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                                                                   Bergson filosofale

Henri BERGSON (1859 – 1941)

(Appunti a cura di Jessica Magatti, studentessa della V D  del Liceo "B. Pascal" di Abbiategrasso)

 

 

Bergson è un filosofo francese che proviene dalla corrente spiritualista, la quale era stata sempre presente in Francia (patria del positivismo e del socialismo utopistico) e che nell’ambito della reazione al positivismo inizia ad essere ripresa. Il più famoso autore della corrente positivista è Bergson, ma si possono citare anche altri nomi come Boutroux e Renouvier.

Henri Bergson fu uno studioso di origini ebraiche che verso la fine della sua vita si avvicinò al Cristianesimo (non portò mai a termine questa conversione, sebbene ne era fermamente convinto, poiché la percepiva come un atto di fuga dai suoi fratelli ebrei, che stavano diventando il capro espiatorio del regime nazista).

*Opere: “Saggio sui dati immediati della coscienza”

            “Materia e memoria”

            “Evoluzione creatrice”

            “Le due fonti della morale e della religione”

 

●“SAGGIO SUI DATI IMMEDIATI DELLA COSCIENZA”

Nel suo saggio Bergson parte dall’evoluzionismo di Spencer poiché la riteneva una scoperta geniale.

                                                          └ Spencer utilizzò l’evoluzionismo di Darwin come principio metafisico di spiegazione di tutta la realtà: tutta la materia si evolve dall’omogeneo all’eterogeneo.

Bergson studiando questa teoria si trovò davanti al problema dell’evoluzionismo del TEMPO e scoprì che esistono 2 modi di considerare il tempo (visione intellettualistica e visione interioristica della coscienza):

1)      tempo della SCIENZA, che ha del tempo una visione spazializzata del tempo (introduce anche lo spazio): lo considera come una linea costituita da punti separati l’uno dell’altro che rappresentano i diversi momenti;

                                                                          └ proprio perché scollegati, questa linea più che il trascorrere del tempo rappresenta gli arresti del tempo à la scienza ha quindi una visione quantitativa, deterministica e causalistica (uno influisce sull’altro), visione necessaria proprio per i suoi compiti di misurare e prevedere: ogni momento deve essere reversibile poichè gli scienziati devono poter tornare indietro per analizzare gli esperimenti passati.                                                      

La scienza, attraverso la sua visione di tempo, non è in grado di darci la vera natura del tempo.

 

2)      tempo della COSCIENZA (punto di vista dell’interiorità), il tempo è la durata della coscienza, si mostra come un flusso continuo in cui non ci sono momenti separati l’uno dall’altro.

                           └ Bergson riprende Agostino, il quale affermava che il tempo è la durata dell’anima:

*dal punto di vista esteriore (della scienza): -il PASSATO à non c’è più,

                                                                -il PRESENTE à un istante prima c’è e un istante  dopo non ci sarà più,

                                                                -il FUTURO à non c’è ancora.

*dal punti di vista dell’anima: -il PASSATO à è la presente memoria di ciò che è stato (non c’è + ma continua a esserci),

                                           -il PRESENTE à è la presente rappresentazione di ciò che è,

                                           -il FUTURO à è la presente aspettazione di ciò che sarà.

Nella nostra anima abbiamo solo dei ricordi del passato, il tempo della coscienza è irreversibile, infatti fisicamente non si può tornare nel passato.[Fu scritto in quel periodo un romanzo intitolato “Alla ricerca del tempo perduto”; nel quale l’autore, Marcel Proust è alla ricerca del passato ma nel passato non si può tornare fisicamente.]

 

●“MATERIA e MEMORIA”

In questa opera Bergson mette in contrapposizione SPIRITO (interiorità) e MATERIA (esteriorità).

            └ Egli è uno spiritualista, che intende lo spirito e il suo rapporto con la materia in modo differente dagli altri spiritualisti che li consideravano separati à Bergson ritiene che:

-lo spirito sia una sorta di energia insita nella materia (non qualcosa di separato e autonomo rispetto alla materia, ma

               limitato da essa poiché ne fa parte).

-la materia (il corpo) sia il centro dell’azione: il suo compito è agire e per fare ciò utilizza solo quella parte di energia

                che è immediatamente finalizzabile all’azione che deve compiere.                                            

                        └ Bergson, riferendosi a questo concetto, parla di ECONOMIA DELL’AZIONE. Quindi guardando solo il corpo non si può risalire a tutta la ricchezza in spirito di una persona, perché esso non ci dà tutta l’essenza della vita delle persone; infatti Bergson dice: “se volessi ricavare l’essenza della vita di una persona guardando solo il corpo e le sue azioni è come se fossi a teatro e potessi vedere solo i movimenti e i gesti degli attori senza sentirne le parole”.

                                             ↓

A questa contrapposizione lega anche un’altra contrapposizione: quella tra PERCEZIONE e MEMORIA, le 2 facoltà conoscitive che si legano rispettivamente alla materia e allo spirito.

-il corpo quando conosce usa la facoltà della percezione, che utilizza solo ciò che serve all’azione del corpo, quindi solo la

                                                                                 memoria-abitudine cioè quella memoria non fatta di tutti i

                                                                                 possibili ricordi della nostra mente, ma composta da quei ricordi

                                                                                 che ci servono nell’immediato per conoscere.

-lo spirito usa la facoltà della memoria pura, che conserva tutti i nostri ricordi e tutto il nostro passato.

(esempio: imparare a memoria una poesia senza volerne sapere i motivi à memoria-abitudine)

 

●“L’EVOLUZIONE CREATRICE”

Bergson spiega che ci sono sempre stati 2 modi contrapposti di interpretare il TEMPO:

1)      Visione meccanicistica: nel meccanicismo viene privilegiato l’evento antecedente, perché causa di quello 

                                 successivo;

2)      Visione finalistica: nel finalismo viene privilegiato l’evento successivo, perchè fine di quello precedente.

                                                     ↓

Essi sembrano due modi contrapposti di interpretare il tempo, ma in realtà hanno la stessa VISIONE SPAZIALIZZATA del tempo (visione deterministica), cioè il tempo è rappresentabile come una linea separata in tanti piccoli momenti.

            └ Dunque né meccanicismo né finalismo ci danno la vera essenza della vita, che non è qualcosa di meccanico e prevedibile, ma è: *un’esplosione di vitalità

                           *evoluzione creatrice di forme sempre nuove,

                           *è come un proiettile che esplode, un fascio di steli, ognuno dei quali è ramo di una biforcazione: la 1a biforcazione all’origine è stata la distinzione tra animali e vegetali, all’uomo si è arrivati grazie ad altre biforcazioni.  

                                                                                                                └ L’uomo però è un essere che si distingue dagli altri animali poiché è dotato di coscienza e la consapevolezza, le quali gli hanno permesso di superare quel meccanismo naturale, che è un limite per gli altri animali, e si sono create le condizioni per un’evoluzione indefinita che prende la strada della spiritualità: l’uomo tende verso il cielo, cioè si allontana dalla stretta materialità, nonostante non tutti gli uomini riescono a raggiungerlo (ci riescono solo gli spiriti mistici à estasi).

                           

Opera anche una distinzione tra:

• istinto: che domina gli animali, cioè la loro capacità di utilizzare strumenti organici (=già esistenti in natura);

               questa facoltà è diretta (immediata) e inconsapevole (=priva di riflessioni).

• intelligenza: propria dell’uomo, cioè la capacità di creare strumenti artificiali per risolvere i problemi della vita;

                       essa è mediata (indiretta) e consapevole (riflessione).

Grazie all’intelletto umano la scienza ha ottenuto importantissimi risultati, ma essa ha un difetto (ricordarsi che Bergson lo abbiamo inserito in un contesto anti-positivistico): non riesce a penetrare l’essenza delle cose: per capire l’essenza della vita dobbiamo rivolgerci alla facoltà della metafisica e della filosofia, l’intuizione, unione di intelligenza e istinto, che ha un carattere immediato ma consapevole e (richiamo al fanciullino di Pascoli).

 

●“LE DUE FONTI DELLA MORALE e DELLA RELIGIONE”

In questa opera Bergson distingue 2 tipi di MORALE, dalle quali derivano anche 2 tipi di società e 2 tipi di religiosità:

1.                  Morale dell’obbligazione: una morale che obbedisce ad alcuni obblighi;

                 └ questa morale è dunque statica.

                                     ↓

               ne deriva una società chiusa, autoritaria, non aperta al cambiamento, conformista, fondata sull’abitudine

            (“Abitudine a contrarre =seguire abitudine).

                                     ↓

               in essa predomina una religione naturale, con la quale Bergson indica la religione tradizionale che si fonda su

            una sorta di racconto nel quale si immagina Dio onnipotente che sottomette gli uomini a degli obblighi à questo

            tipo di religione rafforza una società chiusa (basti notale l’assiduità dei riti).

2.                  Morale assoluta: una morale tendenzialmente aperta a non seguire obblighi;

                 └ questa morale è dunque dinamica.

                                    

               ne deriva una società aperta che tende all’anticonformismo e in cui i cittadini tendono alla sperimentazione di

            nuovi modelli di comportamento.

                                     ↓

            in essa predomina una religione dinamica, che privilegia l’incontro diretto con Dio, facendo a meno dei dogmi.

            Coloro che cercano un rapporto diretto con la divinità sono detti “spiriti mistici” e rappresentano il grado più

            elevato della condizione umana à Bergson non si riferisce a quei mistici per cui l’estasi è fine a se stessa, ma

            quelli per cui l’estasi serve per arricchire la sua vita sulla terra (S. Francesco, S. Caterina da Siena e i saggi

            grechi).

 

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