re sole, privo di vere star, è vero,

ma strapieno di starlets come la via lattea.

Qualcuna viene eletta ai rossi scanni,

sostituisce il topless con un colletto severo.

Ma, a pagarle,infine, è il solito contribuente.

Lo stesso che foraggiava il cavallo senatore.

 ***

Dire. E subito dopo, disdire. Affermando

d'essere stato frainteso. E chi l'ascolta

si batte il petto, "è vero, ho frainteso".

Lui dispensa il perdono, perché è buono.

Il suo vocabolario è ricco di parole

intercambiabili ma di senso opposto.

Solo quattro quelle immutabili, punti

fermi: denaro, potere e plastica facciale.

     ***

"Ma come? Nemmeno dieci righe

in un libro di storia? Guarda bene"

"No non c'é niente". "Vedi in fondo,

nell'indice alfabetico". "Sto guardando...

Balbo... Bandiera, fratelli... Benedetto

decimosesto...Bertinotti". "Ma hai saltato!

Dai qua che guardo io". No, non c'era.

"Certo manca una pagina", s'illuse.

 ***

Risultò che non era vero niente, né

la boccetta con la polvere letale,

né le fabbriche chimiche di gas

o le forniture nucleari. Fu la guerra

di Pinocchio, ma a nessuno s'allungò

di qualche centimetro il naso. semmai,

s'ingrossò il portafoglio. La sfrontata

menzogna persuade più che la verità.

 ***

Ogni tanto ha un lieve malore, ma

subito si riprende. No, non è l'età

certo non più giovanile o qualche

notturna mattana oppure il peso

delle sue responsabilità di governo.

No, il fatto è che ogni tanto si estrapola

da se stesso e si vede com'era e com'è

adesso e allora è inevitabile il collasso.

***

Mai riconosciuto nelle torri gemelli

il simbolo della civiltà occidentale.

Son altri i miei simboli, il Partenone,

la tour Eiffel, la cupola di Brunelleschi.

Gli aerei che si schiantarono contro le torri

colpirono semmai il cuore di Wall Street o

le borse valori. "Nulla di personale, solo

affari", come dicevano i gangsters d'una volta.

 ***

Avrebbe voluto essere un pivot

invece pare sia stato riformato alla visita

di leva per non raggiunta statura minima.

A nulla valgono i tacchetti rialzanti

o le pedane a bella posta più alte o i servi

che allato a lui si fanno più bassi. Lo frena

nella lunga sua corsa al Quirinale solo

l'idea di avere al suo fianco i Corazzieri.

***

"Sa la faccende cominciò con una casetta

che un poveraccio, a causa del carofitti,

si costruì da queste parti. Poi venne un suo

cugino imprenditore ed elevò quel

palazzo di otto piani. In breve, sorse un

paese, vollero un prete, me, ad educare

al rispetto di Dio e della legalità. Questa

chiesa? E' abusiva, come lo è tutto, qui".

  ***

Il pesce, si sa,comincia a puzzare dalla testa.

Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,

ma la metà degli italiani s'inebria a quel fetore,

se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!

la monnezza che invade città e campagne

è il segno tangibile della sua immanenza, il suo

speculare incarnarsi alla folla osannante.

***

Alcuni giurarono. e scrissero, d'aver veduto

il fumo dopo la strage lentamente comporsi

sino a formare il volto maligno con

la barba inconfondibile di Osama.

Intanto, ai piloti kamikaze fedeli in estasi

auguravano il paradiso con le vergini danzanti.

Gli uni agli altri nemici, ma perfettamente uguali,

verso e recto della medesima moneta falsa.

***

Ci furono, un tempo, le convergenze parallele.

Per quest'assurdo geometrico inventato

da un povero statista, fu tutto un gran ridere.

Era stato, invece,assai buon profeta.

Oggi la convergenza parallela è d'uso

comune tra il governo e la sua opposizione.

A non rispettarla sono solo i binari, altrimenti

i treni deraglierebbero, come farà l'Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La volontà di Eluana

 

La Corte d'Appello di Milano ha autorizzato Beppe Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia, in stato vegetativo, da 16 anni. Il Vaticano parla di eutanasia. Beppe Englaro replica: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano. Per noi vale ciò che diceva mia figlia».Englaro ha citato le parole del catechismo scritte dall'allora cardinale Ratzinger: «L'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima» E ha chiesto: «Secondo voi questo non corrisponde alla situazione di Eluana? La verità - ha aggiunto - è che loro alle volte dicono tutto e il contrario di tutto. Si spingono in avanti, poi tornano indietro e non ho mai capito questo alternarsi».

Dopo anni di battaglia in prima linea, dal 9 luglio Beppino Englaro ha visto riconosciuto quello che considera un diritto: «Ora devo tutelare le mie forze per quello che mi aspetta - ha spiegato - Ho lottato fino a ieri per arrivare alla sentenza, ora non è più necessario, è tutto chiaro». E in questo momento vorrebbe vivere privatamente quanto lo aspetta: «La vicenda umana deve rientrare nel privato a questo punto. E lì rientrerà. Ora tutto verrà fatto con Eluana»

Ma sulla vicenda i riflettori restano accesi: si discute dei tempi previsti per l'interruzione dell'alimentazione e del luogo in cui Eluana verrà trasferita. «Sono personalmente dell'idea di non aspettare perché il provvedimento dei giudici di Milano è immediatamente esecutivo e ritengo non ci sia spazio per un ricorso perché il decreto che autorizza la sospensione dei trattamenti che tengono in vita Eluana è ben motivato preciso e ineccepibile». Afferma l'avvocato Franca Alessio la curatrice speciale di Eluana. L'avvocato Alessio che era convinto di poter trasferire Eluana dalla clinica dove è attualmente all'azienda Ospedaliera di Lecco per l'ultima fase di questa dolorosa vicenda ha invece dovuto ricredersi in quanto l'azienda ospedaliera non sarebbe disposta ad accogliere la donna. «Il medico invece c'è - ha proseguito il legale - perché il professor Riccardo Massei ha dato la sua disponibilità ad assistere Eluana. Ora quindi si tratta di trovare una struttura adeguata o hospice o in Italia o eventualmente all'estero». La curatrice di Eluana ha inoltre aggiunto che in questi giorni verrà presa una decisione «senza affanno ma neanche con un ritardo che ormai non ha più senso perché perderemmo ancora tempo»

Oltre alla questione del trasferimento continua ad accendersi il dibattito sulla sentenza del tribunale milanese e sulle possibili conseguenze: il Vaticano, con le parole di Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, ha parlato di una decisione che rappresenta «di fatto una azione di eutanasia». E ha sottolineato la tragicità dei suoi effetti: «Questa sentenza disumana lascia morire Eluana come Terry Schiavo, nel modo più atroce, di stenti» ha dichiarato monsignor Fisichella, in un'intervista al quotidiano 'La Stampa'.

«Eluana viene semplicemente nutrita, come chiunque di noi dopo un intervento chirurgico - ha continuato Fisichella - il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale. Un giudice non può autorizzare un'azione di morte».

E il discorso cade sul testamento biologico e sulle relative proposte di legge. «Nella scorsa legislatura - dice Fisichella a ‘Repubblica' - furono presentate almeno nove proposte di legge. Il Parlamento potrebbe continuare a discutere per individuare soluzioni condivise, che non lacerino il tessuto sociale. Mi preoccupa, però, che il legislatore sia spinto a discutere di un tema così delicato sotto la pressione di un singolo evento e non per il bene di tutti».

A questo proposito invece il direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma di Bologna, Fulvio De Nigris, ha lanciato un appello al Governo perché «riattivi subito la Commissione Ministeriale sugli ‘Stati vegetativi e sulla dignità di fine vita' istituita dalla scorsa legislatura» e «utilizzi al meglio i 100 milioni stanziati nella finanziaria per le Unità di Risveglio, completi il censimento dei centri di riabilitazione e le attivazioni delle Suap (Speciali Unità di Accoglienza Permanente per gli Stati Vegetativi cronici)». De Nigris ricorda che «sono migliaia di famiglie che combattono per un possibile risveglio e di benessere per i loro cari» e che i clinici «non riconoscono lo stato vegetativo permanente ma solo persistente». «Per questo - conclude - ci devono essere diritti di tutti».

Sull'urgenza di un provvedimento legislativo in materia interviene anche Maria Antonietta Coscioni, presidente dell'associazione 'Luca Coscioni' e deputato Pd in quota Radicali: «Nella scorsa legislatura ho depositato un progetto di legge in materia di 'dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari', di cui sono la prima firmataria - ha dichiarato Coscioni in un'intervista a ‘Il Mattino' - Preferisco dire dichiarazione anticipata e non testamento biologico. Poi c'è stato il blocco da parte dei censori della vita a tutti i costi». E aggiunge: «Ho ripresentato questa legge. Cercherò i consensi trasversali in tutti e due gli schieramenti. Esistono persone che non vogliono pronunciarsi sulla loro morte né scegliere in alcun modo, altre che non accettano di vivere in coma vegetativo. Occorre prevedere tutte e due le opzioni».

Ora sulla sorte di Eluana l'opzione tanto attesa dai suoi familiari esiste: la Procura generale di Milano attende la notifica del decreto, che per legge deve partire dal tutore legale della Englaro, il padre Beppino, e solo dopo questa partiranno i 60 giorni utili per l'impugnazione della sentenza in Cassazione da parte del sostituto procuratore generale Maria Antonietta Pezza. Le dichiarazioni rilasciate dal padre di Eluana, dalla tutrice, e dai legali della famiglia Englaro hanno in qualche modo 'rassicurato' i magistrati sulla possibilità di avere tempo per poter fare le loro valutazioni. Dalla famiglia, infatti, è stata espressa la volontà di non procedere a nessuna 'accelerazione' dopo la decisione dei giudici. [da Unita.it].

 

Eluana, tra diritto e medicina

Carlo Alberto Defanti*

 

È stata resa pubblica mercoledì l’attesissima sentenza della Corte di Appello di Milano sul caso di Eluana Englaro. La sentenza è stata all’altezza della sfida che il caso pone da anni al diritto del nostro Paese. Infatti la Corte di Appello ha accolto le due raccomandazioni formulate dalla Corte di Cassazione nell’ottobre 2007 e ha concluso da un lato che, sulla scorta degli atti, è possibile affermare che lo stato vegetativo in cui versa Eluana è irreversibile (in parole povere, che ella è e resterà in futuro completamente priva di coscienza), e dall’altro che la volontà presumibile di Eluana è conforme alla ricostruzione che il padre e tutore Beppino ne ha fatto sin dalla sua prima istanza di sospensione delle cure. In particolare è stato dato grande rilievo alle testimonianze concordi rese alla Corte dalle amiche di Eluana.

Le due sentenze hanno un carattere profondamente innovativo perché affermano due principii fondamentali: il primo è che nessun trattamento medico è giustificato in assenza del consenso informato del paziente, consenso che può essere reso direttamente o - in caso di impossibilità - ricostruito a posteriori attraverso le testimonianze delle persone a lui vicine, dall’altro che il diritto all’autodeterminazione prevale sul diritto alla vita quando essi si trovino in conflitto tra loro. Questo per l’aspetto giuridico, ma che dire sotto il profilo medico? In parole semplici, Eluana ha subito, nel lontano gennaio 1992, un gravissimo trauma che ha comportato la distruzione di gran parte del suo cervello e in particolare delle aree corticali che sostengono la coscienza. In altri tempi il processo del morire, iniziato dal trauma, si sarebbe concluso in poche ore, ma non fu così perché, trasportata in ospedale in stato di coma, ella fu sottoposta alle misure di rianimazione nella speranza che un recupero almeno parziale fosse possibile. Ovviamente ella non poté acconsentire a queste manovre, che furono intraprese certamente in buona fede e nel suo supposto interesse. Va detto che fin da allora il padre fece presente che ella non le avrebbe volute nelle condizioni in cui si trovava, ma non trovò ascolto.

Che cosa accadde? Il processo del morire fu arrestato, ma purtroppo non si manifestò alcun recupero e da allora la giovane visse, sino ad oggi, completamente priva di coscienza, grazie all’alimentazione artificiale. Ora finalmente, grazie alla sentenza, la volontà di Eluana sarà rispettata e il processo delmorire , congelato per così dire sedici anni fa, si concluderà. In quanto tempo?

L’esperienza internazionale dice che sono necessarie pressappoco due settimane, durante le quali Eluana non sarà abbandonata, ma anzi accudita con cure ancor più attente, volte a salvaguardare la sua dignità negli ultimi giorni di vita. La Corte si spinge fino a raccomandare che Eluana sia accolta in una struttura per malati terminali, cioè in un
hospice, e anche a me questa raccomandazione sembra opportuna. Così avrà fine questa vicenda, che ha segnato in maniera indelebile il dibattito bioetica italiano.
Primario neurologo emerito Ospedale Niguarda, Milano [da Unita.it]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I suoi occhi sono un monito

I seguenti testi sono ripresi da Unita.it

I suoi occhi sono un monito

Lisa Ginzburg

Abdoul Gibre era un ragazzo di seconda generazione. Nato e cresciuto in Italia ma con radici più lontane. "Per la prima volta abbiamo scoperto di essere negri" dicono, composti e lucidi nel più forte dolore, i suoi familiari. Dopo che lui, "Abba", è stato massacrato e ucciso su un asfalto qualsiasi, un’alba di fine estate. A un altro ragazzo di seconda generazione sentiamo dire: "All’estero posso sentirmi italiano, molto più che qui". Le identità negate, quelle finalmente riconosciute, ma altrove. La discriminazione cieca, la furia di chi solo può avventarsi su chi appare diverso, colpibile perché "straniero", inerme perché non "uguale". L’Italia non è capace. Di capire che la storia ha camminato più veloce dei preconcetti, e il paese è comunque diventato multietnico. In modo scomposto, incivile, disseminato di mattanze di vario genere: ma un paese multietnico. Questo troppi italiani si ostinano, con stolida, bieca chiusura a non voler riconoscere. La stessa retrograda rimozione fa sì che non si ammette il razzismo, le dimensioni fuori misura del suo dilagare. La tragedia di Abdoul, i suoi occhi luminosi di fiducia nella vita (quel sorriso, come dimenticarlo?) sono un monito. A impegnarci davvero, ognuno come sa e può. La sua morte orrenda ci dia la misura del baratro di ignoranza in cui navighiamo, tra oblìo delle radici e semina di macerie future. Se è tardi per renderci conto, non lo è per cercare di nuovo. La dignità della convivenza civile, il respiro dell’accoglienza, l’umiltà del reciproco riconoscimento.

 

La mappa dell'amore

Cristina Ali Farah


 
Aspetta, lasciami attraversare
la soglia a occhi chiusi
la sedia del re è vuota, il guanto
mostra l'investitura,
il potere è sconnesso
Veli e disveli, sguardo obliquo,
ubiquo
Com'è facile, dopo tutto,
ingannare alla vista
(nascondi il braccio imputato)
ammaestrare i confini del vuoto

Ho scavato la terra a mani nude per trovare il segreto e quel
che resta
di tremila vergini in terracotta,
vene d'acqua, nidi e tombe
sotto strati di sabbia e di pelle
Le mie dita disegnano
frammenti e specchi,
cancellati dalla memoria

Risalgo i battiti del tempo,
mia madre, la madre
di mia madre, matrioske perforate
Datemi una candela perché
io possa guardare dentro
e ricomporre la mappa dell'amore/nei corpi sconsacrati
 

 

 

Notte assassina

Jorge Canifa Alves


 
Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e segue il negro italiano
da lontano...MOLTO LONTANO
tanto lontano quanto
dannatamente vicino!!!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
RAPpa il negro con gl'amici suoi:
"E se rubassi un biscotto?"
"Conta già che sei morto!
Perché il nero ti tradisce
e la giustizia fallisce!"

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e ferma i suoi passi
al bar in chiusura
e semina spine xenofobe
nei due pregiudicati cuori!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
contan la grana le "perbene" genti
"Abbiamo ben fatto cassa?"
"Conta solo questo me basta!
Perchè la grana ingrandisce
se il negro non ti aggredisce!"

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
tum-tum-tum-tum-tum-tum
scappa giovane Abba, scappa
... levàti ha i veli la notte
ed ecco gli occhi assassini
degli orchi inseguire...

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
ciac-ciac-ciac-ciac-ciac-ciac
prendilo quel negro, prendilo
... levàti ha i veli la notte
ed ecco il negro di merda scappare...
scappa, scappa, scappa, scappa
prendilo, prendilo, prendilo,
prendilo
scappa, prendilo, scappa, prendilo!!!!
prendilo, scappa, prendilo, scappa!!!!

Scappa il giovane Abba
che inciampa però nella
nera sua pelle africana
e allora, solo per questo è raggiunto
e si scatenano sulla
nera sua pelle africana
sulla nera sua pelle africana
la Furia e l'Odio Recondito
degli orchi e pregiudicati e assassini suoi

Ed eccola la Notte ferma!
e osserva tutto quell'odio
e il sangue!
e giudice: accusa di furto
il giovane ucciso!
e giudice: proscioglie dall'odio
le bestie assassine!

Ed eccola la Notte ferma!
e osserva tutto quell'odio
e il sangue!
mentre oscurano i MEDIA
il dolore degli Abba, negri immigrati!
mentre cercano i MEDIA
il dolore delle orchi, bestie assassine!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e indifferente!

Scesa è la Notte
Scesa è già la Notte...
Scesa è ormai la Notte.
 

 

Siamo tutti gli assassini di Abdul

Igiaba Scego


 
I biscotti mi hanno detto erano i Ringo, proprio loro, quelli dove nella pubblicità un bambino bianco e un bambino nero uniscono le loro mani in un saluto metropolitano. Abba avrebbe preso un pacco di quei biscotti, dicono. Furto reale, furto presunto. Non si è capito fino ad ora. L’unica cosa certa è che Abba è morto e Fausto e Daniele Cristofoli sono accusati dell’omicidio. Un padre e un figlio che si sono uniti nell’odio per un altro essere umano. Qui non ci sono biscotti e percezioni che tengano. C’è solo la spranga di reale.

Ora noi tutti reagiamo contro l’omicidio. Ci indigniamo, come giusto, organizziamo maratone letterarie antirazziste, cortei. Ma nel fondo del cuore a me rimane un senso di malessere e di colpa. In questi giorni ho visto la foto di Abdul, di questo bellissimo ragazzo, ovunque. Spesso accanto alla foto una scritta: Siamo tutti Abdul. Io però temo che siamo tutti gli assassini di Abdul. Temo che sia colpa nostra se oltre alla cacca di piccioni a Via Zanutti troviamo altro, troviamo il sangue di Abdul, segmenti infinitesimali della sua materia celebrale.

È colpa nostra se Abba è morto. Perché viviamo in una Italia infelice e non facciamo nulla per cambiare questo stato di cose. Samir Kassir giornalista libanese, morto in un attentato nel 2005, prima della sua assurda fine aveva fatto in tempo a pubblicare un pamphlet dal titolo L’infelicità araba. Kassir scrive: "Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. (...)Da qualsiasi parte lo si esamini, il quadro è fosco".

Kassir parla del mondo arabo, ma io penso che nemmeno essere italiani è bello di questi tempi. Io nata a Roma da genitori somali, italiana seconda generazione, soffro il razzismo, come Abba, come tanti. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Si parla di immigrazione, si crea paura perché affrontare gli altri temi non conviene a nessuno. È la solita politica del capro espiatorio. Ne sanno qualcosa i 6 milioni di ebrei fatti morire da Hitler per nascondere le magagne del Reich. "Se stai male italiano" ti dice la politica, l’impresa, l’intellighenzia "è colpa dell’altro. Di quel brutto rumeno. Di quello sporco negro".

E tu italiano, depresso, ci credi, perché non sai più dove sbattere la testa, perché non arrivi a fine mese o perché hai studiato tanto, ma non sei figlio di papà. Sei arrabbiato perché in questa terra di poeti, santi, navigatori hai minori opportunità (che si riducono drasticamente se sei donna). L’evasione fiscale, la camorra, il traffico selvaggio dei rifiuti, la scuola smembrata (e lasciata sola), il baronato universitario, questi e tanti altri sono i problemi. Quelli veri. Il razzismo è solo la conseguenza dell’immobilità di tutti noi italiani (bianchi, neri, gialli, a pois, cattolici, mussulmani, ebrei, atei, di destra, di sinistra, progrillo, proguzzanti). Siamo tutti gli assassini di Abdul e siamo molto malati. Guariremo?
 
I testi sono stati ripresi da Unita.it
 

 

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LA POESIA. Una ballata di Ceronetti per "il coraggio di Eluana Englaro"

La ballata dell'angelo ferito

di GUIDO CERONETTI


 
Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m'impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l'oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d'innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c'è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

(da Repubblica.it)

(28 dicembre 2008)

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